Dal risiko bancario al risparmio gestito: quali scenari per Banca Mediolanum & C.?

L’offerta di Intesa Sanpaolo su MPS e il ruolo strategico di Mediobanca riaccendono il dibattito sul futuro dei titoli del wealth management italiano, in particolare Banca Mediolanum, Fineco e Banca Generali.

""

Punti chiave

  • L’operazione Intesa-MPS-Mediobanca rafforza il peso del wealth management nel nuovo risiko finanziario italiano.
  • Banca Mediolanum resta uno dei principali protagonisti potenziali del settore, ma continua a privilegiare la crescita organica.
  • Fineco e Banca Generali vedono nel consolidamento bancario un’opportunità per accelerare lo sviluppo delle attività di consulenza e gestione del risparmio.

Con l’Italia che continua a rappresentare il principale epicentro dell’attività di M&A bancaria europea, il mercato inizia a interrogarsi su un possibile effetto contagio verso il settore del risparmio gestito e del wealth management.

I punti di contatto tra i due mondi sono numerosi e il ruolo assunto da Mediobanca MB nelle più recenti operazioni di consolidamento bancario ne è una dimostrazione evidente. Un ruolo ulteriormente rafforzato dall’offerta lanciata da Intesa Sanpaolo ISP su Monte dei Paschi di Siena BMPS.

Secondo il progetto presentato dal gruppo guidato da Carlo Messina, Intesa manterrebbe il controllo di Mediobanca, inclusa la partecipazione del 13% detenuta in Generali G, oltre a una quota rilevante della capacità reddituale del gruppo risultante dall’operazione.

“L’acquisizione di Monte Paschi di Siena e Mediobanca ci porterà un volume significativo di gestione patrimoniale”, ha affermato Carlo Messina nel corso di un’intervista a Bloomberg TV. Secondo il manager, Intesa Sanpaolo potrebbe arrivare a gestire masse complessive prossime ai 2.000 miliardi di euro.

È proprio questo passaggio ad alimentare una nuova domanda tra gli investitori: come reagiranno i grandi operatori italiani del risparmio gestito e della consulenza finanziaria, a partire da Banca Mediolanum?

Il rafforzamento di Intesa nel wealth management non passa inosservato

Come sottolineato da Carlo Messina, una parte rilevante del valore strategico dell’operazione risiede nelle attività di wealth management e credito al consumo che Intesa acquisirebbe attraverso Mediobanca.

Secondo MF-Milano Finanza, il rafforzamento nel risparmio gestito passerebbe soprattutto attraverso le reti distributive più che attraverso le fabbriche prodotto. MPS, dopo la cessione della partecipazione in Anima ANIM nel 2015, ha infatti mantenuto prevalentemente un ruolo distributivo nel settore. Anche il contributo di Mediobanca appare relativamente contenuto rispetto alle dimensioni di Eurizon, la società di gestione del gruppo Intesa, che amministra quasi 600 miliardi di euro di masse.

L’aspetto più rilevante riguarda invece le reti di consulenza. L’integrazione di Widiba, Mediobanca Premier e delle strutture private di Intesa porterebbe la forza commerciale complessiva oltre quota 8.700 consulenti e private banker. Un numero che supererebbe di oltre 4.000 professionisti la rete di Banca Mediolanum BMED, che conta 4.667 consulenti finanziari.

Anche sul fronte delle masse i numeri risultano significativi. Le reti coinvolte amministrano complessivamente circa 429 miliardi di euro, tra i 207,3 miliardi di Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking, i 173,4 miliardi di Intesa Sanpaolo Private Banking, i 38,5 miliardi di Mediobanca Premier e i 9,9 miliardi di Widiba.

Secondo Intermonte, che conferma la raccomandazione «outperform» con target price a 7,3 euro su Intesa Sanpaolo, l’operazione rafforza il gruppo nelle attività di corporate & investment banking e wealth management grazie al contributo di Mediobanca.

Anche Equita SIM, che mantiene il giudizio «buy» con target price a 7,4 euro, ritiene che l’operazione abbia una forte logica industriale grazie al rafforzamento delle attività di wealth management e credito al consumo.

Un risiko assicurativo e del risparmio gestito?

David Coppini, Investment Manager di First Capital, ha invitato a leggere l’operazione partendo dal punto di arrivo e non da quello di partenza.

Secondo Coppini, il vero obiettivo strategico sarebbe la partecipazione di Mediobanca in Generali e il conseguente accesso a uno dei principali poli europei del risparmio gestito e della bancassurance. In un contesto caratterizzato dal progressivo calo dei margini di interesse, il wealth management e le commissioni diventano infatti una delle principali fonti di crescita per gli operatori finanziari. Da questa prospettiva, il consolidamento bancario potrebbe rappresentare soltanto il primo capitolo di un riassetto più ampio che coinvolge assicurazioni, reti di consulenza e gestione del risparmio.

Banca Mediolanum, M&A difficile, ma non impossibile

In questo scenario Banca Mediolanum appare uno degli osservati speciali. Il titolo ha chiuso la seduta del 12 giugno a 20,61 euro, con un rialzo del 48,39% negli ultimi dodici mesi e una capitalizzazione salita a 15,70 miliardi di euro.

Durante le celebrazioni per il trentesimo anniversario della quotazione del gruppo, l’amministratore delegato Massimo Doris ha affrontato apertamente il tema delle acquisizioni.

“Dico sempre che è difficile. Non impossibile. È molto difficile perché siamo un istituto con delle caratteristiche particolari: un istituto che si basa in modo importante sui consulenti finanziari, che sono degli imprenditori”, ha spiegato Doris.

Il manager ha ricordato come la relazione tra consulenti e clienti rappresenti il principale asset competitivo del gruppo e come eventuali operazioni straordinarie debbano tenere conto di questa peculiarità.

Parallelamente, la banca sta valutando la cessione di Flowe, la fintech specializzata nei servizi di pagamento. Doris ha confermato l’esistenza di manifestazioni di interesse da parte di diversi operatori industriali, tra cui Nexi NEXI, Bancomat, Numia e Dinit Card Services.

Banca Mediolanum continua a puntare sulla crescita organica

Al momento la priorità strategica del gruppo resta comunque la crescita organica. Gli analisti di Equita SIM, che mantengono la raccomandazione «buy» e un target price di 22,2 euro, sottolineano come il management continui a vedere ampi spazi di espansione sia in Italia sia in Spagna.

Secondo Equita SIM, Banca Mediolanum continua a beneficiare della capacità degli operatori specializzati di conquistare quote di mercato. Anche il progetto dedicato ai grandi patrimoni continua a mostrare risultati incoraggianti. Le masse riconducibili a questa iniziativa hanno raggiunto circa 20 miliardi di euro rispetto ai 16 miliardi del lancio, con l’obiettivo di raddoppiare entro il 2030.

Gli analisti evidenziano inoltre la resilienza della raccolta e la capacità della banca di mantenere elevati livelli di crescita anche in fasi di maggiore volatilità dei mercati.

Una visione condivisa anche da Intesa Sanpaolo Research, che conferma il giudizio «buy» e un prezzo obiettivo di 21,0 euro. Secondo gli analisti, uno dei principali punti di forza del gruppo resta la capacità di attrarre flussi netti verso le masse gestite anche in contesti di mercato complessi.

Fineco vede opportunità nel consolidamento

Anche Fineco FBK osserva con attenzione l’evoluzione del settore. Nel corso della Equita Financial Conference di giugno, il management della banca ha indicato l’ulteriore consolidamento bancario come un fattore potenzialmente positivo per accelerare la crescita.

Gli analisti di Equita SIM evidenziano come Fineco continui a beneficiare di una raccolta di nuovi clienti di elevata qualità, con una forte presenza di investitori under 35 e clientela private.

L’amministratore delegato Alessandro Foti ha ricordato che Fineco detiene ancora una quota relativamente limitata del mercato italiano del risparmio, pari a circa il 3,7% dei 4.155 miliardi di euro complessivamente detenuti dalle famiglie italiane. Proprio per questo il gruppo ritiene di poter beneficiare dei grandi trend strutturali che stanno trasformando il settore, tra cui il consolidamento bancario e la crescente domanda di consulenza specializzata.

Banca Generali entrerà nel risiko del wealth management?

Anche Banca Generali BGN si presenta all’appuntamento con il possibile nuovo risiko del wealth management in una posizione particolarmente favorevole.

Nella seduta del 12 giugno, il titolo ha superato per la prima volta la soglia dei 60,0 euro, aggiornando il proprio massimo storico a 60,3 euro.

A sostenere il sentiment contribuiscono anche i dati sulla raccolta. A maggio il gruppo ha registrato una raccolta netta di 1,049 miliardi di euro, in crescita del 72% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, portando il totale da inizio anno a 3,8 miliardi.

Banca Generali non è nuova alle operazioni straordinarie. Nel gennaio 2025 ha completato l’acquisizione di Intermonte per 98,2 milioni di euro, rafforzando le proprie competenze nell’investment banking. Pochi mesi dopo è stata al centro del tentativo di acquisizione da parte di Mediobanca, operazione che non ha ottenuto il via libera degli azionisti.

Risparmio gestito, un settore che si sta già consolidando

Se oggi il mercato guarda alle possibili conseguenze dell’operazione Intesa-MPS-Mediobanca, è anche perché negli ultimi due anni il settore ha già vissuto una significativa stagione di consolidamento.

L’acquisizione di Intermonte da parte di Banca Generali, il controllo totalitario di Anima da parte di Banco BPM BAMI, il tentativo di Mediobanca su Banca Generali e il ruolo crescente assunto dalle attività di wealth management nelle strategie dei grandi gruppi bancari indicano che il processo è già in corso.

La nuova offensiva di Intesa Sanpaolo potrebbe rappresentare un ulteriore acceleratore. In questo scenario, operatori come Banca Mediolanum, Fineco e Banca Generali si trovano di fronte a una sfida cruciale: continuare a crescere facendo leva sulla propria specializzazione oppure diventare protagonisti di una nuova stagione di aggregazioni nel risparmio gestito italiano.

L'autore o gli autori non possiedono posizioni nei titoli menzionati in questo articolo. Leggi la Policy editoriale di Morningstar.