In Europa, il calo di bitcoin non ferma la raccolta dei cripto ETF

Nonostante il -22% registrato da bitcoin quest’anno, gli investitori europei in ETF sulle criptovalute non stanno ancora abbandonando la nave.

Illustrazione collage raffigurante Bitcoin, un tabellone di quotazioni e un investitore intento a consultare il proprio telefono.

Punti chiave

  • La raccolta degli ETF sugli asset digitali in Europa ha registrato un andamento negativo durante il picco di volatilità di gennaio, ma ha successivamente recuperato.
  • L’incertezza sui tassi e sulla liquidità globale sta alimentando la volatilità del bitcoin.
  • Il bitcoin rimane al suo livello più basso dal 2024.

Da fine gennaio bitcoin ha subito una forte contrazione, con perdite a doppia cifra che hanno riacceso i timori sulla volatilità e provocato un’ondata di riscatti dagli ETF dedicati. Tali deflussi si sono però rivelati di breve durata, almeno in Europa.

La raccolta netta degli ETF europei sulle criptovalute è stata positiva nelle ultime due settimane, indicando che gli investitori non sembrano scoraggiati dal drastico calo registrato da bitcoin nel mese di febbraio.

Sebbene la tendenza positiva a lungo termine sia stata interrotta da dei deflussi deflussi netti nell’ultima settimana di gennaio, proprio quando la vendita di bitcoin ha iniziato a intensificarsi, a febbraio sono tornati i flussi in entrata, con due settimane consecutive di raccolta netta positiva, nonostante bitcoin e altre importanti criptovalute non mostrassero segni di ripresa.

Perché si è verificata una vendita massiccia di criptovalute?

Bitcoin è attualmente scambiato al di sotto dei 70.000 dollari, con un calo superiore al 20% dall’inizio dell’anno. Questo dato fa seguito a un picco registrato tra il 2023 e il 2025, quando i prezzi sono passati da meno di 20.000 dollari a un massimo storico superiore a 120.000 dollari.

Gli investitori a lungo termine in criptovalute dovrebbero essere preparati a una volatilità così elevata: nel corso del 2025, bitcoin ha registrato forti cali, tra cui un ribasso dell’11% il 24 febbraio, del 14,7% il 3 marzo, dell’8,5% il 25 agosto, del 12,3% il 10 ottobre e dell’8,7% il 4 novembre.

“Le criptovalute sono state presentate come un bene rifugio e uno strumento di diversificazione rispetto agli asset più tradizionali. Tuttavia, stiamo osservando che la correlazione con altri asset, come azioni e obbligazioni, è più elevata di quanto si credesse inizialmente”, ha affermato Michael Field, strategist dei mercati europei per Morningstar. “Questo non significa che gli investitori abbiano perso fiducia nel bitcoin, ma che coloro che si aspettavano un aumento lineare del suo valore stanno riconsiderando le loro aspettative”.

Secondo Stephen Dover, market strategist e direttore del Franklin Templeton Institute, le condizioni macroeconomiche rimangono il fattore principale alla base della vendita massiccia delle criptovalute.

L’incertezza sui tassi di interesse, sulla liquidità globale e sulla geopolitica continua a influire negativamente su tutti gli asset rischiosi. Le criptovalute spesso reagiscono per prime a questi cambiamenti perché sono negoziate 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e presentano una leva finanziaria incorporata più elevata rispetto ai mercati tradizionali.

Dover afferma inoltre che “sebbene alcune vendite siano state chiaramente forzate e di natura tecnica, non sembrano riflettere una perdita diffusa di fiducia tra gli investitori istituzionali”.

“Anziché arrendersi, le istituzioni si sono concentrate sul rafforzamento dei controlli sui rischi, sulla riduzione dell’esposizione lorda e sulla priorità data alla liquidità e alla qualità”, aggiunge.

Negli USA, però, continuano i deflussi dagli ETF sulle criptovalute

Negli Stati Uniti, il comportamento degli investitori in criptovalute è stato notevolmente diverso da quello europeo, anche tenendo conto della differenza nelle dimensioni degli asset e nella raccolta degli ETF sulle criptovalute.

L’inversione dei flussi è stata significativa: nella settimana terminata il 16 gennaio sono stati investiti oltre 2 miliardi di dollari in ETF su criptovalute, ma questo dato è stato controbilanciato da un importo comparabile di deflussi netti nella settimana terminata il 23 gennaio, in un contesto di elevata volatilità del bitcoin. Da allora, la raccolta netta negli Stati Uniti è rimasta negativa, in contrasto con la tendenza osservata in Europa.

La combinazione dei dati relativi ai flussi di entrambi i mercati evidenzia una notevole differenza nella loro entità complessiva. Su base annua, i flussi combinati degli ETF su asset digitali statunitensi ed europei rimangono chiaramente negativi.

L'autore o gli autori non possiedono posizioni nei titoli menzionati in questo articolo. Leggi la Policy editoriale di Morningstar.