Previdenza complementare, il sistema accelera ma la copertura resta insufficiente

Quasi 10,5 milioni di aderenti e un patrimonio che supera i 262 miliardi. La relazione COVIP fotografa un settore sempre più maturo e concentrato.

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Punti chiave

  • La previdenza complementare continua a crescere e rappresenta ormai l’11,6% del Pil italiano. Nel 2025 le nuove iscrizioni sono aumentate del 16% rispetto all’anno precedente.
  • Il settore è sempre più concentrato: le forme pensionistiche scendono a 273 da 739, mentre i fondi di maggiori dimensioni gestiscono l’86% del patrimonio complessivo.
  • La sfida resta ampliare la partecipazione: meno del 40% della forza lavoro aderisce a un fondo pensione e persistono forti divari territoriali, di genere e tra categorie di lavoratori.

La previdenza complementare italiana entra in una nuova fase di maturità. Non soltanto perché gli iscritti hanno ormai superato quota 10 milioni, ma perché il settore sta cambiando struttura: meno fondi, dimensioni più grandi, maggiore capacità di investimento e un progressivo spostamento verso asset alternativi e investimenti nell’economia reale.

È questa la fotografia che emerge dalla Relazione annuale 2025 della Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione), dalla quale si ricava un messaggio diverso rispetto alla semplice crescita degli indicatori: il sistema continua a espandersi, ma resta lontano dall’essere uno strumento realmente universale di integrazione pensionistica.

Alla fine del 2025 gli aderenti alla previdenza complementare sono 10,425 milioni (+4,8%), mentre il patrimonio raggiunge i 262 miliardi di euro (+7,7%), pari all’11,6% del Pil italiano. Una massa finanziaria che rende sempre più centrale il ruolo della previdenza complementare non solo come pilastro del welfare futuro, ma anche come investitore istituzionale capace di incidere sul finanziamento dell’economia reale. La crescita è stata sostenuta sia dall’aumento della raccolta contributiva sia dall’andamento favorevole dei mercati finanziari, che ha generato oltre 10 miliardi di euro di rendimento netto della gestione finanziaria.

Il consolidamento cambia il volto del settore

Uno degli aspetti più interessanti della relazione riguarda il processo di concentrazione dell’industria della previdenza complementare.

Le forme pensionistiche operative sono oggi 273, contro le 739 del 1999. Non si tratta di una contrazione del mercato, ma del risultato di fusioni e accorpamenti che hanno aumentato in modo significativo la dimensione media dei fondi. Oggi 63 forme gestiscono oltre un miliardo di euro ciascuna e concentrano l’86% dell’intero patrimonio previdenziale, una quota salita di dieci punti percentuali in appena cinque anni.

Per la Covip questo processo rafforza la capacità degli operatori di affrontare mercati finanziari sempre più complessi, migliorando efficienza gestionale e possibilità di diversificazione.

Aumentano gli iscritti, ma la copertura resta incompleta

L’aumento delle adesioni rappresenta uno dei segnali più positivi del 2025. Le nuove iscrizioni hanno sfiorato le 930 mila unità, con una crescita superiore al 16% rispetto all’anno precedente e un’accelerazione soprattutto delle adesioni volontarie, che tornano a prevalere rispetto alle adesioni contrattuali.

Il dato, tuttavia, va letto insieme a un’altra evidenza. Nonostante il continuo aumento degli aderenti, la previdenza complementare coinvolge ancora meno del 40% della forza lavoro italiana. Se si considerano soltanto coloro che hanno effettivamente versato contributi nel corso del 2025, la partecipazione scende al 29%.

In altre parole, oltre due lavoratori su tre non stanno alimentando in modo continuativo una pensione integrativa.

Il divario non è più soltanto generazionale

Negli ultimi anni il dibattito si è concentrato soprattutto sul limitato coinvolgimento dei giovani. La relazione evidenzia invece un quadro più articolato.

La presenza degli under-35 continua a crescere e rappresenta ormai il 20,8% degli iscritti, contro il 17,5% di cinque anni fa. Anche il tasso di partecipazione dei giovani rispetto alla forza lavoro mostra un miglioramento costante.

Restano invece molto marcati altri squilibri. Le donne, ad esempio, rappresentano soltanto il 38,8% degli iscritti e continuano a versare contributi medi inferiori del 16% rispetto agli uomini. Parallelamente permane una forte frattura territoriale: oltre il 57% degli aderenti risiede nelle regioni del Nord, mentre nel Mezzogiorno la diffusione della previdenza complementare rimane significativamente inferiore alla media nazionale.

Sono dati che riflettono differenze strutturali del mercato del lavoro italiano e che rischiano di tradursi, nel lungo periodo, in disuguaglianze pensionistiche ancora più accentuate.

Più rischio in portafoglio

Sul fronte degli investimenti emerge un cambiamento graduale ma significativo. Le obbligazioni restano l’asset principale, con circa il 56% dei portafogli, ma aumenta l’esposizione azionaria, che raggiunge quasi il 33% considerando anche gli investimenti detenuti tramite fondi comuni.

Ancora più rilevante è l’apertura crescente verso strumenti alternativi, come private equity, private debt e fondi infrastrutturali. La Covip, infatti, sottolinea come un numero sempre maggiore di fondi, in particolare quelli negoziali, stia utilizzando questi strumenti sia per migliorare la diversificazione sia per incrementare il contributo agli investimenti nell’economia italiana. Gli impieghi domestici ammontano ormai a quasi 44 miliardi di euro, senza che ciò abbia modificato il profilo di diversificazione internazionale dei portafogli.

Rendimenti superiori al TFR, ma gli iscritti restano prudenti

Il 2025 conferma una dinamica ormai consolidata: sul lungo periodo le linee con maggiore componente azionaria continuano a battere il rendimento del trattamento di fine rapporto.

Nel decennio 2015-2025 le linee a contenuto azionario hanno conseguito rendimenti netti medi annui composti che si collocano tra il 4,8 e il 5,1%, contro il 2,5% della rivalutazione del TFR. Un risultato positivo, ma di parecchio inferiore all’11,7% annuo guadagnato dall’indice Morningstar Global Markets e del 13,9% del Morningstar Italy Index.

La relazione, comunque, evidenzia un punto importante: il persistente disallineamento tra l’orizzonte temporale della previdenza e il comportamento degli investitori, ancora orientati verso profili di rischio contenuti anche quando dispongono di decenni prima del pensionamento.

Il nodo dei costi resta aperto

Se i rendimenti premiano la gestione di lungo periodo, i costi continuano a rappresentare uno degli elementi di maggiore differenziazione tra i diversi strumenti.

L’Indicatore sintetico dei costi a dieci anni è pari allo 0,47% nei fondi negoziali, sale all’1,36% nei fondi aperti e raggiunge il 2,17% nei PIP assicurativi. La Covip ricorda che una differenza di appena un punto percentuale di costo annuo può tradursi, nell’arco di una carriera lavorativa di 35 anni, in una prestazione finale superiore del 18-20%.

È un richiamo che assume particolare rilievo in un mercato dove la distribuzione commerciale continua a incidere significativamente sul prezzo finale dei prodotti assicurativi.

L'autore o gli autori non possiedono posizioni nei titoli menzionati in questo articolo. Leggi la Policy editoriale di Morningstar.