Punti chiave
- Nel primo semestre del 2026 è proseguita la solida generazione di utili, sostenuta da un margine di interesse netto resiliente, da commissioni più elevate e da una gestione disciplinata dei costi.
- La qualità degli attivi è rimasta solida, sebbene l’aumento dei tassi di interesse e l’incertezza economica possano indebolire gradualmente gli indicatori di credito.
- La forte liquidità, le riserve per accantonamenti e il capitale continuano a fornire una notevole capacità di assorbimento degli shock.
Le grandi banche italiane - Intesa Sanpaolo ISP, UniCredit UCG, Banco BPM BAMI, BPER Banca BPE e Banca Monte dei Paschi di Siena BMPS - hanno registrato ancora una volta risultati eccellenti nel secondo trimestre del 2026 e nel primo semestre del 2026, sostenute da utili consistenti e bilanci solidi nonostante la persistente incertezza macroeconomica e geopolitica.
La solida performance operativa, unita ad ampie riserve per accantonamenti e riserve di capitale, dovrebbe mitigare l’impatto di un contesto che si preannuncia più difficile.
L’utile netto aggregato ha raggiunto i 7,6 miliardi di euro nel secondo trimestre del 2026, in crescita dell’1% su base annua e del 2% su base trimestrale, mentre l’utile netto del primo semestre del 2026 è aumentato del 6% su base annua o del 14% escludendo gli effetti straordinari. I risultati includono Anima Holding ANIM, Banca Popolare di Sondrio BPSO e Mediobanca MB, acquisite nel corso del 2025.
Cosa aspettarsi dalle banche italiane per il resto dell’anno?
Abbiamo una visione complessivamente positiva degli utili per il resto del 2026, grazie al solido slancio commerciale, alla resilienza del margine di interesse (NII) e alla forte generazione di commissioni. La diversificazione dei ricavi è migliorata, con l’asset management, le attività assicurative e le altre attività che generano commissiono che integrano sempre più il margine di interesse, mentre gli investimenti in corso nella digitalizzazione, nell’automazione e nell’intelligenza artificiale dovrebbero portare a ulteriori guadagni in termini di efficienza.
La qualità degli attivi e la liquidità rimangono punti di forza fondamentali. I coefficienti relativi alle esposizioni deteriorate (NPE) sono vicini ai minimi storici, mentre i livelli di copertura e le riserve di accantonamento rimangono consistenti. Sebbene nuovi aumenti dei tassi di interesse e un contesto economico più difficile possano portare a un graduale deterioramento degli indicatori di credito, prevediamo che il costo del rischio (COR) rimanga moderato rispetto agli standard storici. Le posizioni liquide rimangono solide e ampiamente al di sopra dei requisiti normativi.
I coefficienti patrimoniali si attestano ben al di sopra dei requisiti normativi nonostante le significative distribuzioni agli azionisti, le acquisizioni e la crescita dell’attività. Una solida generazione interna di capitale contribuirà a preservare la flessibilità finanziaria in un contesto operativo caratterizzato da maggiore incertezza.

