I fondi pensione azionari battono il TFR ma non i mercati

Previdenza complementare: tutte le linee d’investimento chiudono il 2025 in positivo. Salgono adesioni e risorse in gestione.

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Punti chiave

  • Nel 2025 i fondi pensione azionari hanno guadagnato in media tra il 7,7% e il 9,6%.
  • Nel lungo periodo tutte le linee azionarie e bilanciate battono il TFR, ma sottoperformano i mercati azionari globali e Borsa Italiana.
  • L’anno scorso, gli strumenti di previdenza complementare hanno raccolto 17,4 miliardi di euro, in aumento del 10,1% rispetto al 2024.

Nonostante un inizio piuttosto complicato, i fondi pensione chiudono il 2025 in territorio positivo. Secondo gli ultimi dati della Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione), al netto dei costi di gestione e della fiscalità, nel corso del 2025 i rendimenti delle forme di previdenza complementare hanno beneficiato delle condizioni dei mercati finanziari nel complesso distese nonostante la fase di accentuata volatilità nella prima parte dell’anno dovuta dell’acuirsi delle tensioni commerciali.

I rendimenti dei fondi pensione

Per i comparti azionari si riscontrano nel 2025 rendimenti medi del 7,7% nei fondi negoziali e del 9,6% in quelli aperti; nei PIP (Piani individuali di risparmio) di ramo III il rendimento è stato del 7,8%. Dei risultati tuttosommato in linea con quelli dei mercati azionari globali (il Morningstar Global Markets Index è salito dell’8,1% nello stesso periodo), ma che hanno decisamente sottoperformato l’andamento della Borsa di Milano, con l’indice Morningstar Italy salito l’anno passato del 39,3%.

Nelle linee bilanciate i risultati sono in media pari al 5,1% nei fondi negoziali e al 5,5% nei fondi aperti; nei PIP sono, invece, pari al 3,5%. Rendimenti medi dell’ordine dell’1-2% si rilevano infine per i comparti obbligazionari e garantiti.

Valutando i rendimenti su orizzonti temporali più lunghi e coerenti con le finalità del risparmio previdenziale, nel periodo di dieci anni da fine 2015 a fine 2025 le linee a contenuto azionario hanno conseguito rendimenti netti medi annui composti che si collocano tra il 4,8 e il 5,1% per tutte le tipologie di forme pensionistiche. Un risultato positivo, ma di parecchio inferiore all’11,7% annuo guadagnato dall’indice Morningstar Global Markets e del 13,9% del Morningstar Italy Index.

Per quanto riguarda le linee bilanciate, i rendimenti medi annui degli ultimi 10 anni sono invece compresi tra l’1,9 e il 2,9%. La maggior parte delle linee garantite e obbligazionarie mostra invece rendimenti medi positivi ma inferiori all’1 per cento. Le gestioni separate di ramo I dei PIP, che contabilizzano le attività al costo storico e non al valore di mercato, ottengono un rendimento medio dell’1,5%.

Nello stesso periodo, la rivalutazione del TFR è risultata pari al 2,5% annuo.

Secondo le analisi Covip, a fronte di rendimenti medi pluriennali attestatisi su livelli molto vicini per le diverse tipologie di forma pensionistica, l’esposizione in titoli di capitale delle linee di investimento azionarie è in media più bassa per i fondi negoziali (60,2%) in confronto alle forme di mercato (rispettivamente, 78,7% per i fondi aperti e 93,1% per i PIP); stesse evidenze si registrano per i comparti bilanciati. I fondi negoziali sono anche le forme che registrano in media i costi più contenuti.

Adesioni su del 5%

Alla fine del 2025 le posizioni in essere presso le forme pensionistiche complementari sono 11,7 milioni, il 5% in più rispetto a dicembre del 2024. A tali posizioni, comprensive anche quelle di coloro che aderiscono contemporaneamente a più forme, corrisponde un totale degli iscritti di 10,4 milioni.

Nei fondi negoziali le posizioni sono aumentate di 269.800 unità (+6,4% rispetto al dicembre 2024), per un totale complessivo di 4,514 milioni. All’aumento hanno contribuito in misura maggiore il fondo del pubblico impiego (+42.500 posizioni) e quello rivolto al settore edile (+58.900 posizioni), quest’ultimo destinatario di adesioni contrattuali di lavoratori con il versamento di un contributo, ancorché di importo modesto, a carico del solo datore di lavoro; incrementi significativi si sono registrati nel fondo destinato ai lavoratori del commercio e in quello rivolto all’industria metalmeccanica (rispettivamente, +32.800 e +27.900 posizioni).

Nelle forme pensionistiche di mercato, si contano 178.400 posizioni in più nei fondi aperti (+8,6%) e 107.100 in più nei PIP (+2,8%); alla fine dell’anno, il totale delle posizioni in essere in tali forme è pari, rispettivamente, a 2,262 milioni e 3,972 milioni.

Più contributi e risorse in gestione

Nel corso del 2025 sono stati raccolti contributi per 17,4 miliardi di euro, in crescita del 10,1% rispetto al 2024. L’incremento è maggiore della media per i fondi negoziali (10,9%) e per i fondi aperti (15,4%); è minore invece per i PIP (5,6%).

Le risorse destinate alle prestazioni totalizzano 261,2 miliardi di euro, crescendo del 7,3% rispetto alla fine del 2024. L’incremento è stato determinato all’incirca in egual misura dal saldo positivo della gestione previdenziale e dal risultato della gestione degli investimenti, che ha beneficiato dei guadagni in conto capitale registrati sul portafoglio titoli. L’attivo netto è di 81,5 miliardi nei fondi negoziali, in crescita del 9,3%; si attesta a 42,5 miliardi nei fondi aperti e a 58,6 miliardi nei PIP, rispettivamente, il 14 e il 7% in più.

L'autore o gli autori possiedono posizioni in alcuni titoli menzionati in questo articolo. Leggi la Policy editoriale di Morningstar.