Punti chiave
- Il rating sull’Italia potrebbe salire nel 2026, ma il debito pubblico è in aumento.
- Dopo il significativo calo dello spread BTP-Bund nel 2025, i margini per ulteriori restringimenti del differenziale sono contenuti.
- Per i gestori obbligazionari, i titoli di Stato italiani hanno ancora posto in portafoglio, ma non sono l’unica opzione.
Il 2026 potrebbe assomigliare molto al 2025 per i titoli di Stato italiani, ma non sarà una perfetta fotocopia secondo gli analisti e i gestori interpellati da Morningstar.
I titoli di Stato italiani hanno avuto una performance migliore di quelli dell’eurozona nel 2025, grazie alla stabilità politica, ai conti pubblici sotto controllo e alle aspettative economiche in linea con il resto della regione. Lo spread tra il BTP decennale e il bund tedesco è sceso ai minimi da oltre 15 anni, attestandosi attorno ai 70 punti. I rendimenti al 3,52% (al 15 dicembre) sono leggermente inferiori rispetto a quelli degli OAT di pari scadenza francesi che, nonostante abbiano un rating maggiore, sono stati penalizzati dal quadro politico instabile.
“Per il 2026 non prevediamo cambiamenti significativi nei principali fattori che determinano i rendimenti e gli spread dei titoli di Stato italiani”, dice Javier Rouillet, senior vice president del team Global sovereign ratings di Morningstar DBRS.
Lo spread BTP-Bund scenderà ancora nel 2026?
I titoli di Stato italiani hanno guadagnato circa il 2,8% nel 2025, contro lo 0,5% di quelli dell’eurozona. Il differenziale tra il BTP e il bund – preso a riferimento per la regione - è sceso dai circa 116 punti base di gennaio agli attuali 68 pb (al 15 dicembre) a fronte non solo del calo degli yield del titolo governativo italiano, ma anche di un incremento degli yield del bund tedesco, dopo l’annuncio del piano di spesa per la difesa e le infrastrutture.
Dal 2022, lo spread BTP-Bund si è ridotto notevolmente e potrebbe ulteriormente scendere nel 2026. Rouillet non esclude questa ipotesi, ma ritiene che il margine per un ulteriore calo “sia ora più limitato in assenza di sorprese positive sul fronte fiscale o economico”.
Anche per Daniele Bivona, portfolio manager di AcomeA SGR, le valutazioni sono “tirate”. “Uno spread BTP-Bund intorno ai 70 pb non è giustificato dai fondamentali - crescita potenziale debole, margini fiscali limitati, rischio geopolitico non trascurabile - e difficilmente può comprimersi molto di più sulla base del merito creditizio. Tuttavia, sono i flussi a dominare la price action: il riequilibrio in atto nei portafogli dei grandi investitori istituzionali dell’eurozona, la domanda domestica strutturalmente elevata e un quadro tecnico molto favorevole possono spingere il differenziale anche verso area 50 nel 2026”.
Debito/PIL in calo, ma dal 2027
L’Italia ha ottenuto diversi miglioramenti del rating sul debito sovrano da parte delle agenzie di rating, tra cui Morningstar DBRS, che il 17 ottobre l’ha innalzato ad A (Low) da BBB (High), con trend stabile. Hanno contribuito alla decisione l’opinione che il consolidamento fiscale proseguirà e l’economia rimarrà resiliente, grazie anche a un settore bancario più sano.
Tuttavia, il 2026 vedrà ancora aumentare il rapporto tra debito pubblico e Prodotto interno lordo, che viene stimato al 137,8% contro il 136,9% del 2025, secondo il Piano strutturale di bilancio di medio termine del Ministero dell’economia e delle finanze. Il dicastero guidato da Giancarlo Giorgetti, prevede una discesa del rapporto debito/PIL a partire dal 2027, “grazie al progressivo esaurimento degli effetti dei bonus edilizi e al processo di consolidamento fiscale”. Il MEF ritiene che il miglioramento del saldo primario di cassa permetterà di compensare “il previsto onere crescente del debito pubblico”.
Secondo Morningstar DBRS, se si esclude l’aumento temporaneo del debito legato ai crediti d’imposta per la ristrutturazione delle case, il rapporto tra debito pubblico e PIL potrebbe stabilizzarsi o addirittura diminuire leggermente nel 2026. “A nostro avviso, l’aumento della spesa militare o una crescita inferiore alle attese potrebbero rallentare, ma non compromettere, il consolidamento fiscale sottostante che sostiene il trend stabile del rating A (Low) dell’Italia”, spiega Rouillet.
Gli investitori continueranno a comprare BTP?
Il debito pubblico italiano ammonta a oltre 3 mila miliardi di euro di cui circa l’80% è in titoli di Stato a medio lungo termine, secondo le stime di AnalisiEconomica. Nel 2025 la domanda è rimasta solida, supportata dai privati residenti e dagli investitori esteri. Sempre in base alle elaborazioni di AnalisiEconomica, la quota di questi ultimi è cresciuta negli ultimi anni fino a toccare il 34% a giugno 2025. I risparmiatori italiani rappresentano circa il 14%, mentre il resto è detenuto dalla Banca d’Italia, dalle banche e da altre istituzioni finanziarie.
“Considerate le ingenti esigenze di finanziamento pubblico dell’Italia e il quantitative tightening della BCE, il settore privato dovrà continuare ad assorbire quantità significative di debito pubblico”, avverte Rouillet, che si aspetta quindi dal governo “politiche fiscali prudenti” per non minare la fiducia degli investitori e mantenere vivo l’interesse nei titoli di Stato.
AssiomForex, l’associazione degli operatori dei mercati finanziari, ricorda che il prossimo anno scadranno BTP per circa 400 miliardi di euro, di cui 135 miliardi nel primo trimestre. Mantenere sotto controllo lo spread sarà quindi fondamentale per continuare ad attrarre gli investitori ed evitare che il costo del debito salga.
Conviene investire in BTP?
Secondo Massimo Spagnol, fixed income portfolio manager di Generali Asset Management, non ci sono attualmente elementi che possano far allontanare gli investitori, soprattutto stranieri; al contrario la probabilità di ulteriori upgrade del debito sovrano italiano “non è sicuramente nulla”. Spagnol si attende, quindi, che il trend di sovraperformance dei titoli di Stato italiani rispetto a quelli dell’eurozona possa continuare nel 2026. Generali AM mantiene la preferenza per le posizioni lunghe sui BTP, mentre ha un approccio prudente sui titoli di Stato francesi.
Per Vittorio Fontanesi, responsabile gestioni patrimoniali di Vontobel Wealth Management SIM, i BTP rimarranno “cruciali” nei portafogli nel 2026, grazie a rendimenti reali positivi anche sulle scadenze medie.
“Ai clienti wealth consigliamo di diversificare tra bund e BTP - per la componente a maggior yield - su scadenze tra i 4 e i 7 anni, con rendimenti lordi compresi tra il 2,5% e il 3,10% che ipotizziamo abbastanza stabili per i prossimi 12 mesi”, dice Fontanesi.
Per Bivona di AcomeA SGR, il BTP è un asset “da trattare tatticamente”, tuttavia il gestore vede profili di rischio/rendimento “nettamente superiori” in altri titoli obbligazionari a lunga e lunghissima scadenza europei e in certi paesi emergenti.

