Continua il selloff globale dei bond, mentre crescono le aspettative di aumento dei tassi

L’impennata dei costi di finanziamento giunge in un momento in cui l’ultima escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran ha riacceso i timori di una risalita dell’inflazione.

Punti chiave

  • I rendimenti obbligazionari globali hanno raggiunto i livelli più alti degli ultimi decenni, mentre si è accentuata la fase di vendita massiccia di titoli obbligazionari.
  • Crescono i rischi di inflazione alla luce delle recenti tensioni in Medio Oriente.
  • I mercati hanno rivisto le proprie aspettative sui tassi di interesse nel corso di quest’anno.

Martedì si è aggravata la fase di selloff sui mercati obbligazionari globali, con i costi di finanziamento dei titoli di Stato che si sono avvicinati ai massimi degli ultimi decenni nel Regno Unito e in Giappone, mentre le rinnovate ostilità in Medio Oriente hanno esacerbato i timori di inflazione. I rendimenti dei titoli del Tesoro USA a 10 anni sono saliti di 0,03 punti percentuali al 4,78%, il livello più alto dal gennaio 2025. Il rendimento dell’indice giapponese a 10 anni ha toccato il 3%, il livello più elevato dal 1996.

Anche i rendimenti dei titoli di stato britannici hanno registrato un forte aumento, con i mercati impegnati a recuperare il ritardo dopo la chiusura di lunedì per festività nazionale. Il rendimento dei titoli di stato a 10 anni ha superato nettamente il 5,2%, raggiungendo il livello più alto dal picco della crisi finanziaria globale del 2008. I titoli di stato a più lungo termine, con scadenza a 30 anni, hanno toccato il livello più alto dal 1998, attestandosi al 5,89%.

“Sebbene i fattori interni e la fragilità della situazione fiscale britannica continuino a pesare sui rendimenti del Regno Unito, le attuali oscillazioni possono essere attribuite maggiormente a fattori internazionali, e in particolare agli Stati Uniti”, afferma Nicolo Bragazza, associate portfolio manager di Morningstar Wealth.

“Poiché i titoli del Tesoro statunitense si trovano al centro dei mercati finanziari globali, stanno determinando un aumento dei rendimenti in tutto il mondo. I Paesi con percorsi fiscali più incerti, come il Regno Unito o la Francia, sono quelli che rischiano maggiormente di risentire di un aumento dei rendimenti statunitensi”, aggiunge.

L’impennata dei costi di finanziamento giunge in un momento in cui l’ultima escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran ha alimentato i timori che le banche centrali possano aumentare i tassi di interesse per contrastare l’inflazione derivante dall’aumento dei costi energetici. Martedì i futures sul greggio Brent hanno registrato un rialzo del 3%, attestandosi a 88 dollari al barile.

I rendimenti dei titoli di Stato a livello globale hanno registrato un andamento al rialzo per gran parte dell’anno, poiché gli investitori hanno manifestato crescente cautela di fronte all’aumento dei costi, al forte aumento del debito pubblico e all’incremento delle emissioni di debito societario volte a finanziare la massiccia espansione delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale.

Impennata dei rendimenti obbligazionari europei

Martedì l’ondata di vendite di titoli obbligazionari si è propagata in tutta Europa, con i rendimenti che hanno registrato un breve picco nelle altre principali economie a seguito della pubblicazione dei dati sull’inflazione dell’eurozona. Secondo la stima preliminare di Eurostat, l’aumento dei prezzi dell’energia ha determinato un incremento dei prezzi al consumo nell’eurozona del 3,3% su base annua ad agosto, dopo un aumento del 2,9% registrato a luglio.

Si prevede ora che la Banca Centrale Europea aumenti il proprio tasso di interesse di riferimento di 0,25 punti percentuali la prossima settimana. “Con l’inflazione ancora in accelerazione, è quasi certo che la BCE proceda a un aumento dei tassi nella riunione della prossima settimana, in linea con le nostre aspettative”, afferma Leo Barincou, economista senior di Oxford Economics.

Martedì si è registrata una forte vendita dei titoli di Stato tedeschi, con il Bund a 10 anni che ha raggiunto il 3,36% intorno a mezzogiorno, per poi registrare un leggero calo nelle contrattazioni pomeridiane. L’aumento è stato particolarmente marcato nelle scadenze da due a cinque anni, dove i rendimenti hanno toccato i livelli più alti dal 2008, mentre i rendimenti dei Bund a 30 anni sono rimasti sostanzialmente invariati. I rendimenti delle scadenze più brevi sono particolarmente sensibili alle aspettative di politica monetaria, con l’aumento dei prezzi dell’energia che alimenta i timori di inflazione e le aspettative di ulteriori aumenti dei tassi di interesse.

Il rendimento del BTP italiano a 10 anni ha toccato il livello più alto dal novembre 2023, raggiungendo il 4,17% durante la sessione di negoziazione di martedì. Il rendimento del BTP a 10 anni ha toccato un picco del 4,22% in seguito alla pubblicazione dei dati sull’inflazione relativi all’Italia e all’eurozona, per poi ritracciare nel pomeriggio ai livelli registrati all’inizio della sessione. L’aumento della yield del BTP a 30 anni è stato meno marcato, attestandosi al 4,94%.

Nel Regno Unito, l’ultima ondata di vendite di obbligazioni esercita ulteriore pressione sul primo ministro Andy Burnham in vista dellla prima legge di bilancio del suo governo, prevista per il 28 ottobre. I mercati dei futures hanno già scontato appieno un aumento di 0,25 punti percentuali dei tassi di interesse britannici entro la fine dell’anno, volto a contrastare l’inflazione in aumento; la riunione della Banca d’Inghilterra del 5 novembre è considerata il momento più probabile in cui tale aumento potrebbe verificarsi.

In Giappone, i piani di spesa del Primo Ministro Sanae Takaichi, tra cui un taglio dell’imposta sui consumi, hanno suscitato preoccupazioni circa la sostenibilità della situazione di bilancio del Paese, alimentando un aumento dei rendimenti obbligazionari e le speculazioni al ribasso sullo yen. I mercati stanno ora scontando la probabilità di un aumento dei tassi di 0,25 punti percentuali in occasione della prossima riunione della Banca del Giappone, prevista per il 18 settembre.

Cosa farà la Federal Reserve?

Il discorso di esordio del nuovo presidente della Federal Reserve statunitense, Kevin Warsh, tenuto in occasione di un simposio economico a Jackson Hole, nel Wyoming, non ha fatto altro che alimentare l’ultima ondata di vendite, poiché egli ha ribadito il proprio impegno nella lotta all’inflazione. Gli investitori prevedono ora una probabilità pari a due terzi che la Fed proceda a un aumento dei tassi entro la fine del mese.

“Il tono restrittivo di Warsh in merito all’indice PCE di base e alla priorità dei tassi, rafforzato da dati che mostrano una certa resilienza e dal ruolo crescente del Tesoro statunitense sul segmento a lungo termine della curva, aumenta le probabilità di un’ulteriore stretta monetaria in futuro”, afferma Michaël Lok, CIO del gruppo UBP e co-CEO della divisione di Asset management.

L'autore o gli autori non possiedono posizioni nei titoli menzionati in questo articolo. Leggi la Policy editoriale di Morningstar.