Punti chiave
- Lo Stato italiano ha emesso tre tranche di BTP in dollari riservati a investitori istituzionali.
- Emettere in dollari permette al Governo di intercettare i grandi capitali istituzionali (fondi pensione, banche centrali, fondi sovrani americani o asiatici) che per statuto o preferenza investono solo nel bigletto verde.
- I fondi e gli ETF hanno rappresentato il 66,7% della domanda del BTP a 30 anni, il 55,2% di quella del decennale e il 26,8% di quella per il quinquennale.
Mentre i rendimenti del BTP decennale sono risaliti nell’ultimo mese al 3,83% a causa delle tensioni geopolitiche che hanno cambiato le aspettative sui tassi di interesse, il Governo italiano ha emesso titoli di Stato in dollari lo scorso 7 luglio.
Il collocamento era riservato a investitori istituzionali ed è stato effettuato tramite sindacato, ossia un gruppo di banche incaricato di raccogliere gli ordini. I piccoli risparmiatori, dunque, non potranno acquistarli direttamente, ma potrebbero trovarseli nei portafogli di fondi ed ETF obbligazionari internazionali che hanno debito italiano in dollari.
Cosa sono i BTP in dollari
I BTP in dollari sono titoli di Stato emessi dal Tesoro italiano non in euro, ma nella divisa americana. Questo significa che le cedole e il capitale finale vengono pagati in dollari. A differenza del BTP Valore o dei BTP tradizionali sono pensati primariamente per i grandi investitori istituzionali internazionali, come i fondi pensione, fund manager, banche centrali e hedge fund, e sono quindi finalizzati ad attrarre capitali globali.
L’ultimo collocamento è stato in tre tranche, con differenti scadenze - 5, 10 e 30 anni – e data di godimento il 14 luglio 2026. La cedola annua, pagata semestralmente in dollari, è rispettivamente del 4,500%, 5,125% e 6,000%. Il titolo quinquennale è stato emesso a un prezzo di 99,443, quello decennale di 99,683 e quello trentennale di 98,617.
Tra i sottoscrittori dei nuovi BTP in dollari ci sono fund manager e fondi pensione
L’importo complessivo collocato il 7 luglio è stato di 6 miliardi di dollari, con una domanda decisamente superiore, che ha oltrepassato i 20 miliardi. Secondo quanto riportato dal Ministero dell’economia e delle finanze, i sottoscrittori sono stati oltre 170 provenienti da più di 30 paesi. Sul titolo a 30 anni, oltre il 50% delle richieste sono arrivate dal nord America, mentre il 35,6% della domanda del BTP decennale è arrivata dal Regno Unito, che ha ben comprato anche il quinquennale. Tra i sottoscrittori ci sono anche gli investitori istituzionali italiani, soprattutto sulle scadenze a 5 e 10 anni.
I gestori di fondi hanno rappresentato il 66,7% della domanda del BTP a 30 anni, il 55,2% di quella del decennale e il 26,8% di quella per il quinquennale. Tra i compratori, secondo i dati del MEF, ci sono anche i fondi pensione e le assicurazioni, soprattutto sul titolo di Stato a più lunga scadenza (10%), oltre a istituti di credito, banche centrali, istituzioni governative e hedge fund.
Perché il Governo ha emesso BTP in dollari?
Il collocamento di titoli di Stato in divisa americana risponde a “precise strategie di ottimizzazione del debito pubblico e di attrazione di capitali globali”, spiega Saverio Berlinzani, capo analista di ActivTrades. “Emettere in questa valuta permette di intercettare i grandi capitali istituzionali (fondi pensione, banche centrali, fondi sovrani americani o asiatici) che per statuto o preferenza investono solo in biglietti verdi”.
L’ultima emissione presenta un ulteriore vantaggio per il Governo guidato da Giorgia Meloni, perché è stata fatta in tre tranche con scadenze differenti, riducendo così il rischio di rifinanziamento.
Esiste, poi, un importante aspetto valutario, perché spesso l’esposizione in dollari è convertita in euro utilizzando contratti derivati, i cross currency swap. Quando questo accade, il Tesoro “è esente dal rischio di oscillazione del dollaro”, spiega Berlinzani.
“Se le condizioni di mercato sono favorevoli, il costo finale in euro del titolo in dollari può risultare persino inferiore rispetto all’emissione di un normale BTP in euro”, aggiunge l’analista.
Il fatto che vi sia stata una domanda di gran lunga superiore all’offerta nel collocamento di luglio è stato positivo per il Tesoro. Anche se non è stato pubblicato il costo sintetico finale in euro dopo l’eventuale copertura, “storicamente, quando la richiesta internazionale è così solida, il costo finale per lo Stato dopo lo swap risulta competitivo e in linea, o talvolta lievemente inferiore, rispetto alle emissioni domestiche in euro”, dice Giacomo Calef, co-fondatore di Rheos Partners.
I BTP in dollari offrono vantaggi rispetto a quelli in euro?
I BTP in dollari collocati a luglio offrono rendimenti lordi all’emissione del 4,626%, 5,166% e 6,101% sulle scadenze 2031, 2036 e 2056. Gli investitori italiani, tuttavia, devono tenere in considerazione il rapporto di cambio tra l’euro e il dollaro.
“Un deprezzamento del biglietto verde può ridurre o annullare il maggiore rendimento nominale, mentre un apprezzamento può ampliarlo”, dice Calef di Rheos Partners.
Dall’inizio dell’anno, il dollaro si è apprezzato rispetto all’euro, dopo i forti cali registrati nel 2025, grazie alle aspettative di rialzo dei tassi di interesse USA e alla persistente domanda globale di attività finanziarie statunitensi. Il grafico qui sotto mostra l’andamento del cambio tra euro e dollaro nell’ultimo anno e mezzo.
Per quanto riguarda il rischio emittente non esistono differenze tra le due tipologie di titoli di Stato, in quanto è sempre quello della Repubblica Italiana. Stesso discorso per la tassazione che è per entrambi agevolata al 12,5%, più bassa rispetto al 26% previsto per le altre attività finanziarie.
Esistono BTP in dollari che possono essere acquistati dai risparmiatori?
Nonostante l’ultima emissione di BTP in dollari sia stata riservata agli istituzionali, i risparmiatori possono acquistare altre emissioni che sono quotate sul mercato secondario, il MOT, anche se i tagli minimi sono spesso elevati, essendo questi titoli pensati per i mercati internazionali. Ad esempio, il BTP in dollari, emesso nel 2019, con scadenza il 17 ottobre 2029 e cedola del 2,875% ha una soglia di ingresso di 200 mila dollari. E’ più accessibile, invece, il titolo in USD emesso nel 2003 che scadrà nel 2033, con cedola annua del 5,375%, che ha un lotto minimo di 1.000 dollari.
Berlinzani di ActivTrades spiega che per un normale risparmiatore italiano, i BTP in dollari non offrono vantaggi automatici o certi, “ma si configurano piuttosto come una scommessa valutaria sul tasso di cambio euro/dollaro”. Nonostante, le ultime emissioni presentino un rendimento nominale, ossia della cedola scritta sul titolo, tecnicamente più alto rispetto ai BTP tradizionali in euro, “tale premio è principalmente un effetto ottico dovuto al fatto che i tassi di interesse negli Stati Uniti sono strutturalmente diversi (più alti) rispetto a quelli della zona euro”.
Un’alternativa all’acquisto diretto è quello di sottoscrivere fondi ed ETF obbligazionari internazionali che investono nel debito italiano in dollari. In questo caso, però, l’investitore non si esporrà al singolo titolo, ma comprerà una quota di un paniere diversificato di emissioni, non solo italiane.

