BTP Valore, gli effetti sui rendimenti della guerra in Medio Oriente e i rischi

I titoli di Stato dedicati ai risparmiatori hanno caratteristiche peculiari a cui gli investitori devono prestare attenzione in un contesto di quotazioni in calo e rendimenti in salita.

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Punti chiave

  • I rendimenti dei BTP Valore in circolazione sono aumentati, e i prezzi sono scesi, a causa dell’allargamento dello spread tra i titoli di Stato italiani e i bund tedeschi e l’adeguamento delle aspettative sui tassi di interesse.
  • Il meccanismo a cedole crescenti offre una parziale protezione in caso di aumento dei tassi, ma non difende del tutto il potere di acquisto in uno scenario di alta inflazione.
  • La liquidità del BTP Valore potrebbe essere inferiore a quella dei BTP tradizionali, ma in un contesto di forte volatilità l’assenza degli investitori istituzionali potrebbe essere un vantaggio.

La guerra in Medio Oriente non ha risparmiato i BTP Valore che i piccoli investitori italiani hanno sottocritto negli ultimi anni. Dal 28 febbraio, quando gli Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran, anche i rendimenti di queste obbligazioni governative, così come tutte le altre, sono saliti e i prezzi sono scesi.

L’ultimo BTP Valore, emesso a inizio marzo e con scadenza nel 2032, è passato da un tasso di rendimento effettivo lordo pre-guerra del 3,10% al 3,34% del 10 aprile. Il prezzo, invece, è sceso sotto il valore nominale di 100 euro, toccando un minimo di 98 sul mercato telematico dei titoli di Stato (MOT) lo scorso 23 marzo. Questo titolo è un caso particolarmente interessante perché è stato collocato dopo l’inizio del conflitto in Iran, in giornate volatili sui mercati, eppure è stato accolto bene dai risparmiatori italiani, con sottoscrizioni che hanno superato i 16 miliardi di euro, sostanzialmente quanto il precedente di ottobre 2025. Proprio lo scoppio della guerra aveva costretto il Ministero dell’economia e delle finanze a rivedere al rialzo i tassi delle cedole al 2,60% per i primi due anni, al 3,20% per i successivi due e al 3,80% per il quinto e sesto anno.

Le conseguenze geopolitiche si sono fatte sentire anche sui BTP Valore emessi negli anni scorsi. «I rendimenti dei BTP Valore sono saliti in linea con le altre emissioni standard», dice Marco Olivi, portfolio analyst di Intermonte. Il BTP decennale ha visto aumentare il tasso effettivo di rendimento in poche settimane di 0,80 punti percentuali, oltre il 4%.

Perché i rendimenti dei BTP Valore sono saliti dopo lo scoppio della guerra?

I rendimenti dei BTP Valore in circolazione hanno registrato un aumento dopo gli attacchi in Iran a causa di due fattori: l’allargamento dello spread tra i titoli di Stato italiani e il bund tedesco, preso a riferimento nell’eurozona, e l’adeguamento delle aspettative sui tassi di interesse.

Prima dell’inizio delle ostilità, lo spread tra i BTP decennali e i bund con la stessa scadenza era intorno ai 60 punti base, mentre nei momenti peggiori di volatilità del mercato è arrivato a sfiorare i 100 punti base.

«Lo spread tende a dilatarsi per una combinazione di rischi sistemici, come la maggiore probabilità di una recessione globale, e di rischi idiosincratici. Sotto quest’ultimo profilo, l’Italia risulta particolarmente vulnerabile agli shock geopolitici per via della sua forte esposizione alle importazioni di gas naturale liquefatto dal Medio Oriente», spiega Michele Morra, senior portfolio manager di Moneyfarm.

La guerra in Medio Oriente ha fatto riemergere le disparità tra i diversi paesi dell’eurozona. «Se fino allo scoppio della guerra, i titoli governativi dell’area euro si muovevano all’unisono e le disparità di merito creditizio si erano affievolite, ci troviamo ora in una situazione in cui si ponderano le risorse a disposizione, le singole capacità di far fronte a crisi prolungate derivanti da shock energetici e, ancora una volta, l’Europa risulta essere un insieme di paesi ma non una struttura veramente comunitaria», dice Christian Zorico, responsabile reddito fisso di Frame AM.

Le attese sui tassi di interesse sono cambiate drasticamente a marzo, dopo che il rialzo dei prezzi del petrolio e del gas naturale ha riacceso le aspettative di inflazione. La combinazione di allargamento dello spread e cambio delle aspettative sui tassi di interesse ha pesato soprattutto sui titoli di Stato quinquennali, che «sono stati tra i peggiori in Europa, registrando tassi in salita fino a 84 punti base addizionali e uno spread che, nei momenti di maggiore stress, è salito di 30 punti base», spiega Morra di Moneyfarm.

I BTP Valore sono più rischiosi rispetto ai titoli di Stato tradizionali in questo momento?

Il profilo di rischio del BTP Valore è sostanzialmente analogo a quello delle classiche emissioni governative italiane, ma Morra di Moneyfarm mette in luce due caratteristiche peculiari. La prima riguarda la liquidità: «Essendo uno strumento disegnato per il segmento retail con una logica buy-and-hold (compra e mantieni fino a scadenza), qualora l’investitore volesse smobilizzare prima del termine, si troverebbe a operare su un mercato secondario meno liquido rispetto alle emissioni benchmark istituzionali, vendendo a prezzi leggermente meno convenienti».

La seconda caratteristica peculiare riguarda la struttura del rendimento, che include un «premio fedeltà» per gli investitori che comprano il BTP Valore in emissione e lo tengono fino a scadenza. «In uno scenario estremo di default o ristrutturazione del debito della Repubblica Italiana, non solo il capitale, ma anche il pagamento di questo premio addizionale finale rientrerebbe nel perimetro di insolvenza», spiega Morra.

Quest’ultimo è uno scenario veramente estremo, dal momento che il rating sovrano dello Stato italiano si trova al livello «investment grade» per le principali agenzie di rating ed è stato rivisto al rialzo nel corso dell’ultimo anno. Morningstar DBRS aveva alzato ad A (Low) con trend stabile il suo giudizio lo scorso ottobre.

I BTP Valore hanno dei vantaggi rispetto ai BTP di pari scadenza?

I BTP Valore hanno una struttura delle cedole che è step up, quindi le cedole sono crescenti nel tempo. «Questo, rispetto ad un BTP di pari scadenza che ha cedole fisse, offre una parziale protezione dal possibile aumento dei tassi, sebbene l’incremento delle cedole non sia correlato né proporzionale a quello dei tassi», afferma Olivi di Intermonte, il quale aggiunge che in un contesto di questo tipo gli investitori potrebbero ottenere «un maggiore effetto protettivo» con i BTP Italia che sono titoli di Stato indicizzati all’inflazione. In generale, le emissioni inflation-linked, soprattutto nelle scadenze più brevi, hanno «aggiunto valore ad un portafoglio ben diversificato», dice Zorico di Frame AM.

L’ultimo BTP Italia è stato collocato dal MEF un anno fa, con scadenza nel 2032, e quota intorno a 102 euro, offrendo un rendimento effettivo lordo a scadenza del 2,59%.

Zorico mette in luce anche un altro aspetto positivo del BTP Valore: la maggior resilienza. «Poiché l’emissione è detenuta principalmente da investitori retail, meno inclini a vendere i propri asset finanziari rispetto agli investitori istituzionali, che rispondono a logiche di investimento e di gestione del rischio diverse, i BTP Valore hanno avuto una volatilità intra-periodale inferiore». Zorico osserva anche che i rendimenti a scadenza, in alcuni casi, sono leggermente superiori rispetto alle emissioni benchmark, proprio perché i BTP Valore non sono presi di mira dagli investitori istituzionali.

Quali rischi correrebbero gli investitori in BTP Valore se si entrasse in stagflazione?

Le stime di crescita per l’Italia sono state riviste al ribasso dall’Ocse nell’economic outlook di marzo. Il Pil dovrebbe salire dello 0,4% nel 2026, pari a 0,2 punti percentuali in meno rispetto alle previsioni di dicembre, e dello 0,6% nel 2027, in ribasso di 0,1 punti percentuali rispetto alle precedenti stime. I dati sull’inflazione, invece, sono stati ritoccati al rialzo di 0,7 punti percentuali al 2,4%, rispetto a quanto previsto a fine 2025.

In uno scenario di bassa crescita e alta inflazione, gli investitori in BTP Valore e altri titoli di Stato dovrebbero affrontare diversi rischi. «L’aumento dell’inflazione eroderebbe il rendimento reale dei titoli e il potere d’acquisto dei flussi incassati diminuirebbe significativamente», dice Olivi di Intermonte. Gli investitori si troverebbero, inoltre, di fronte al rischio di possibili rialzi dei tassi da parte della Banca Centrale Europea per contrastare l’inflazione, con conseguente diminuzione del prezzo dei titoli già in circolazione. Le mosse della BCE, tuttavia, potrebbero non essere così scontate, perché la presidente, Christine Lagarde, si troverebbe davanti al dilemma se combattere l’inflazione o stimolare la crescita.

«Dal momento che l’inflazione da crisi energetica risponde poco o nulla agli strumenti monetari tradizionali, la banca centrale potrebbe scegliere di tollerare rincari temporanei pur di non affossare l’economia», dice Morra di Moneyfarm.

Infine, c’è il rischio di un ulteriore ampliamento dello spread, legato al peggioramento delle prospettive economiche italiane, oltre all’aumento del rischio politico in vista delle elezioni del 2027.

L'autore o gli autori non possiedono posizioni nei titoli menzionati in questo articolo. Leggi la Policy editoriale di Morningstar.