Valerio Baselli: Buongiorno e benvenuti. Dopo anni di sottoperformance, i titoli europei hanno nuovamente attirato l’attenzione degli investitori. Le valutazioni rimangono interessanti, i tassi di interesse sembrano avvicinarsi al picco e il dibattito si sta spostando dalla questione se investire in Europa a come farlo.
Per approfondire questo argomento, oggi mi trovo in compagnia di Hywel Franklin, responsabile delle azioni europee di Mirabaud Asset Management.
Hywel, innanzitutto, cosa rende il 2026 un anno potenzialmente diverso per i titoli azionari europei?
Hywel Franklin: Valerio, ritengo che il 2026 potrebbe davvero essere un anno straordinario per l’Europa. Uno degli aspetti fondamentali è che ora disponiamo di tutti gli ingredienti necessari per la ripresa: valutazioni basse, allocazione insufficiente da parte degli investitori e un sostegno monetario e fiscale che sembra essere ampiamente garantito. Inoltre, le aspettative sulle società sono basse, il che dovrebbe consentire loro di registrare un certo rialzo. Questi sono alcuni dei motivi a favore dell’Europa.
Baselli: Una delle questioni più controverse nel 2026 è se le small cap europee, che sono state a lungo sotto pressione, offrano ora opportunità migliori rispetto alle large cap che solitamente dominano i portafogli. Qual è la sua opinione in merito?
Franklin: Per me non c’è alcun dubbio. Ritengo che da questo momento in poi si debba puntare sulle small cap. La realtà è che quando gli investitori cercano di riallocare i propri capitali in Europa, talvolta optano inizialmente per le large cap. Si tratta di un’operazione più semplice da eseguire in una fase iniziale, ma le small cap presentano un potenziale di rialzo maggiore, un migliore supporto valutativo e, con il miglioramento del contesto, a nostro avviso dovrebbero reagire in modo più deciso rispetto alle large cap.
Baselli: Quali mercati o settori offrono attualmente le opportunità più interessanti nel segmento delle small cap in Europa?
Franklin: Attualmente, stiamo individuando opportunità interessanti in diversi paesi. Potrebbe trattarsi di Italia, Norvegia, Germania, paesi in cui abbiamo una posizione sovrappesata. Riteniamo che vi siano molte opportunità nei settori finanziario e dei consumi. Tuttavia, per noi è fondamentale essere molto attivi e selettivi. Stiamo individuando le migliori opportunità in settori sottovalutati, poco posseduti e in particolare nella fascia più piccola del mercato, quella al di sotto dei 2 miliardi di euro.
Baselli: Il divario di valutazione tra le small cap e le large cap europee è attualmente molto ampio. Ritiene che i flussi passivi abbiano in qualche modo distorto le valutazioni a favore delle large cap? Se sì, quali sono le conseguenze?
Franklin: A mio avviso, senza dubbio, i flussi passivi hanno avuto un forte impatto sul mercato. Purtroppo, ciò implica che alcune valutazioni vengono spinte oltre la realtà. Uno dei problemi che ne deriva è che alcuni dei titoli più importanti del mercato diventano più rischiosi. Uno degli scenari da considerare è cosa accadrebbe se alcuni di questi flussi passivi si invertissero. In tale contesto, potremmo scoprire che le società più grandi si rivelano più vulnerabili e volatili rispetto al passato. Questo è, ancora una volta, uno dei motivi per cui preferiamo il segmento più piccolo del mercato, poiché riteniamo che vi siano meno investitori passivi che acquistano senza considerare i fondamentali e la valutazione.
Baselli: Il rischio di liquidità viene spesso citato come motivo per evitare i titoli a bassa capitalizzazione. Quali sono, a suo avviso, i rischi maggiori per una ripresa dei titoli europei a bassa capitalizzazione?
Franklin: Ritengo che nel lungo termine non vi siano molti motivi di preoccupazione. Ritengo che, se mai, vi siano fattori che potrebbero ritardare la ripresa. Questi potrebbero essere, ad esempio, shock economici o gravi errori politici, o ancora una recessione, che ovviamente danneggerebbe tutti gli asset rischiosi. Tuttavia, in ultima analisi, ritengo che vi siano altri settori del mercato, come ho già menzionato, che appaiono più vulnerabili. Abbiamo discusso dei flussi passivi, ma dobbiamo anche considerare la concentrazione del mercato in settori particolarmente attivi, come gli Stati Uniti, i titoli tecnologici e alcune società esposte all’IA, dove, se tale tesi fosse realmente messa in discussione, potremmo assistere a un calo molto più significativo.
Baselli: Infine, potrebbe indicare tre titoli europei a bassa capitalizzazione che apprezza particolarmente in questo momento?
Franklin: Certamente. Dunque, in Italia apprezziamo molto Credito Emiliano CE. Si tratta di una banca italiana, ma che opera anche nel settore della gestione patrimoniale, il che è molto interessante e le sta consentendo di acquisire quote di mercato nel tempo. Abbiamo Norma NOEJ, una società quotata in Germania. Opera nel settore automobilistico e industriale. Si tratta di un settore che suscita molto scetticismo nel mercato, ma in cui noi vediamo un valore significativo. E forse, come terza, AcadeMedia ACAD, in Svezia, un’azienda che opera nel settore scolastico, con un’ottima visibilità. Inoltre, è un’azienda che genera un flusso di cassa estremamente elevato. Queste sarebbero quindi le tre aziende che apprezziamo particolarmente nel settore delle small cap europee.
Baselli: Molto interessante, grazie per il tempo che ci ha dedicato, Hywel. Per Morningstar, sono Valerio Baselli. Grazie per averci seguito.
