Punti chiave
- Il 77,5% degli italiani over 50 è preoccupato per il longevity risk finanziario e teme di esaurire i risparmi nel lungo periodo.
- Il rischio è fortemente legato al reddito: il 53,4% dei redditi più bassi è molto preoccupato contro l’8,4% di chi guadagna di più.
- Solo il 20,8% ha aderito a un fondo pensione, mentre il 58,8% non possiede risparmi oltre il conto corrente. Tra gli investimenti, sono le polizze assicurative la scelta prevalente.
Si chiama Longevity risk, rappresenta il rischio che una vita più lunga del previsto metta sotto pressione risparmi, welfare e capacità individuale di autosostentamento, e toglie il sonno alla stragrande maggioranza degli over-50 italiani.
È quanto emerge dal sondaggio Chi sono, cosa fanno, come vivono e cosa vogliono i Longennial italiani, ideato dai professori Alberto Brambilla e Gian Carlo Blangiardo per il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali e condotto in collaborazione con Format Research.
L’analisi, che ha riguardato un campione di 5.120 italiani di età superiore ai 50 anni, stratificato per genere, classe anagrafica (50-64 anni, 65-74 anni, dai 74 anni in su) e macroarea geografica di residenza (Nord Ovest, Nord Est, Centro, Sud e Isole), analizza i tratti salienti della platea di riferimento indagandone stili di vita, aspettative per il futuro e abitudini nei confronti di salute, prodotti di consumo e gestione della propria posizione finanziaria.
Un popolo che ha paura di invecchiare
Il primo dato che colpisce è l’ampiezza della preoccupazione relativa alla longevità: l’88,7% degli intervistati dichiara di avere timore dell’invecchiamento. Tuttavia, la dimensione economica non è la principale fonte di ansia. Al vertice delle paure si colloca infatti la perdita di autosufficienza (38,9%), seguita dalla perdita di autonomia (19,7%).
Eppure, quando il tema viene esplicitato in termini economici, emerge una forte consapevolezza. Il 77,5% degli italiani over-50 si dichiara preoccupato che le proprie risorse possano non bastare nel lungo periodo. Nel dettaglio, il 35% è “molto preoccupato”, il 42,5% “abbastanza preoccupato” e il 22,5% “poco o per nulla preoccupato”.
La variabile davvero discriminante, però, è il reddito: tra chi guadagna meno di 1.000 euro al mese, il 53,4% è molto preoccupato, tra chi supera i 3.500 euro la quota scende all’8,4%, mentre il 26,2% dei redditi più alti non esprime alcuna preoccupazione.
Nonostante i timori, niente pensione di scorta e poca delega finanziaria
Una delle principali incongruenze che risulta dall’analisi è il ricorso ancora molto limitato degli italiani alle forme pensionistiche integrative, nonostante le preoccupazioni per la vita post-lavorativa. Soltanto il 20,8% degli intervistati, infatti, ha dichiarato di aver sottoscritto un fondo pensione, a riprova della scarsa propensione alla pianificazione finanziaria di lungo periodo.
Anche nella gestione patrimoniale prevale un approccio conservativo e di attesa passiva. Il 58,8% del campione, infatti, dichiara di non detenere risparmi al di là del proprio conto corrente, una percentuale che sale al 74,1% tra gli ultra 74enni.
In generale, la maggioranza degli over-50 preferisce detenere il controllo diretto del proprio patrimonio. Il sondaggio rileva che il supporto consulenziale è diffuso ma la delega riguarda solo una quota minoritaria di rispondenti, e in particolare i titolari di redditi elevati o di grandi patrimoni, i quali preferiscono appoggiarsi a servizi private (36,2%) o a consulenti finanziari (21,4%) oltre che alla propria banca (31,4%). In caso di investimenti a prevalere sono invece polizze assicurative (35,8%), titoli di Stato o obbligazioni (25,6%) e fondi comuni (25,3%).
L’elefante nella stanza: il passaggio generazionale
Un altro dato che conferma la visione poco strutturata e non improntata al lungo periodo riguarda la pianificazione successoria. Solo il 14% degli intervistati ha già preso decisioni attive circa la propria eredità: la media percentuale sale al 21,5% tra gli over-74, mentre cala al 9,9% nella fascia di età compresa tra i 50 e i 64 anni.
Se è comunque elevata la quota di quanti ancora non ci hanno pensato, pari al 53,2% dei rispondenti, merita attenzione quel 2,6% di intervistati che dichiara, in assenza di figli o nipoti, di aver pensato a un lascito. “Un’eventualità che potrebbe farsi ben più ricorrente in futuro alla luce delle profonde trasformazioni non solo demografiche ma anche sociali”, si legge nel report.
Longevity risk: il paradosso italiano
Dalla ricerca emerge un paradosso evidente: gli italiani sono consapevoli dei rischi della longevità, soprattutto sul piano sanitario ed economico. Tuttavia, questa consapevolezza non si traduce in comportamenti adeguati di pianificazione, protezione e investimento.
Il risultato è una popolazione che teme di vivere più a lungo senza avere strumenti sufficienti per sostenere questa longevità. Un gap che chiama in causa non solo i singoli individui, ma anche il sistema di welfare e il mercato dei servizi finanziari e assicurativi, che dovranno colmare una distanza sempre più critica tra aspettative di vita e capacità di sostenerle nel tempo.

