Fondi pensione, le mosse da fare per non perdere i vantaggi della Manovra 2026

La Legge di Bilancio ha introdotto modifiche alla previdenza complementare. Costantino Forgione spiega quali scelte valutare subito per evitare di perdere benefici e opportunità nel lungo periodo.

Fondi pensione, le mosse da fare per non perdere i vantaggi della Manovra 2026
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Valerio Baselli: Buongiorno e benvenuti. La Legge di Bilancio 2026 introduce alcune novità rilevanti in materia di previdenza complementare, intervenendo su incentivi fiscali, platea dei beneficiari e meccanismi di contribuzione ai fondi pensione. In un contesto di progressivo ridimensionamento delle prestazioni del primo pilastro pubblico, la previdenza integrativa diventa infatti sempre più centrale nella pianificazione finanziaria di lungo periodo.

Oggi cercheremo di capire quali siano gli impatti concreti per i risparmiatori e come orientare le scelte previdenziali con l’aiuto di Costantino Forgione, consulente finanziario, divulgatore, nonché autore del libro Investire senza trappole.

Dott. Forgione, innanzitutto, quali sono secondo lei gli interventi più significativi introdotti dall’ultima Finanziaria in tema di previdenza complementare?

Costantino Forgione: Buongiorno. Il primo intervento è la riattivazione del silenzio-assenso per i neoassunti, che è una misura che vuole aumentare le adesioni tramite l’iscrizione automatica dei neo assunti al fondo pensione di categoria, salvo che il lavoratore si rifiuti. Il tetto di deducibilità è stato portato a 5.300€ dai dai 5.164€ annui precedenti. È stata introdotta, e questo è importante, la possibilità di mantenere il contributo datoriale anche qualora ci si spostasse da un fondo negoziale a un fondo aperto, che, soprattutto per i giovani, risolve il problema di alcuni fondi negoziali che non hanno linee di investimento azionario. Quindi, si pagherà un pochino di più, ma si potrà investire con maggiori rendimenti.

E infine è stata prevista anche una maggior flessibilità in uscita. Adesso la quota del montante che potrà essere riscossa come capitale è stata portata al 60% dal 50% precedente. Il tutto per dare una maggiore flessibilità in uscita e incentivare così le adesioni alla previdenza complementare. Ci sono anche nuove tipologie di rendite e di possibili prelievi, quindi è molto meglio di prima.

Baselli: La manovra introduce strumenti mirati per favorire l’adesione dei giovani. Dal punto di vista della pianificazione finanziaria, quali sono le leve più efficaci e quali criticità vede nell’implementazione di queste misure?

Forgione: Per i i giovani, le principali sono il silenzio-assenso e il potenziamento della deducibilità fiscale iniziale, che per i lavoratori di prima occupazione adesso arriva fino a 7.950 euro annui per la deducibilità che non è stata goduta nei primi cinque anni di lavoro. Sono cose positive, però i due problemi che vedo sono che la deducibilità è un incentivo notevole per chi ha dei redditi alti, ma è meno attraente per un giovane che ha uno stipendio d’ingresso abbastanza basso e per tutte le partite IVA in regime forfettario che non possono dedurre; per loro il vantaggio fiscale è sostanzialmente nullo, almeno quello immediato. E poi l’educazione finanziaria; se il giovane aderisce senza consapevolezza, scegliendo un comparto troppo prudente, magari un garantito, su un orizzonte temporale di 40 anni, questa cosa gli farà perdere i rendimenti che potrebbe ottenere sull’azionario. Quindi, la sfida non è soltanto farli aderire, ma fargli anche scegliere l’asset allocation giusta per la loro età, evitando l’errore, ahimè frequente, della troppa prudenza.

Baselli: Molto chiaro. Per chi invece è già aderente a una forma di previdenza complementare, le nuove disposizioni rendono opportuno rivedere la propria posizione? Ad esempio, il tipo di fondo pensione, la linea di investimento, la misura della contribuzione? In quali situazioni ha senso intervenire subito?

Forgione: Sì, la manovra non è soltanto per i neo iscritti, ma anche per chi è già aderente. Quindi chi ha già impostato versamenti ricorrenti li deve aggiornare per sfruttare il nuovo limite a 5.300 euro. Poi, come abbiamo detto, c’è la portabilità del contributo datoriale, per cui chi si trova in un fondo negoziale con rendimenti bassi e deludenti adesso può cercare rendimenti migliori spostandosi in un fondo aperto, senza perdere il contributo datoriale come succedeva prima. Quindi, andrebbe fatto e ha molto senso intervenire anche se si è già vicini alla pensione, perché le nuove tipologie di rendita e l’aumento del capitale erogabile cambiano un po’ i calcoli di convenienza tra rendita e capitale, per cui per valutare bene la rendita è veramente fondamentale controllare le tabelle di conversione del proprio fondo pensione (le tabelle di conversione indicano i coefficienti di trasformazione della propria posizione in rendita annua, Ndr). Se sono penalizzanti è bene trasferire il fondo pensione in un altro con delle conversioni migliori prima del pensionamento, che è una cosa che non pensa quasi mai nessuno, ma l’importante è farlo.

Baselli: Certo, molto importante. Infine, in chiave di pianificazione previdenziale, quali sono le 2-3 azioni prioritarie che un risparmiatore dovrebbe valutare per ottimizzare la propria posizione, alla luce delle nuove regole?

Forgione: La prima è il check up della deducibilità. Adesso possiamo pensare a risparmiare un po’ di più, quindi bisogna aggiornare i bonifici o le trattenute in busta paga. Poi l’asset allocation alla luce della portabilità che ora rende il mercato molto più competitivo di prima. Quindi, è bene confrontare i rendimenti del proprio fondo con le alternative che adesso sono disponibili. E se proprio fondo negoziale non rende spostarsi verso gestioni più efficienti, visto che ora si può fare senza perdere i contributi aziendali. Per chi è vicino all’uscita, rivalutare le strategie di decumulo, perché con questa migliore flessibilità in uscita il fondo pensione non è più solo capitale o rendita vitalizia come era prima. Diventa proprio uno strumento di pianificazione successoria che andrebbe sfruttato bene perché alla fine la previdenza è uno degli strumenti fondamentali da inserire nella propria pianificazione finanziaria complessiva, che va fatta un po’ su tutto Il ciclo di vita. Ci obbliga un po’ a analizzare le nostre esigenze, le possibili soluzioni, in funzione di tutto l’orizzonte temporale di investimento di ciascuno di noi.

Baselli: Grazie ancora a Costantino Forgione. Per Morningstar, sono Valerio Baselli, alla prossima.

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