Punti chiave
- Secondo le stime di Eurostat, a febbraio l’inflazione nell’eurozona è aumentata all’1,9% su base annua, superando le previsioni.
- L’inflazione core si è attestata al 2,4% su base annua, in aumento rispetto al 2,2% di gennaio e superiore alle previsioni di consenso del 2,3%.
- I potenziali shock all’approvvigionamento petrolifero rimangono indicatori cruciali delle future tendenze inflazionistiche.
Secondo le stime preliminari di Eurostat, a febbraio i prezzi al consumo nell’eurozona sono aumentati dell’1,9% su base annua, in crescita rispetto all’1,7% di gennaio e al di sopra delle stime di consenso. Il tasso è appena inferiore all’obiettivo del 2% fissato dalla Banca Centrale Europea.
L’inflazione core, che riflette i prezzi al netto delle componenti volatili quali i costi dell’energia e dei prodotti alimentari, si è attestata al 2,4% a febbraio, in aumento rispetto al dato di gennaio pari al 2,2%.
“Sebbene gli investitori possano considerare questa mossa in modo negativo, è importante considerare il contesto”, afferma Michael Field, chief strategist sui mercati europei di Morningstar. “Questo dato è ancora inferiore al livello del 2% fissato come obiettivo dalla Banca centrale europea, un valore che ormai da tempo oscilla leggermente al di sopra o al di sotto di tale soglia. Dobbiamo prestare attenzione alla direzione che sta prendendo la situazione? Sì, ma c’è motivo di preoccuparsi adesso? Assolutamente no”.
Secondo le stime di Eurostat, l’inflazione dei servizi ha continuato a rappresentare il contributo più elevato, attestandosi al 3,4% a febbraio, in aumento rispetto al 3,2% di gennaio. I prezzi di alimenti, alcolici e tabacco sono aumentati del 2,6%, rimanendo stabili rispetto a gennaio, mentre i prezzi dei beni industriali non energetici sono aumentati dello 0,7%, in leggero aumento rispetto a gennaio.
Al contrario, i prezzi dell’energia sono diminuiti del 3,2% su base annua a febbraio, rispetto a un calo del 4% a gennaio.
In che modo il conflitto con l’Iran potrebbe pesare sull’inflazione?
Il 28 febbraio, gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi contro l’Iran. I prezzi del petrolio hanno registrato un’impennata poiché il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, punto nevralgico per le forniture petrolifere globali, ha subito un rallentamento fino a raggiungere quasi il blocco totale durante il fine settimana. Anche i prezzi del gas hanno registrato un aumento il 2 marzo, dopo che Qatar Energy ha interrotto la produzione di GNL (gas naturale liquefatto) in seguito all’attacco con droni iraniani contro Ras Laffan, il più grande impianto di esportazione al mondo.
I possibili shock all’approvvigionamento petrolifero e i rischi geopolitici rimangono variabili cruciali per l’andamento futuro dell’inflazione.
“Le turbolenze in Medio Oriente determineranno un aumento dei prezzi dell’energia, poiché l’interruzione delle forniture di petrolio dovrebbe protrarsi anche nel prossimo trimestre e i prezzi del gas in Europa subiranno un aumento a causa della necessità di aumentare le scorte”, afferma Riccardo Marcelli Fabiani, economista senior presso Oxford Economics. “Tuttavia, l’impatto non dovrebbe essere sopravvalutato, poiché l’offerta di petrolio sta gradualmente ricominciando a superare la domanda e il peso dell’energia nel paniere complessivo dell’indice dei prezzi al consumo è limitato”.
Secondo Richard Flax, responsabile investimenti di Moneyfarm, l’inatteso aumento dell’inflazione nell’area euro “arriva in un momento particolarmente delicato per i policymaker. Il dato si inserisce, infatti, in una fase che vede i prezzi dell’energia tornare a salire, spinti dall’allargamento del conflitto in Medio Oriente, un fattore che rischia di rallentare il processo di disinflazione”.
La BCE ridurrà i tassi di interesse a marzo?
La prossima riunione di politica monetaria della BCE si terrà a Francoforte il 19 marzo e gli economisti prevedono che i tassi di interesse rimarranno stabili.
Secondo Field di Morningstar, i banchieri centrali “camminano su una corda tesa”, cercando di stimolare l’economia senza innescare l’inflazione. “Tuttavia, con l’inflazione ancora al di sotto del livello target, dovrebbero orientarsi maggiormente verso l’accelerazione della crescita economica nel 2026”.
Marcelli Fabiani ritiene improbabile qualsiasi variazione dei tassi di interesse da parte della BCE nella riunione che si terrà tra due settimane: “Il limitato rialzo dei prezzi dell’energia, l’inflazione dei servizi in aumento su base mensile ma in generale in calo e una componente dei beni industriali non energetici molto bassa indicano che non c’è pericolo di un’inflazione galoppante”.
Anche per Flax di Moneyfarm, i tassi dovrebbero rimanere invariati, ma “il quadro si fa meno lineare”, perché l’aumento dei costi energetici potrebbe ritardare l’allentamento della politica monetaria.
Un quadro eterogeneo nell’eurozona
L’inflazione ha registrato notevoli variazioni all’interno dell’Unione, con tassi annuali compresi tra l’1,1% della Francia e il 4,0% della Slovacchia.
L’inflazione tedesca si è attestata al 2,0%, un dato inferiore alle aspettative. La Francia con l’1,1% e la Spagna con il 2,5% hanno entrambe superato le previsioni. Il consenso era dello 0,8% per la Francia e del 2,3% per la Spagna. L’inflazione italiana si è attestata all’1,6%, in aumento rispetto all’1,0% di gennaio. L’inflazione olandese è stata del 2,3% su base annua.

