A seguito del fallimento dei colloqui di pace nel fine settimana e di un nuovo aumento dei prezzi del petrolio, gli investitori devono fare i conti con le conseguenze persistenti dei danni alle infrastrutture energetiche nel Medio Oriente e con le limitazioni al traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. In altre parole, ci vorrà del tempo prima che i mercati e l’economia globale tornino alla normalità.
Dopo la pubblicazione dei dati sull’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti della scorsa settimana, i mercati vivranno una fase di stallo per quanto riguarda le principali notizie economiche. Gli investitori potranno invece avere un primo assaggio dei conti societari del primo trimestre, dato che martedì le grandi banche americane inizieranno a pubblicare i propri risultati.
Nel Markets Brief di questa settimana, analizziamo i segnali che ci indicano le prospettive di un taglio dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve, offriamo una visione d’insieme sulle difficoltà del credito privato e illustriamo un modo in cui gli investitori possono trarre vantaggio dal continuo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
«La maggior parte» contro «molti» in merito ai tagli dei tassi
Solo un paio di settimane fa, alcuni operatori del mercato obbligazionario cominciavano a ritenere che la prossima mossa della Fed potesse essere un aumento dei tassi d’interesse, ribaltando le aspettative di uno o due tagli che erano prevalenti prima della guerra in Iran. Poiché la notizia del cessate il fuoco ha consentito ai prezzi del petrolio di scendere dai recenti massimi, il mercato indica ora una probabilità del 73% che non vi siano tagli dei tassi nel 2026, mentre non viene attribuita quasi nessuna possibilità a un aumento. Tuttavia, il mercato obbligazionario assegna una probabilità del 24% a un taglio dei tassi quest’anno.
Alcuni analisti sottolineano che la pubblicazione del verbale della riunione di marzo del Federal Open Market Committee (FOMC), la scorsa settimana, sembra indicare che la Fed si trovi in una situazione ambivalente, in cui la prossima mossa sui tassi potrebbe essere al rialzo o al ribasso, ma la tendenza è verso un taglio.
«Il verbale della Fed evidenzia chiaramente che i responsabili politici si trovano a dover affrontare un’elevata incertezza su entrambi gli aspetti del proprio mandato, con una minoranza esigua ma in crescita che propende per un quadro d’azione a doppio binario per la prossima mossa politica, in cui i tassi potrebbero sia diminuire che aumentare», scrive Christoper Hodge, chief US economist di Natixis. «Tuttavia, tale minoranza è superata numericamente da coloro che sono preoccupati per i rischi al ribasso legati all’IA in termini di occupazione e per l’attuale fragile equilibrio nel mercato del lavoro. Quest’ultimo gruppo è più numeroso sia in termini di dimensioni che di influenza, motivo per cui riteniamo che quest’anno il FOMC sarà più sensibile alla disoccupazione, nonostante l’inflazione persistente».
Gli economisti di UBS hanno analizzato in modo approfondito il testo del verbale del FOMC giungendo alla stessa conclusione. La chiave è stata l’analisi del numero di volte in cui è stata utilizzata la parola «molti» rispetto alla forma «la maggior parte» in riferimento alle prospettive economiche e di politica monetaria. «Sebbene ‘molti’ ritenessero che potesse esserci un motivo per aumentare i tassi in futuro, un numero maggiore, o per essere precisi, ‘la maggior parte’, riteneva che potesse essere necessario ridurre i tassi più di quanto ipotizzato in precedenza», hanno scritto gli economisti di UBS. Nel frattempo, “alcuni” erano favorevoli a un esito ambivalente. Sui 12 membri con diritto di voto, il termine “alcuni” farebbe riferimento a un numero compreso tra i 5 e i 7 partecipanti. Mentre “molti” si riferirebbe a un numero di 7 membri, spiegano.
Le migliori idee di investimento di Morningstar nel campo delle reti ottiche
La guerra in Iran potrebbe aver distolto l’attenzione degli investitori, ma sullo sfondo prosegue lo sviluppo delle infrastrutture per l’IA. William Kerwin, senior equity analyst di Morningstar, ha recentemente partecipato a un’importante conferenza del settore delle fibre ottiche e la sua conclusione è che le aziende operanti in questo settore saranno sempre più beneficiarie del boom dell’IA.
Abbiamo partecipato all’OFC 2026 (precedentemente nota come Optical Fiber Communications Conference) e ne siamo usciti ottimisti riguardo alla connettività ottica nei data center e nelle infrastrutture di intelligenza artificiale. La connettività ottica rappresenta sia un importante collo di bottiglia che un fattore determinante per le prestazioni dei data center e dei modelli di IA. Riteniamo che i progressi nelle tecnologie ottiche costituiranno un fattore chiave per la realizzazione della prossima generazione di modelli di IA generativa, nonché un motore fondamentale per l’apprezzamento dei titoli azionari nel settore dell’hardware tecnologico.
Riteniamo che il dibattito principale per gli investitori interessati al settore dell’ottica ruoti attorno alla tecnologia “co-packaged optics” e alla questione se questa sia destinata a sostituire completamente la connettività in rame. Abbiamo lasciato l’OFC con la convinzione che la nostra tesi a lungo termine sia corretta: la tecnologia “co-packaged optics” sarà complementare alla connettività in rame, anziché sostitutiva.
William Kerwin
Ecco le migliori idee di investimento di Kerwin per quanto riguarda le tendenze nel campo dell’ottica:
«Riteniamo che tutte e quattro le società traggano vantaggio dalla transizione verso il CPO e che rappresentino un ottimo investimento nell’ambito della nostra strategia complementare relativa alle tecnologie ottiche e al rame. Per Marvell, Arista e Amphenol, questo è il fattore principale alla base delle nostre previsioni sui titoli azionari, mentre per Broadcom costituisce un fattore secondario», spiega Kerwin.
Cosa aspettarsi dal mercato del credito privato
Non era difficile nutrire un certo scetticismo riguardo al fatto che i mercati del credito privato fossero probabilmente giunti al loro apice quando i gestori patrimoniali promuovevano questa asset class agli investitori privati, sottolineando anni di rendimenti costantemente solidi. Questi mercati hanno registrato un boom sulla scia della crisi finanziaria del 2008, quando le banche, sotto la pressione delle autorità di regolamentazione, hanno ridotto i prestiti alle imprese più piccole e con un basso merito creditizio. Questa asset class ha tratto ulteriore slancio da anni di tassi di interesse bassi, che hanno reso i suoi rendimenti più elevati particolarmente allettanti.
Tutto ciò appartiene ormai al passato, con il credito privato che risente dei timori che le aziende di software di vario genere – che sono state grandi mutuatarie in questo settore – vedano i propri modelli di business messi in discussione dall’IA. Ora, dove un tempo regnava l’entusiasmo, prevale un clima di grande apprensione. Tuttavia, Brian Moriarty, principal of fixed-income strategies di Morningstar, ha scritto di recente che il credito privato sta affrontando il suo primo ciclo di rimborsi. Ecco cosa devono sapere investitori e consulenti.

