Quanto si deve investire in previdenza complementare per anticipare la pensione?

Secondo un recente studio, per i più giovani il solo conferimento del TFR a un fondo pensione azionario potrebbe far raggiungere le soglie previste per l’anticipo. In altri casi, serve integrare.

Illustration de collage d'un homme devant un ordinateur avec des graphiques et des formes en arrière-plan.

Punti chiave:

  • La Legge di Bilancio 2025 ha introdotto la possibilità di conteggiare la rendita proveniente dai fondi pensione ai fini del raggiungimento della soglia per l’accesso alla pensione anticipata.
  • Per i profili per i quali il TFR non basta, sarebbe necessario aggiungere contributi volontari di tasca propria, che andrebbero da 58 a 568€ mensili a seconda di età e linea di investimento scelta.
  • Per i lavoratori autonomi, in assenza di TFR, il versamento mensile necessario per poter ambire alla pensione anticipata è sicuramente maggiore.

Mentre l’ultimo Rapporto annuale dell’INPS, presentato lo scorso 16 luglio alla Camera dei deputati, certifica – tra le altre cose – un netto aumento dell’età pensionabile media tra il 2023 e il 2024, un recente studio a cura di Moneyfarm fa luce su come la previdenza complementare possa essere l’asso nella manica per poter andare in pensione in anticipo.

Il governo ha infatti ridotto fortemente la platea che potrebbe usufruire di Quota 100 ed Opzione donna, due opzioni temporanee che negli anni scorsi permettevano di andare in pensione in anticipo. Allo stesso tempo, però, la Legge di Bilancio 2025 ha introdotto per la prima volta la possibilità di un accesso agevolato alla pensione anticipata per i lavoratori interamente contributivi (cioè coloro che hanno iniziato a versare contributi dal primo gennaio 1996) che faccia valere le rendite della previdenza integrativa ai fini del raggiungimento della soglia minima dell’assegno di pensione.

Una norma evidentemente introdotta allo scopo di spingere la previdenza integrativa, la quale fatica ancora a decollare nel nostro Paese. Secondo gli ultimi dati della Covip, solo poco più di un lavoratore su tre (38,3%) risulta iscritto a una qualche forma di previdenza complementare, e appena uno su quattro (27,6%) vi versa attivamente dei contributi o il proprio TFR (Trattamento di fine rapporto).

In sostanza, d’ora in poi sarà possibile conteggiare, oltre ai contributi versati all’INPS, anche quelli accumulati presso il fondo pensione. Ma quanto si dovrebbe accantonare esattamente?

Il ruolo del TFR

Moneyfarm ha recentemente pubblicato uno studio che cerca proprio di rispodere a questa domanda e che presenta diverse simulazioni a seconda dell’età e della situazione lavorativa del soggetto in questione.

I lavoratori dipendenti, in particolare, hanno a disposizione uno strumento in più per alimentare il proprio fondo pensione e – potenzialmente – anticipare il momento dell’uscita dal mondo del lavoro, senza intaccare direttamente le proprie disponibilità economiche: il TFR. “Soprattutto per i più giovani, come trentenni e trentacinquenni, il conferimento del TFR maturando (cioè quello che si accumula da un certo momento in avanti, mentre il TFR maturato si riferisce alla somma totale accantonata fino a quel momento, Ndr) in un fondo pensione con una linea di investimento azionaria potrebbe già da solo consentire il superamento delle soglie previste per l’anticipo della pensione”, si legge nell’analisi.

Per i profili per i quali il TFR non basta, secondo l’analisi sarebbe necessario aggiungere contributi volontari di tasca propria, che andrebbero da EUR 58 mensili per un quarantenne che investisse ad alto rischio, fino a EUR 568 mensili di un cinquantenne che propendesse per una linea a basso rischio.

Per gli autonomi si alza la soglia minima

Per i lavoratori autonomi, in assenza di TFR, il versamento mensile necessario per poter ambire alla pensione anticipata è sicuramente maggiore. Anche qui, però, l’età a cui si inizia ad accantonare nel fondo pensione è dirimente: per un trentenne autonomo potrebbero essere sufficienti EUR 69 al mese investiti in una linea azionaria, contro EUR 94 di un trentacinquenne e EUR 157 di un quarantenne, fino ad arrivare a EUR 480 di un cinquantenne.

I “vantaggi” di essere madri

A causa delle interruzioni di carriera legate alla maternità e alla cura dei figli e del divario salariale, spesso le donne finiscono con l’essere penalizzate da un montante contributivo più basso e corrono il rischio di non superare la soglia standard per l’accesso alla pensione anticipata contributiva.

Per questo, alle lavoratrici con uno (2,8 volte) e due o più figli (2,6 volte) è richiesto un importo minimo di pensione inferiore rispetto alle 3,2 volte l’assegno sociale stabilito.

“Grazie a questa agevolazione, – si legge nel report di Moneyfarm – con il versamento del TFR maturato e maturando tutte le lavoratrici dipendenti con almeno due figli considerate dalla simulazione riuscirebbero a raggiungere l’obiettivo di andare prima in pensione, come del resto accadrebbe anche alle dipendenti tra i 30 e i 45 anni che investissero il solo TFR maturando in una linea ad alto rischio”.

Il vantaggio è tangibile anche per le lavoratrici autonome, che dovrebbero versare contributi volontari decisamente più sostenibili, compresi tra EUR 22 al mese di una trentenne che investisse ad alto rischio e EUR 219 di una cinquantenne che scegliesse una linea a basso rischio.

L'autore o gli autori non possiedono posizioni nei titoli menzionati in questo articolo. Leggi la Policy editoriale di Morningstar.