Punti chiave
- Crédit Agricole, primo azionista di Banco BPM con il 29,3%, ha indicato una fusione con la propria controllata italiana come scenario preferibile per il consolidamento.
- Barclays stima che una combinazione con Crédit Agricole Italia potrebbe generare una crescita dell’EPS di Banco BPM fino alla doppia cifra, a seconda delle valutazioni e delle sinergie.
- I risultati del secondo trimestre hanno rafforzato la posizione stand alone del Banco, che ha portato a circa 7 miliardi di euro l’obiettivo di distribuzione cumulativa agli azionisti nel 2024-2027.
Riposta nel cassetto la proposta fatta a Banca Monte dei Paschi di Siena BMPS di valutare una fusione tra pari, Banco BPM BAMI è ora chiamato a individuare la strada più efficace sul fronte delle fusioni e acquisizioni per valorizzare le potenzialità di crescita e creare valore per tutti gli stakeholder. L’opzione tornata con forza al centro dello scenario è una possibile fusione con Crédit Agricole Italia, indicata come soluzione preferibile dallo stesso gruppo francese Crédit Agricole ACA, già principale azionista di Piazza Meda.
La domanda per il mercato è quindi quanto valore potrebbe effettivamente generare questa combinazione. Banco BPM parte da una posizione rafforzata anche dall’andamento in Borsa: alla chiusura del 10 agosto il titolo quotava 17,11 euro, con un rialzo del 35,52% da inizio anno e una capitalizzazione di 25,57 miliardi di euro.
Crédit Agricole torna al centro del risiko
La decisione di interrompere le interlocuzioni con Banca MPS è arrivata dopo che Crédit Agricole, che capitalizza a Parigi intorno ai 60 miliardi di euro ed è primo azionista di Banco BPM con una partecipazione del 29,30%, aveva espresso forti perplessità sulla capacità di una simile operazione di creare valore.
Il management del gruppo francese aveva dichiarato di non essere a conoscenza di un progetto concreto tra Banco BPM e MPS, di considerare difficile individuare una creazione di valore per gli azionisti del Banco e di ritenere che, alla luce della propria partecipazione, qualsiasi operazione straordinaria avrebbe necessariamente richiesto il coinvolgimento di Crédit Agricole.
Contestualmente, pur ribadendo di non aver richiesto l’autorizzazione a superare la soglia del 30% di Banco BPM, il gruppo francese ha indicato come scenario preferibile una fusione tra Piazza Meda e Crédit Agricole Italia. In questa ipotesi, secondo alcuni analisti, Crédit Agricole potrebbe arrivare a detenere circa il 45% della combined entity.
Si tratta peraltro di uno scenario non nuovo. L’integrazione delle attività italiane di Crédit Agricole in Banco BPM è stata valutata più volte negli ultimi anni, anche prima dell’ingresso del gruppo francese nell’azionariato di Piazza Meda nell’aprile 2022 con una quota iniziale del 9,20%. Partendo da Cariparma e FriulAdria, cui si è successivamente aggiunto Creval, Crédit Agricole ha progressivamente costruito in Italia un gruppo con oltre sei milioni di clienti e una presenza nelle principali aree di business.
Il CEO di Banco BPM: sarebbe una fusione industrialmente molto solida
Anche l’amministratore delegato di Banco BPM, Giuseppe Castagna, ha aperto alla possibilità di valutare concretamente l’operazione.
Il CEO ha ricordato come le due principali opzioni di fusioni e acquisizioni considerate dal Banco siano state proprio MPS e Crédit Agricole Italia e ha definito un’eventuale combinazione con quest’ultima “molto solida” dal punto di vista industriale.
Castagna ha precisato che Banco BPM valuterebbe l’opportunità qualora diventasse concreta e realizzabile, ponendo però una condizione fondamentale: qualsiasi operazione dovrebbe tutelare adeguatamente anche gli altri azionisti della banca. Il tema centrale non riguarda quindi soltanto il razionale industriale, ma anche la struttura finanziaria e di governance attraverso cui un’eventuale integrazione verrebbe realizzata.
Resterebbero inoltre da affrontare i passaggi autorizzativi. In astratto, anche un’operazione con Crédit Agricole potrebbe essere sottoposta alla disciplina del golden power (poteri speciali del governo che possono essere utilizzati per proteggere settori strategici, Ndr), oltre che alle normali valutazioni delle autorità bancarie e della concorrenza. L’eventuale progetto dovrebbe quindi rispettare le condizioni e i criteri indicati dalle autorità italiane ed europee prima di essere sottoposto agli azionisti.
Quanto valore potrebbe creare una fusione?
È proprio sulla potenziale creazione di valore che si concentra una recente analisi di Barclays, che conferma su Banco BPM il giudizio “overweight” e il target price di 17,20 euro.
Gli analisti sottolineano che il management ha nuovamente ribadito la propria apertura a un possibile accordo con Crédit Agricole Italia. Sulla base delle simulazioni di Barclays, una combinazione potrebbe generare per Banco BPM una crescita dell’utile per azione fino alla doppia cifra, anche se l’effettivo beneficio dipenderebbe dalle rispettive valutazioni attribuite alle due banche e dall’ammontare delle sinergie realizzabili.
Per Barclays, una fusione con Crédit Agricole Italia rappresenta quindi, in determinati scenari, uno dei principali driver potenziali al rialzo rispetto all’attuale valutazione del titolo.
Trimestrale solida per Banco BPM
La possibile partita con Crédit Agricole si apre inoltre dopo risultati trimestrali che hanno ulteriormente rafforzato i fondamentali di Banco BPM.
Deutsche Bank, nel confermare il giudizio “buy” e il target price di 16,20 euro, ha definito “robusto” il secondo trimestre del Banco BPM. L’utile ha superato del 7% le stime della banca e del 9% il consensus, grazie a risultati superiori alle aspettative nelle principali voci operative. Il margine di interesse ha battuto le previsioni del 2% e le commissioni del 4%, mentre i costi sono risultati inferiori dell’1% alle stime e il costo del rischio migliore del 20%.
Anche Barclays ha etichettato come “forti” i risultati del secondo trimestre e solida la nuova guidance. Gli analisti hanno conseguentemente aumentato in media del 2% le previsioni sull’EPS per il periodo 2026-2028.
Jefferies ha invece alzato il target price da 14,50 a 16,60 euro, confermando il giudizio “hold”, giudicando i conti superiori alle attese, con conseguente incremento delle previsioni di EPS (utile per azione) e dividendo del 2% per il 2026, del 4% per il 2027 e del 5% per il 2028.
Dividendi, sale a 7 miliardi la remunerazione obiettivo degli azionisti
La solidità dei risultati ha permesso a Banco BPM di rafforzare anche le prospettive di remunerazione degli azionisti. L’obiettivo di distribuzione cumulativa nel periodo 2024-2027 è stato aumentato da 6 a circa 7 miliardi di euro, attraverso dividendi cash e riacquisti di azioni proprie. Circa 4 miliardi dovrebbero essere distribuiti a valere sugli utili 2026 e 2027, mantenendo contemporaneamente il CET1 ratio sopra la soglia minima del 13%.
Banco BPM ha inoltre rafforzato l’outlook 2026, indicando la possibilità di un dividendo superiore all’attuale obiettivo di 1 euro per azione grazie a un utile netto atteso oltre 1,95 miliardi di euro.
Su questo ambito, Deutsche Bank sottolinea in particolare la forte generazione di capitale, cresciuta di circa 80 punti base rispetto al trimestre precedente. Secondo gli analisti, propio questo ha consentito il ripristino dell’obiettivo di distribuzione cumulativa di 7 miliardi, includendo un buyback da 1 miliardo di euro. Il programma dovrà tuttavia ottenere l’autorizzazione della BCE e dell’assemblea degli azionisti e, secondo Deutsche Bank, potrebbe partire tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027.
Banco BPM rivede le previsioni per il 2026
A rafforzare ulteriormente la posizione negoziale di Banco BPM è infine la revisione delle prospettive per l’intero esercizio. La banca di Piazza Meda ha alzato la guidance sull’utile netto 2026 a oltre 1,95 miliardi di euro, sostenuta dalla buona dinamica dei ricavi, dalla disciplina sui costi e da un costo del rischio atteso inferiore agli obiettivi del piano, pari a 43 punti base nel 2026 e 40 nel 2027. Deutsche Bank si spinge oltre, stimando per Banco BPM un utile netto 2026 di 2,098 miliardi di euro, rispetto a un consensus di 1,966 miliardi.
