I bond per l’IA faranno concorrenza ai BTP e agli altri titoli di Stato?

Secondo Artaz (LFDE), i maxi-collocamenti di obbligazioni dei big tech dell’intelligenza artificiale rischiano di mettere sotto pressione i titoli governativi, già provati dai rendimenti in aumento.

Illustration of AI robot eye depicted by side-by-side of a human eye and a camera lens

Punti chiave

  • Le emissioni obbligazionarie per finanziare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale sono in crescita, mentre i mercati obbligazionari si trovano ad affrontare l’aumento dei debiti pubblici.
  • Secondo Enguerrand Artaz di LFDE, il mercato avrà sempre maggiori difficoltà ad assorbire i collocamenti di bond dell’IA e dovrà fare una scelta che andrà a discapito dei titoli di Stato a lungo termine.
  • I BTP potrebbero non subire un attacco diretto nel breve, ma non rimarranno immuni dalla concorrenza dell’IA per sempre.

I BTP e gli altri titoli di Stato potrebbero avere un nuovo insidioso concorrente: il debito emesso dalle grandi società tecnologiche dell’intelligenza artificiale. Un grattacapo in più per i mercati obbligazionari, che sono alle prese con l’aumento dell’inflazione a causa della guerra in Medio Oriente, l’impennata dei rendimenti a lunga scadenza e le difficoltà dei governi a mantenere sotto controllo i conti pubblici.

Mentre in Italia il debito pubblico ha sfondato la soglia dei 3.200 miliardi di euro a giugno, secondo i dati di Banca d’Italia, e in tutto il mondo occidentale i rendimenti dei titoli di Stato sono saliti a livelli record nel corso dell’estate, le big tech hanno continuato ad emettere obbligazioni per finanziare lo sviluppo dell’IA.

“Da poco meno dell’1% nel 2024, le emissioni obbligazionarie destinate a finanziare l’AI sono passate al 18% del totale delle emissioni investment-grade globali nel primo semestre 2026”, dice Enguerrand Artaz, strategist di La Financière de l’Échiquier (LFDE). “La corsa al debito degli hyperscaler ha portato a un’impennata globale del volume delle emissioni, che hanno registrato un aumento del 36% dall’inizio dell’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso”.

Secondo Artaz, il mercato avrà sempre maggiori difficoltà ad assorbire questi maxi-collocamenti e dovrà fare una scelta che andrà a discapito dei titoli di Stato a lungo termine.

Abbiamo chiesto allo strategist di LFDE di spiegarci perché, secondo lui, i bond dell’IA saranno diretti concorrenti delle obbligazioni governative e quanto rischiano i BTP italiani.

Perché i bond per l’IA faranno concorrenza ai titoli di Stato

Sara Silano: Artaz, perché afferma che la concorrenza tra le emissioni degli hyperscaler e quelle dei governi è diretta?

Enguerrand Artaz: Innanzitutto, gli hyperscaler si finanziano perlopiù a lungo termine. Circa il 70% del debito emesso ha una durata superiore o pari a sette anni, con una scadenza media stimata di 15-17 anni. Un recente studio di Goldman Sachs stima che le emissioni degli hyperscaler rappresentino più del 40% del totale delle emissioni investment-grade globali con scadenza superiore a 15 anni.

Inoltre, le big tech oggi pagano premi piuttosto interessanti rispetto ai titoli di Stato nelle diverse valute di emissione. Recentemente, per esempio, Alphabet GOOGL ha emesso un bond a 20 anni in dollari australiani a un tasso del 6,95%, mentre il tasso sovrano australiano a 20 anni è del 5,45%. Infine, gli investitori pronti a comprare il debito degli hyperscaler oggi sono gli stessi che detengono il debito sovrano.

Silano: Dunque, questi bond per l’intelligenza artificiale prenderanno il posto dei titoli di Stato nei portafogli dei fondi pensione e di altri investitori istituzionali? Non esistono vincoli di benchmark per questi investitori?

Artaz: Gli investitori privati che oggi detengono la quota maggioritaria del debito statunitense non sono i soli fondi pensione — il cui margine di manovra è limitato, se non addirittura nullo. Tra questi figurano anche hedge fund, fondi d’investimento indipendenti da benchmark, banche e investitori retail.

Nell’ultimo decennio, queste diverse categorie di investitori hanno incrementato in modo significativo le proprie posizioni in titoli di Stato americani e sono perfettamente in grado di effettuare arbitraggi tra debito sovrano e debito societario, in particolare quello emesso dalle aziende legate all’intelligenza artificiale.

La concorrenza dell’IA è arrivata anche sul mercato obbligazionario europeo

Silano: Le grandi società tecnologiche dell’IA americane hanno fatto collocamenti massici di bond in euro nell’ultimo anno. I titoli di Stato europei corrono gli stessi rischi dei Treasury statunitensi?

Artaz: I bond governativi europei sono sempre più interessati da questi rischi. Le grandi società tecnologiche non si accontentano più di emettere debito in dollari sul mercato statunitense, ma guardano sempre più ad altre valute, in primo luogo all’euro.

Anche se l’effetto di spiazzamento (crowding-out effect) tramite arbitraggio è meno diretto rispetto a quello dei Treasury, questo fenomeno aumenta comunque l’offerta di obbligazioni in euro. Il tutto in un momento in cui i fabbisogni di finanziamento degli Stati sono in forte crescita, tra i piani di spesa tedeschi e le tensioni di bilancio in Francia.

BTP meno esposti alla competizione, ma non per sempre

Silano: I BTP italiani devono temere la concorrenza dei bond per l’IA o sono al riparo considerata la crescente quota in mano ai risparmiatori italiani?

Artaz: Il debito italiano non subirà necessariamente un attacco diretto, grazie al miglioramento dei conti pubblici e a una quota di debito in mano prevalentemente a investitori domestici. Ciò detto, l’elevato stock di debito colloca l’Italia tra i principali emittenti obbligazionari, imponendo continui rinnovi dei titoli in scadenza. Di conseguenza, il Paese non rimarrà immune in caso di un duraturo rialzo dei tassi, poiché gli investitori richiederanno rendimenti più elevati per assorbire la costante offerta sul mercato.

I rendimenti dei titoli di Stato rimarranno più alti a lungo

Silano: Dobbiamo prepararci a uno scenario di yield più alti per lungo tempo nel mercato dei titoli di Stato?

Artaz: In effetti, appare probabile che questo scenario si concretizzi nel giro di pochi trimestri. Da un lato, il contesto economico è favorevole a tassi più elevati: la crescita globale resta solida, l’inflazione persiste e le banche centrali mantengono un orientamento poco accomodante.

Dall’altro, l’offerta obbligazionaria è destinata ad aumentare, spinta dai crescenti fabbisogni di finanziamento per l’intelligenza artificiale e dalle esigenze di rifinanziamento pubblico legate alle traiettorie di debito e deficit. Di conseguenza, gli investitori saranno spinti a richiedere rendimenti più alti. La combinazione di questi due fattori manterrà quindi una pressione al rialzo sui tassi nel medio termine.

I titoli di Stato possono contrastare i bond per l’IA?

Silano: Quali strumenti hanno a disposizione i governi, in particolare, quelli europei per continuare ad attrarre gli investitori e contrastare la concorrenza dell’intelligenza artificiale?

Artaz: A mio avviso, stabilire una soglia di credibilità è indispensabile, persino per gli Stati Uniti. Questo significa attuare politiche capaci di ridurre drasticamente la traiettoria del deficit di bilancio e, al contempo, promuovere la crescita economica. Il processo richiede un controllo più rigoroso della spesa pubblica, affiancato da riforme strutturali ormai essenziali per molti Paesi.

Al contrario, i tentativi di intervento diretto da parte degli Stati, come quello recente del Ministero del Tesoro americano, risultano controproducenti e rischiano solo di alimentare la sfiducia. Le banche centrali, dal canto loro, non hanno alcuna ragione di intervenire in assenza di una grave turbativa sul mercato obbligazionario, uno scenario che al momento non si sta verificando.

I rischi di uno scoppio della bolla dell’intelligenza artificiale

Silano: Quali conseguenze avrebbe lo scoppio della bolla IA sui titoli governativi?

Artaz: Lo scoppio della bolla dell’IA avrebbe certamente ripercussioni finanziarie ed economiche rilevanti. Ciò potrebbe innescare dinamiche recessive analoghe a quelle riscontrate dopo il ridimensionamento della bolla dot-com. In tali circostanze, è probabile che si assisterebbe a interventi da parte delle banche centrali, destinati a tradursi in un calo dei tassi d’interesse. I titoli sovrani ne uscirebbero pertanto avvantaggiati, riacquistando temporaneamente lo status di bene rifugio.

L'autore o gli autori non possiedono posizioni nei titoli menzionati in questo articolo. Leggi la Policy editoriale di Morningstar.