Punti chiave
- Il governo sta valutando l’emissione di uno o più BTP Valore nel 2026, con il primo in collocamente dal 2 al 6 marzo.
- Per gli investitori che cercano uno scudo contro l’inflazione, arriverà un nuovo BTP Italia.
- Nel 2025, il tasso medio di interesse dei titoli di Stato italiani è stato del 2,75%.
Nel nuovo anno potrebbero arrivare una o più emissioni di BTP Valore. A dirlo è il Ministero dell’economia e delle finanze (MEF) nelle Linee guida della gestione del debito pubblico 2026, pubblicate a fine dicembre.
Il dicastero guidato da Giancarlo Giorgetti intende proseguire la politica di coinvolgimento dei risparmiatori italiani perseguita negli ultimi dieci anni con titoli di Stato dedicati, come il BTP Italia, il BTP Futura e – dal 2023 – il BTP Valore.
BTP Valore, le novità del 2026
Il primo BTP Valore del 2026 sarà in collocamento dal 2 al 6 marzo (salvo chiusura anticipata) e avrà durata di sei anni. I tassi di interesse minimi garantiti saranno comunicati il 27 febbraio.
Tutte le date di emissione dei nuovi BTP Valore non sono ancora state rese note, ma il Tesoro ha fatto sapere che “sarà valutata l’opportunità di effettuare una o più emissioni, riservandosi massima flessibilità nella definizione della struttura finanziaria, con riferimento a scadenza, tipologia e periodicità delle cedole, premio finale, nonché previsione dell’opzione di rimborso anticipato del capitale, introdotta per la prima volta nel 2025 con l’emissione del BTP Più”.
Le nuove emissioni riporteranno una denominazione aggiuntiva specifica, con l’obiettivo – si legge nel documento del MEF – di “ottenere una connotazione più definita” per ciascuna di esse. A tal proposito, è bene ricordare che il BTP Valore è un Buono del Tesoro poliennale che si differenzia dai BTP classici perché è riservato ai piccoli investitori.
Tutti i BTP Valore in circolazione
Nel 2025, il governo ha emesso due BTP Valore, uno a febbraio, denominato BTP Più, e uno a ottobre, per un ammontare complessivo di circa 31,5 miliardi di euro. Anche nel 2024 erano stati lanciati due titoli di questo tipo, uno a marzo e uno a maggio, per una somma totale di poco inferiore ai 30 miliardi di euro.
Da metà del 2023, il Tesoro ha promosso sei edizioni del titolo di Stato riservato ai piccoli investitori, in una fase di tassi di interesse elevati che hanno reso le cedole allettanti. A giugno 2024, la Banca Centrale Europea ha iniziato il ciclo di taglio dei tassi di interesse che ha portato il tasso di riferimento al 2%. Per il 2026, i mercati sono orientati verso una previsione di tassi ancora invariati.
Come funziona il BTP Italia?
Nel 2026, il MEF valuterà nuovamente l’emissione di un BTP Italia, dal momento che arriva a scadenza un titolo per 6,45 miliardi di euro. Questo Buono poliennale del Tesoro si caratterizza per essere indicizzato all’inflazione italiana.
Nel 2025, il Tesoro ha collocato un BTP Italia a maggio a fronte di uno in scadenza per un ammontare di circa 18,5 miliardi. Il titolo ha durata di sette anni e rendimenti collegati all’inflazione nazionale con un tasso reale annuo pari all’1,85%.
Dove acquistare i nuovi BTP retail
Gli investitori potranno acquistare in nuovi BTP retail direttamente sul MOT, il mercato telematico delle obbligazioni e dei titoli di Stato gestito da Borsa Italiana, come avvenuto negli ultimi anni per il BTP Valore, il BTP Italia e il BTP Futura, attraverso la banca o altro intermediario finanziario. Questa modalità di collocamento differisce da quella delle altre obbligazioni governative che solitamente prevedono il meccanismo dell’asta. Per il BTP Italia, può anche essere programmata una fase di emissione specifica e separata per gli investitori istituzionali.
Cosa sono i BTP Green?
Nel 2026, il governo prevede di continuare il programma di emissioni di BTP Green, ossia di emissioni per finanziare la transizione verde, e sta valutando la possibilità di collocare un nuovo titolo, oltre a fornire liquidità a quelli esistenti. Già nei primi giorni di gennaio, è stato riaperto il BTP Green con scadenza 2046, che ha fatto registrare una domanda complessiva per oltre 115 miliardi.
“Nel 2026, questo segmento di mercato sarà interessato da sviluppi significativi”, si legge nel documento del Tesoro, “legati sia al crescente sforzo verso la transizione ecologica ed energetica messo in atto dal paese [...] sia agli impatti dell’evoluzione normativa tesa a favorire la canalizzazione degli investimenti verso progetti e spese volti a realizzare tale transizione”.
L’anno scorso, è stato collocato un BTP Green con scadenza 30 aprile 2046 per un importo pari a 5 miliardi di euro, sottoscritto per oltre la metà da investitori che adottano criteri ESG ((ambientali, sociali e di governance). Inoltre, è stato riaperta a giugno la sottoscrizione del BTP Green 2037 per un totale di 5 miliardi di euro a fronte di una domanda superiore ai 90 miliardi.
A differenza del BTP Valore o del BTP Italia, il collocamento dei Buoni del Tesoro poliennali green non è stato – almeno fino ad oggi - riservato ai piccoli investitori, ma agli istituzionali. I risparmiatori possono comunque comprare questi titoli sul mercato secondario (MOT) o su altre piattaforme di negoziazione.
BOT, aste a metà e fine mese
Nel 2026, il MEF prevede emissioni lorde complessive di titoli a medio-lungo termine (esclusi i BOT) in un intervallo compreso tra i 350 ed i 365 miliardi di euro, contro i circa 380 miliardi dell’anno scorso. Questa somma tiene conto della scadenza di obbligazioni statali per circa 256 miliardi (esclusi i BOT) e del nuovo fabbisogno finanziario che è stimato intorno a 125 miliardi.
Nel corso dell’anno, il governo ha in programma di emettere BOT per un importo “in linea – o leggermente superiore” rispetto ai rimborsi in scadenza, che sono pari a 131,245 miliardi di euro.
I Buoni ordinari del Tesoro sono titoli a breve termine, con scadenza non superiore a un anno, emessi sul mercato primario su base mensile, la cui remunerazione è determinata dallo scarto di emissione, ossia dalla differenza tra il valore nominale e il prezzo pagato (senza cedola). Sono collocati con il meccanismo dell’asta a cui possono partecipare solo gli intermediari istituzionali autorizzati. Chi vuole acquistare in asta deve prenotare la quantità desiderata presso uno di questi intermediari. In alternativa, è possibile comprarli sul mercato secondario, dopo il collocamento. Le aste sono generalmente a metà e fine mese.
Infine, il Tesoro intende continuare a proporre nel 2026 i BTP short term, titoli di Stato con cedole fisse semestrali e durata compresa tra 18 e 36 mesi. Il dicastero guidato da Giorgetti indica la possibilità di introdurre due nuovi titoli a fronte di obbligazioni in scadenza per 26,759 miliardi di euro. La strategia del governo, tuttavia, “continuerà ad essere orientata a una graduale riduzione del peso dei comparti a breve termine sul totale delle emissioni, con conseguente ridistribuzione dei volumi sulle scadenze di medio termine”.
Quanto rendono i titoli di Stato?
Nel 2025, il tasso medio di interesse dei titoli di Stato italiani è stato del 2,75%, contro il 3,40% dell’anno precedente.
Il BTP decennale ha avuto un rendimento medio del 3,60%, mentre i BOT a 12 mesi hanno reso il 2,129% medio ponderato annuo.
Con rendimento medio ponderato si intende la media dei rendimenti delle emissioni in circolazione pesato per i volumi. Questo indicatore, per il BTP Valore è stato del 3,21% nel 2025, secondo quanto comunicato dal MEF.
La vita media del debito alla fine del 2025, relativamente allo stock di titoli di Stato, è stata di 6,92 anni contro i 7 anni del 2024.
Come funzionano i titoli di Stato
I titoli di Stato sono obbligazioni emesse dai governi per finanziarsi, che danno diritto al sottoscrittore di ricevere – alla scadenza – il rimborso del capitale versato. Danno anche il diritto di ottenere una remunerazione a titolo di interesse (cedola). I rendimenti sono influenzati dall’andamento dei tassi di interesse. Quando, i saggi di riferimento scendono, tendono ad abbassarsi, mentre i prezzi dei titoli in circolazione aumentano. Di conseguenza, tassi di interesse più bassi significano che i BTP di nuova emissione avranno rendimenti potenzialmente inferiori. Accade l’opposto quando i tassi salgono.
Gli investitori in titoli di Stato devono prestare attenzione anche allo spread, ossia alla differenza tra i rendimenti dei BTP decennali italiani e del Bund tedesco di pari scadenza, che viene preso a riferimento per l’eurozona. Se lo spread diminuisce, come è accaduto quest’anno, significa che il premio per il rischio di detenere i titoli di Stato italiani è minore.
Il rendimento di un titolo di Stato deriva in parte dalle cedole e in parte dalla variazione dei prezzi nel tempo.
L’articolo è stato pubblicato il 9 gennaio e aggiornato il 24 febbraio.

