Punti chiave
- Banco BPM ha chiuso il 21 settembre a 16,38 euro, portando il rialzo da inizio anno al 31,1%, con una capitalizzazione di circa 24,5 miliardi di euro.
- Crédit Agricole, primo azionista con il 29,3%, considera poco attraente, secondo indiscrezioni di stampa, l’OPS di MPS e guarda da tempo a una possibile integrazione tra Banco BPM e Crédit Agricole Italia.
- Una nuova opzione arriva dalle indiscrezioni su possibili contatti tra Crédit Agricole e UniCredit per studiare un intervento sul dossier Banco BPM, anche se al momento non risultano confermate le trattative.
Sono sedute movimentate per Banco BPM BAMI, che torna al centro delle speculazioni sul consolidamento bancario italiano. Il titolo ha chiuso la seduta del 21 settembre in forte rialzo a 16,38 euro, portando la performance da inizio 2026 al 31,1% e la capitalizzazione a circa 24,5 miliardi di euro.
A riaccendere gli acquisti sono state soprattutto le indiscrezioni riportate nel fine settimana da Il Sole 24 Ore su possibili prove di dialogo tra UniCredit UCG e Crédit Agricole ACA per studiare un intervento sul dossier Banco BPM. Durante la seduta il titolo è arrivato a guadagnare oltre il 3%, collocandosi tra i migliori delle big cap italiane.
Non ci sono al momento conferme di una trattativa tra i due gruppi. L’indiscrezione amplia però ulteriormente il ventaglio degli scenari che interessano Banco BPM e soprattutto quello a disposizione di Crédit Agricole, azionista di riferimento di Piazza Meda.
Crédit Agricole diventa lo snodo della partita
Con una partecipazione del 29,3%, Crédit Agricole è il principale azionista di Banco BPM e la sua posizione può diventare determinante per il futuro della banca.
Il gruppo francese si trova infatti al centro di almeno tre possibili scenari: l’OPS lanciata da Banca MPS BMPS su Banco BPM, un’eventuale integrazione tra Banco BPM e Crédit Agricole Italia e, da ultimo, le indiscrezioni su un possibile dialogo con UniCredit.
Il ruolo di Crédit Agricole assume ancora maggiore rilevanza perché Banco BPM è uno dei tasselli principali della strategia attraverso cui Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Banca Monte dei Paschi di Siena, punta a rafforzare MPS di fronte all’OPAS lanciata da Intesa Sanpaolo ISP.
L’offerta per Banco BPM, infatti, fa parte di una strategia su due fronti, insieme all’OPS su Banca Generali BGN, con cui il Monte dei Paschi punta ad aumentare scala e diversificazione.
La strada verso MPS appare più difficile
La posizione di Crédit Agricole rappresenta però un ostacolo significativo per il progetto di Siena. Secondo quanto riportato la scorsa settimana dal quotidiano La Stampa, il gruppo francese considera l’offerta di MPS su Banco BPM poco attraente e non sufficientemente capace di creare valore per gli azionisti.
La posizione sarebbe stata comunicata a Lovaglio durante un recente incontro. Crédit Agricole guarderebbe invece con maggiore interesse a una possibile combinazione tra Banco BPM e le proprie attività bancarie italiane. MPS e Crédit Agricole non hanno commentato le indiscrezioni.
La partecipazione del 29,3% rende la posizione francese particolarmente importante per l’esito dell’offerta.
Prima ancora di arrivare agli azionisti di Banco BPM, Lovaglio dovrà inoltre ottenere il via libera degli azionisti di MPS: l’assemblea straordinaria chiamata a pronunciarsi sul progetto è prevista per il 29 ottobre e secondo il quotidiano MF-Milano Finanza dovrebbe essere convocata dal Cda in agenda giovedì 24 settembre.
L’opzione Crédit Agricole Italia-Banco BPM
La seconda strada porta direttamente a Parigi. Crédit Agricole ha già indicato in passato una combinazione tra Crédit Agricole Italia e Banco BPM come una possibile opzione strategica e continuerebbe a guardare a questa soluzione dopo aver respinto la prospettiva della precedente fusione alla pari tra Banco BPM e MPS.
Un’integrazione consentirebbe al gruppo francese di rafforzare significativamente la propria presenza in Italia, che rappresenta già il suo principale mercato al di fuori della Francia.
Secondo le stime di Deutsche Bank, una combinazione tra le attività italiane di Crédit Agricole e Banco BPM potrebbe generare risparmi annui nell’ordine di 870 milioni di euro.
L’operazione presenta però diversi nodi. Un semplice scambio azionario potrebbe portare Crédit Agricole a detenere una partecipazione molto elevata nel nuovo gruppo. Per ridurne il peso potrebbero quindi essere studiate strutture più articolate, compresa una componente in contanti.
Resta soprattutto la questione degli altri azionisti di Banco BPM. Un’eventuale operazione con Crédit Agricole Italia dovrebbe essere strutturata a condizioni considerate convenienti anche dai soci diversi dal gruppo francese, che non potrebbe partecipare al voto assembleare sull’operazione in quanto parte correlata. Secondo le indiscrezioni riportate da La Stampa, un accordo resta quindi ancora lontano.
La nuova suggestione porta a UniCredit
L’ultima opzione emersa sul mercato introduce nella partita un altro protagonista: UniCredit. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, ci sarebbe chi sostiene che UniCredit e Crédit Agricole stiano effettuando prove di dialogo per studiare un possibile intervento congiunto sul dossier Banco BPM.
Non sono stati forniti dettagli sulla possibile struttura dell’operazione e Banco BPM, UniCredit e Crédit Agricole non hanno commentato le indiscrezioni.
L’ipotesi ha comunque attirato immediatamente l’attenzione del mercato perché UniCredit aveva già provato ad acquisire Banco BPM con l’offerta lanciata alla fine del 2024 e successivamente ritirata nel luglio 2025 dopo lo scontro sulle prescrizioni legate all’esercizio del golden power, ossia dei poteri speciali del governo per porre condizioni o bloccare operazioni societarie in settori di rilevanza strategica e interesse nazionale.
Un dialogo con Crédit Agricole rappresenterebbe quindi un cambio significativo rispetto alla precedente contrapposizione tra i due gruppi sul futuro di Banco BPM.
UniCredit potrebbe tornare a guardare all’Italia
A rafforzare le speculazioni contribuisce anche la prospettiva che UniCredit possa tornare a concentrarsi maggiormente sul mercato italiano dopo gli sviluppi della partita tedesca su Commerzbank CBK.
Il Corriere della Sera ha riportato che la Banca centrale europea dovrebbe pronunciarsi a metà ottobre sull’operazione relativa a Commerzbank e che, una volta definito quel dossier, UniCredit potrebbe tornare a rivolgere maggiore attenzione all’Italia.
A quando la risposta sul futuro di Banco BPM?
La reazione del titolo nella seduta del 21 settembre mostra come il mercato stia attribuendo nuovamente a Banco BPM un premio legato alle possibili operazioni straordinarie. Il denominatore comune è Crédit Agricole.
Con quasi il 30% del capitale di Banco BPM, il gruppo guidato da Olivier Gavalda, amministratore delegato di Crédit Agricole, dispone oggi di diverse possibilità: sostenere un’operazione proposta da altri a condizioni eventualmente differenti, perseguire l’integrazione con le proprie attività italiane oppure valutare altre combinazioni industriali qualora emergessero proposte concrete.
La crescente quantità di scenari non significa però che una soluzione sia vicina. Al contrario, ciascuna delle alternative presenta importanti variabili e ostacoli societari, regolamentari e negoziali differenti.
