Punti chiave
- Con 123 miliardi di euro in gestione, il patrimonio degli ETF attivi è quintuplicato dal 2022.
- Gli analisti di Morningstar affermano che la crescita del patrimonio è stata trainata dai flussi di capitale, con la maggior parte dei fondi concentrati presso pochi operatori.
- J.P. Morgan domina il mercato europeo degli ETF attivi con una quota di poco superiore al 40%.
La crescita del mercato europeo degli exchange-traded fund (ETF) gestiti attivamente non mostra alcun segno di rallentamento. Il patrimonio in gestione è in aumento, nuovi operatori stanno entrando nel settore e il lancio di nuovi prodotti continua ad accelerare. Tuttavia, secondo gli analisti di Morningstar, il settore, nella sua prossima fase di crescita, dovrà evolversi oltre le strategie di “indicizzazione potenziata” verso prodotti caratterizzati da una maggiore convinzione. E ciò metterà alla prova la propensione degli investitori verso ETF più costosi.
Il settore europeo degli ETF attivi ha quasi quintuplicato il proprio volume dalla fine del 2022, raggiungendo i 123 miliardi di euro alla fine di agosto 2026. Si tratta di un aumento del 42% rispetto agli 86 miliardi registrati alla chiusura del 2025. Le strategie azionarie dominano il panorama con 84 miliardi di euro in gestione, pari al 67% del patrimonio, mentre il patrimonio degli ETF obbligazionari attivi ammontava a 26 miliardi, rappresentando il 21% del mercato.
Nonostante tale crescita, gli ETF attivi continuano a rappresentare una quota relativamente modesta del settore europeo degli ETF, pari solo al 3,8% del patrimonio totale, rispetto a una quota di circa il 13% registrata negli Stati Uniti.
«La crescita del patrimonio nel settore degli ETF attivi europei è stata in gran parte trainata dai flussi di capitale. La concorrenza si è intensificata, ma la maggior parte del patrimonio è rimasta concentrata in una manciata di gestori», afferma Jose Garcia-Zarate, senior principal del team Manager Research di Morningstar.
Gli ETF attivi europei sono sufficientemente attivi?
Una delle caratteristiche distintive del mercato europeo degli ETF attivi è il predominio delle strategie “timide” di indicizzazione attiva o potenziata. Si tratta di strategie attente al benchmark e caratterizzate da un basso tracking error, progettate per generare piccoli guadagni incrementali rispetto ai fondi indicizzati e utilizzate come elementi fondamentali all’interno dei portafogli. Le gamme “Research Enhanced” di J.P. Morgan e Fidelity rappresentano un esempio di questa tendenza, in quanto bilanciano un rischio attivo modesto con costi competitivi, secondo quanto affermano gli analisti di Morningstar.
«Sappiamo che alcuni gestori hanno ottenuto risultati positivi con i propri prodotti, la maggior parte dei quali rientra nella categoria dell’indicizzazione potenziata o dell’approccio semi-attivo», afferma Garcia-Zarate. «Per far crescere il mercato degli ETF attivi, non è sufficiente una crescita del patrimonio nei prodotti esistenti, ma è necessario che questa si verifichi anche nei nuovi prodotti e, cosa fondamentale, questi nuovi prodotti non possono essere tutti basati su strategie di indicizzazione potenziata», aggiunge.
Prima o poi, i gestori patrimoniali dovranno testare la propensione degli investitori verso strategie attive ad alta convinzione e a rischio più elevato, presentate sotto forma di ETF, che probabilmente comporteranno costi maggiori per gli investitori, aggiunge Garcia-Zarate. «Gli investitori accetteranno ETF dai costi più elevati? Queste strategie attive e più rischiose riusciranno a raggiungere i propri obiettivi? Dopotutto, l’ETF è solo un involucro e non una panacea per le carenze della gestione attiva.»
Perché gli ETF obbligazionari attivi potrebbero guidare la prossima ondata di crescita
I fondi azionari rappresentano la maggior parte del patrimonio e dei flussi, ma il reddito fisso si sta affermando come uno dei settori più promettenti in termini di crescita futura. Nei primi otto mesi del 2026, i flussi netti verso gli ETF attivi sono ammontati a 24,6 miliardi euro, pari al 7,7% del totale dei flussi, in aumento rispetto al 7,6% del 2025 e al 7,3% del 2024.
La maggior parte dei flussi è stata destinata alle strategie azionarie: 18,2 miliardi euro, pari al 73% di tutti i flussi verso gli ETF attivi registrati finora nel 2026. Tuttavia, a partire dal 2025, si è registrato un aumento sostanziale dei flussi verso gli ETF obbligazionari attivi; fino ad agosto, la raccolta di questi fondi, pari a circa 4,2 miliardi di euro, ha rappresentato il 17% di tutti i flussi verso gli ETF attivi. A titolo di confronto, nel 2024 è stata del 10%.
“Il reddito fisso è, intuitivamente, l’area meno contesa per l’Active Management e, pertanto, verrebbe da pensare che sia il contesto ideale in cui sperimentare gli ETF attivi”, afferma Garcia-Zarate.
J.P. Morgan è leader nel mercato europeo degli ETF attivi, in continua crescita
Nel 2026, J.P. Morgan Asset Management è rimasta il leader di mercato indiscusso nel settore degli ETF attivi in Europa, sebbene la sua quota sia scesa leggermente dal 44,0% al 40,8%. Fidelity ha mantenuto il secondo posto con il 9,1%, seguita da vicino da iShares con l’8,0%, che ha continuato a consolidare i progressi registrati nel trimestre precedente. In particolare, Invesco ha visto la propria quota di mercato balzare dal 4,0% al 6,2%, superando così Pimco.
La concentrazione complessiva del mercato è rimasta elevata, con i primi cinque operatori che, alla fine del secondo trimestre, rappresentavano il 69% del patrimonio totale.
Tuttavia, il panorama competitivo ha continuato ad ampliarsi, con l’ingresso sul mercato di tre nuovi operatori: Pictet, Carne Global Fund Managers e AllianceBernstein.
Molti nuovi ETF attivi faticano ad attirare gli investitori
Lo sviluppo dei prodotti ha subìto una forte accelerazione. Dopo il lancio di 149 nuovi ETF attivi nel 2025, da gennaio a agosto 2026 ne sono stati immessi sul mercato altri 97. L’offerta complessiva ha raggiunto quota 404 ETF, rispetto ai soli 68 registrati alla fine del 2023.
Gli ETF attivi hanno rappresentato il 23% di tutti i lanci di ETF europei nei primi otto mesi del 2026, dopo il 26% del 2025. Si tratta di un aumento significativo rispetto al 3,2% del 2022 e al 7,5% del 2023.
Tuttavia, il numero crescente di lanci non deve essere confuso con una prova della domanda da parte degli investitori. «Non lasciamoci ingannare da questa tendenza», afferma Garcia-Zarate. «I lanci non equivalgono a una crescita patrimoniale. Molti di questi lanci non riusciranno ad attirare l’interesse degli investitori».
Finora, le chiusure sono state relativamente rare. Tuttavia, ciò potrebbe semplicemente riflettere la giovane età del mercato europeo degli ETF attivi, piuttosto che costituire una prova del fatto che tutti questi prodotti si riveleranno sostenibili, afferma.
Perché il mercato europeo degli ETF attivi è ancora in ritardo rispetto a quello USA
Nel complesso, in termini di patrimonio e quota di mercato, il mercato europeo degli ETF attivi ha ancora molta strada da percorrere prima di poter mettere in discussione la supremazia dell’investimento passivo.
Negli Stati Uniti, la dinamica è diversa: la struttura degli ETF ha beneficiato di un trattamento fiscale più favorevole rispetto ai fondi aperti. «Stiamo assistendo a un’esplosione delle conversioni di fondi attivi nel formato ETF e, di conseguenza, il patrimonio si sposta automaticamente verso il versante degli ETF attivi», afferma Garcia-Zarate. «Negli Stati Uniti il passive investment continua a dominare, ma il settore attivo ha più spazio per crescere più rapidamente rispetto a qui in Europa».
Per l’Europa, ciò rende particolarmente importante la prossima fase di sviluppo. Il mercato può continuare a crescere grazie a nuovi lanci e a flussi consistenti, ma una diffusione molto più ampia degli ETF attivi richiederà probabilmente una gamma più ampia di strategie realmente differenziate.

