Punti chiave
- Banco BPM e Crédit Agricole Italia tornano a discutere di una fusione che ridisegnerebbe la mappa del credito in Italia.
- Il titolo Banco BPM resta al centro del risiko bancario italiano.
- Uno dei principali nodi da risolvere è il ruolo del governo con l’esercizio del Golden Power.
Tornato al centro del risiko bancario italiano ma non più come potenziale preda, Banco BPM BAMI si muove da protagonista, valutando anche un’intesa con Crédit Agricole Italia. E il mercato segue con attenzione gli sviluppi. In chiusura di lunedì 29 settembre, il titolo si è posizionato a EUR 12,62, con una capitalizzazione vicina ai 20 miliardi e una performance da inizio anno pari a +71,30%.
I nodi da risolvere per la fusione BPM-Crédit Agricole Italia
Il progetto di fusione presenta però diversi nodi di governance. In primis il ruolo del governo italiano, che dovrà esprimersi sull’eventuale alleanza tra l’istituto finanziario guidato dall’amministratore delegato Giuseppe Castagna e la filiale italiana della banca francese. Sul tavolo anche la ripartizione dei seggi in consiglio di amministrazione e le nomine ai vertici nei ruoli di amministratore delegato e presidente del gruppo post-fusione.
Gli advisor sono già al lavoro per trovare la giusta soluzione: Lazard e Citi assistono Banco BPM, mentre Rothschild e Deutsche Bank seguono Crédit Agricole. L’ipotesi di lavoro prevede che Castagna resti al vertice della nuova entità, con un possibile presidente di nomina francese e con l’ingresso di rappresentanti di Crédit Agricole nel futuro CDA.
Quanto vale l’operazione?
Secondo quanto riportato da Milano Finanza, Crédit Agricole Italia conta oggi quasi mille filiali distribuite in gran parte del Paese, con forte concentrazione al Nord: 374 sportelli in Lombardia, 157 in Emilia-Romagna e 127 nel Nord Est. Gli attivi ammontano a 92 miliardi di euro, con un ritorno sul capitale del 10% e un cost/income (rapporto tra costi operativi e ricavi) al 51,5%. I proventi superano i 3 miliardi, sostenuti dalla componente commissionale e dai servizi di investimento. Valutando la banca 10 volte gli utili – in linea con la media di settore – Crédit Agricole Italia potrebbe valere circa 8 miliardi, di cui 5,5-6 miliardi riferibili al 75% in mano alla capogruppo francese.
Sinergie e ostacoli da Golden Power
In attesa di vedere gli sviluppi della potenziale intesa tra i due gruppi finanziari, gli analisti si sono messi a fare i conti sui numeri dell’ipotetico nuovo gruppo. Secondo Equita SIM, che mantiene giudizio “hold” su Banco BPM e target price a EUR 10,40, l’operazione “avrebbe senso industriale, consentendo a Banco BPM di diventare il terzo operatore in Italia per filiali e il secondo in termini di prestiti alla clientela (dietro Intesa Sanpaolo), rafforzando il proprio posizionamento competitivo”.
Le simulazioni preliminari di Equita SIM stimano che il gruppo Banco BPM–Crédit Agricole Italia potrebbe trattare nel 2028 a un P/E (price/earnings, rapporto prezzo-utili) tra 8,5 e 9 volte, a fronte di una media di settore di 9,2.
Il principale nodo resta la governance: “Crédit Agricole potrebbe detenere almeno il 35% del capitale, rendendo cruciale la posizione del governo sul Golden Power (poteri speciali che possono essere utilizzati per proteggere settori strategici, Ndr)” scrivono gli esperti che sottolineano che secondo il quotidiano Il Messaggero, per ridurre il peso francese, Banco BPM potrebbe valutare la cessione fino al 40% di Anima a Crédit Agricole. Equita SIM, tuttavia, dubita che basterebbe per riequilibrare la governance.
Gli analisti hanno anche ipotizzato uno scenario più ampio, con l’inclusione di Banca MPS BMPS. In questo caso, la quota francese verrebbe diluita, creando un polo bancario più grande, diversificato e con una struttura azionaria più distribuita. Resterebbero da verificare gli effetti sul fronte antitrust.
Cosa pensano gli analisti di Banco BPM
Goldman Sachs ha avviato la copertura su Banco BPM con giudizio “buy” e target price a EUR 15,70 euro. Gli analisti sottolineano il forte focus geografico sulle aree più ricche del Nord Italia, l’elevata redditività, la solida posizione patrimoniale e il track record del management.
Secondo GS, oltre alla crescita organica, Banco BPM ha spazio per sorprese positive sui ritorni di capitale o per cogliere opportunità di crescita inorganica.
JP Morgan, invece, mantiene una posizione più prudente: il prezzo obiettivo è stato alzato da EUR 10,80 a EUR 12,00 con rating “neutral”.
Per UBS, la fusione con Crédit Agricole Italia darebbe vita al secondo gruppo bancario italiano per numero di filiali, con una quota di mercato del 14% a livello nazionale e del 24% in Lombardia. La nuova banca avrebbe asset complessivi per 300 miliardi, di cui circa il 30% provenienti da Crédit Agricole Italia.
I ricavi da commissioni di Banco BPM rappresenterebbero circa il 45% del totale, grazie al contributo di Anima, sempre che Castagna decida di mantenere invariato il portafoglio di fabbriche prodotto. UBS sottolinea come Crédit Agricole abbia una tradizione di alleanze di lungo periodo e difficilmente forzerebbe la mano sul mercato italiano.
Come si stanno muovendo gli azionisti di Banco BPM
Tra i recenti movimenti nel capitale, spicca Goldman Sachs, che detiene una quota del 6,92% di Banco BPM, di cui circa il 5% attraverso derivati stando ai dati Consob al 19 settembre.
Da segnalare anche le operazioni dei fondi gestiti da Davide Leone Partners: per un solo giorno a settembre hanno superato il 10% del capitale, per poi tornare all’8%. Lo stesso Leone precisa che si tratta di “attività di gestione ordinaria per conto dei clienti”, finanziata con capitale dei fondi e debito di terzi, escludendo quindi qualsiasi intento di acquisizione o influenza sulla governance.
“Nei prossimi sei mesi potremmo acquisire o cedere ulteriori azioni, in base ai prezzi e alle condizioni di mercato”, dichiara il finanziere italo-londinese.
