E’ il momento giusto per investire in BTP e altri titoli inflation-linked?

I titoli indicizzati all’inflazione, come il BTP Italia Sì, possono avere un posto in portafoglio dal momento che i mercati stanno sottovalutando la risalita dei prezzi, soprattutto in uno scenario di stagflazione.

Illustrazione con sede BCE e simboli dell'inflazione

Punti chiave

  • L’inflazione è risalita sopra gli obiettivi delle banche centrali in molti Paesi a causa dei prezzi energetici.
  • Le obbligazioni europee indicizzate all’inflazione hanno registrato performance positive dall’inizio dell’anno, in controtendenza rispetto a gran parte dei mercati obbligazionari tradizionali.
  • In uno scenario di stagflazione, l’indebolimento dell’economia limita il rialzo dei rendimenti obbligazionari, consentendo ai titoli inflation-linked di offrire protezione dall’inflazione senza scontare integralmente il rischio tassi di interesse.

Il governo italiano ha recentemente annunciato il collocamento del BTP Italia Sì, un titolo di Stato indicizzato all’inflazione riservato ai piccoli risparmiatori, che potrà essere sottoscritto dal 15 al 19 giugno. Intanto, le obbligazioni inflation-linked sono tornate nel radar degli investitori a causa della risalita dei prezzi energetici in seguito alla guerra in Medio Oriente, ma sono in molti a domandarsi se sia il momento giusto per metterle in portafoglio.

«Oggi vi sono sicuramente validi motivi per cui gli investitori dovrebbero optare per le obbligazioni indicizzate all’inflazione. L’inflazione ha superato gli obiettivi in molti paesi sviluppati in tutto il mondo, in particolare in Europa e negli Stati Uniti», dice Dominic Pappalardo, chief multi-asset strategist di Morningstar.

Il recente aumento dei prezzi dell’energia e del petrolio causato dalla guerra in Medio Oriente ha spinto l’inflazione nell’eurozona al 3% in aprile, sopra l’obiettivo della Banca centrale europea del 2% e sta facendo lievitare i costi di produzione di quasi tutti i beni e servizi acquistati dai consumatori. Negli Stati Uniti, l’inflazione è cresciuta a un ritmo del 3,8% su base annua ad aprile, principalmente a causa dei costi energetici.

Cosa sono le obbligazioni inflation-linked?

I bond inflation-linked sono titoli collegati all’indice dei prezzi pensati per proteggere l’investimento dall’inflazione. Emessi principalmente da Stati sovrani prevedono una rivalutazione del capitale e delle cedole in base all’andamento dell’indice dei prezzi. In sostanza, sono una sorta di assicurazione contro il pericolo che l’inflazione eroda il futuro valore del portafoglio. Tuttavia, se l’inflazione scende possono generare rendimenti inferiori alle obbligazioni tradizionali. Inoltre, l’assicurazione ha un costo, anche se i benefici possono superare tale onere in determinate situazioni di mercato.

Le aspettative di inflazione si riflettono sul mercato obbligazionario attraverso i tassi di breakeven dei titoli inflation-linked, ovvero il livello di inflazione che può verificarsi prima che entri in gioco la componente di protezione dall’inflazione del bond, consentendo a queste obbligazioni di sovraperformare le emissioni tradizionali.

Il rischio di inflazione è sottostimato dai mercati

«Le obbligazioni europee indicizzate all’inflazione hanno registrato performance positive dall’inizio dell’anno, in controtendenza rispetto a gran parte dei mercati obbligazionari tradizionali. Un andamento che conferma la funzione primaria di questa asset class: offrire protezione efficace quando shock inflazionistici esogeni - come le tensioni geopolitiche legate al conflitto con l’Iran - si manifestano in modo inatteso», afferma Jack Kelly, fixed Income portfolio manager di Fineco Asset Management, il quale aggiunge che i mercati tendono sistematicamente a sottostimare il rischio inflattivo.

Diversi esperti interpellati da Morningstar sono concordi sul fatto che tale rischio non sia correttamente prezzato dai mercati. I tassi di breakeven delle obbligazioni decennali indicizzate all’inflazione sono inferiori agli attuali tassi di inflazione sia negli Stati Uniti sia in molti Paesi europei. In Italia si attestano tra il 2,45% e il 2,6% in Italia, in Germania intorno al 2,4% e in Francia al 2,3%.

Questo fenomeno indica due cose. «In primo luogo, gli investitori si aspettano che gli attuali tassi di inflazione elevati siano temporanei e che scenderanno nel corso della durata delle obbligazioni decennali indicizzate all’inflazione», spiega Pappalardo di Morningstar. «In secondo luogo, ciò significa anche che il prezzo della polizza assicurativa è relativamente conveniente, poiché esiste un margine di sicurezza in cui l’inflazione potrebbe diminuire marginalmente nel corso della durata delle obbligazioni e questi titoli potrebbero comunque sovraperformare le obbligazioni sovrane nominali, che non offrono la stessa copertura contro l’inflazione».

L’aumento dell’inflazione potrebbe non essere temporaneo

Prima dell’inizio della guerra in Iran, le aspettative di inflazione erano scese intorno all’1,75% nei titoli con scadenza annuale europei ad indicare che i mercati si aspettavano un ritorno dell’indice dei prezzi verso l’obiettivo del 2% della BCE.

«A quei livelli, il profilo di rischio-rendimento appariva fortemente asimmetrico», spiega Kelly. Questo significa che c’erano margini limitati per ulteriori ribassi delle aspettative, ma un ampio potenziale di rialzo in presenza di shock esogeni. «Il successivo repricing ha evidenziato come il mercato fosse eccessivamente compiacente», aggiunge Kelly, secondo il quale le pressioni inflazionistiche persisteranno nel medio periodo, non solo per ragioni legate alla sicurezza energetica e ai costi dell’energia, ma anche per i crescenti investimenti infrastrutturali connessi allo sviluppo dei data center per l’intelligenza artificiale.

Come si comportano i titoli inflation-linked in caso di stagflazione

Una caratteristica particolare dell’attuale shock è la sua natura stagflazionistica, ossia l’aumento dei prezzi, insieme al rallentamento della crescita economica. Di conseguenza, il comportamento dei mercati obbligazionari può differire da quello di un contesto con la sola crescita dell’inflazione, dove gli inflation-linked possono essere penalizzati per la loro sensibilità ai tassi d’interesse. Infatti, in uno scenario di stagflazione, l’indebolimento dell’economia limita il rialzo dei rendimenti obbligazionari, consentendo ai titoli inflation-linked di offrire protezione dall’inflazione senza scontare integralmente il tipico costo in termini di duration. Si tratta di «una combinazione rara negli ultimi decenni, ma più ricorrente in fasi storiche precedenti», dice Kelly.

Quanto destinare ai bond inflation-linked nel portafoglio?

Dal momento che l’inflazione rappresenta un rischio per gli investitori nel reddito fisso perché erode il valore dell’investimento, i titoli indicizzati all’inflazione possono aiutare a mitigare questi rischi di portafoglio.

«All’interno di un portafoglio obbligazionario diversificato, riteniamo appropriata un’esposizione pari a circa il 20% agli strumenti indicizzati all’inflazione nelle attuali condizioni di mercato: un livello sufficiente per garantire una protezione significativa contro il rischio di inflazione persistente, senza compromettere le caratteristiche difensive e di generazione di reddito del comparto obbligazionario nel suo complesso», dice Kelly di Fineco Asset Management.

Dove investono i gestori obbligazionari con l’inflazione in rialzo?

Con l’inflazione che rimane uno dei principali rischi per le economie globali, i gestori di portafoglio cercano protezione nei Treasury Inflation Protected Securities (TIPS) statunitensi, ma anche in altri titoli indicizzati all’inflazione.

«Negli Stati Uniti, i TIPS offrono un’interessante copertura contro alcune delle incertezze legate al settore energetico derivanti dal conflitto in Medio Oriente. I rendimenti reali si attestano ai massimi degli ultimi dieci anni e non riflettono la persistenza e i rischi al rialzo che intravediamo per l’inflazione. Stiamo inoltre individuando valore nei breakeven statunitensi, un indicatore di mercato dell’inflazione attesa, specialmente nella parte più lunga della curva», afferma Flavio Carpenzano, asset class lead nel reddito fisso per l’Europa e l’Asia di Capital Group.

Marc Seidner, chief investment officer per le strategie non tradizionali di Pimco, ritiene che le obbligazioni inflation-linked statunitensi possano essere uno «strumento efficace» per proteggersi dall’inflazione, ma ricorda che quando i rendimenti reali, ossia corretti per l’inflazione, aumentano, i prezzi dei titoli a più lunga scadenza possono comunque diminuire a causa del rischio di tasso di interesse, anche se i rischi di inflazione aumentano.

Per questo invita a considerare «gli approcci che privilegiano l’esposizione a obbligazioni inflation-linked a breve scadenza e strumenti più mirati, come gli swap sull’inflazione» perché possono rafforzare le caratteristiche di copertura contro l’inflazione dei portafogli. «Ciò consente di isolare meglio la mitigazione dell’inflazione, gestendo al contempo la sensibilità alle variazioni dei rendimenti».

Frank Lipowski, responsabile del reddito fisso di Flossbach von Storch SE, guarda anche fuori dagli Stati Uniti: «Non abbiamo investito solo in TIPS, ma anche in linker dell’eurozona. Le obbligazioni protette dall’inflazione continuano a rappresentare oltre il 20% del nostro portafoglio. Il futuro è però incerto: geopolitica, inflazione e banche centrali sono difficili da prevedere. Manteniamo quindi nel portafoglio un paniere diversificato di titoli di Stato indicizzati all’inflazione, ma senza puntare tutto su una sola carta».

L'autore o gli autori non possiedono posizioni nei titoli menzionati in questo articolo. Leggi la Policy editoriale di Morningstar.