Punti chiave
- Alcuni temi come l’intelligenza artificiale, i data center, l’elettrificazione, l’automazione e la digitalizzazione, dicono i gestori italiani, continueranno a spingere il comparto industriale e con esso il listino milanese.
- La performance dei bancari sarà sostenuta da fondamentali solidi e dagli effetti positivi prodotti dalle operazioni di consolidamento del settore attese nei prossimi mesi.
- Consumer e titoli mid e small cap hanno ora valutazioni più attraenti ma, dicono gli esperti, vanno considerati in ottica di lungo periodo.
Il rally di Piazza Affari non è destinato a sgonfiarsi. I fund manager restano moderatamente fiduciosi sulla possibilità che il mercato azionario italiano possa continuare a crescere anche nel prossimo trimestre, sebbene abbiano visioni leggermente discordanti su quali potrebbero essere i principali driver di crescita.
L’indice FTSE MIB ha fatto segnare il suo massimo storico lo scorso 19 giugno, sfiorando quota 53.000 punti, e da inizio anno ha guadagnato quasi il 10% sovraperformando la regione di circa il 2,5% (al 29/06/2026). A trainare la crescita del listino milanese sono stati i titoli finanziari, industriali ed energetici, che complessivamente pesano poco più del 60% della capitalizzazione di mercato dell’indice Morningstar Italy e che nel periodo considerato sono saliti rispettivamente del 12,14%, 26,02% e 34,95%.
Da cosa dipenderà la crescita di Piazza Affari?
Alberto Chiandetti, storico gestore del fondo Fidelity Italy Fund, è fiducioso che i driver di crescita del primo semestre continueranno a spingere il mercato italiano anche nella seconda metà dell’anno: “Ci aspettiamo che i titoli industriali e tecnologici esposti ai temi dell’intelligenza artificiale, dei data center, dell’elettrificazione e delle reti saliranno ancora. La domanda legata all’AI è in forte accelerazione e le aziende legati a questo trend di lungo periodo dovrebbero continuare a beneficiarne”. Il gestore di Fidelity, però, mette in guardia sui potenziali rischi per gli investitori nel caso in cui si configurasse uno scenario di questo tipo. La concentrazione della performance su pochi titoli o temi di investimento, afferma Chiandetti, rende l’indice più vulnerabile a eventuali prese di profitto o revisioni negative sugli stessi nomi.
Stefano Ghiro, gestore del fondo Allianz Azioni Italia All Stars, sostiene invece che l’andamento del mercato azionario italiano dipenderà dal contributo di altri comparti, come quello dei beni di consumo, che fino ad ora hanno deluso: “Un allargamento della crescita delle valutazioni di mercato ai titoli consumer sarà possibile, grazie a un recupero del potere d’acquisto delle famiglie”. Per questo motivo, aggiunge il fund manager di Allianz, le dinamiche di inflazione e tassi d’interesse saranno gli elementi chiave da monitorare per formulare delle aspettative sul futuro andamento del mercato italiano.
Il ruolo dei titoli industriali
Relativamente al ruolo del comparto industriale nella performance futura del listino milanese, Simone Ragazzi, portfolio manager di Algebris Investments, è ottimista circa la possibilità che i titoli manifatturieri possano continuare a dare il loro contributo: “Molte società italiane sono esposte a trend strutturali come automazione, digitalizzazione, data center e transizione energetica. Inoltre, gli ordini accumulati negli ultimi anni garantiscono ancora una buona visibilità sui ricavi e marginalità”. Più prudente sui manifatturieri è invece la posizione di Luigi Dompè, responsabile azionario Italia di Anima Sgr, che sottolinea come in uno scenario di crescita moderata, eventuali aumenti dei costi potrebbero comprimere i margini, soprattutto se le aziende non dovessero riuscire a trasferirli integralmente ai clienti.
Il risiko bancario alimenta l’ottimismo sui bancari
Il comparto bancario continuerà a essere sotto la lente degli esperti degli investimenti non solo per il peso specifico che ha sul listino milanese, ma anche in vista nei nuovi sviluppi del risiko bancario italiano dopo le offerte sul Monte dei Paschi BMPS da parte di Banco BPM BAMI e Intesa Sanpaolo ISP.
Secondo Chiandetti di Fidelity, sono diverse le variabili che potrebbero contribuire ad alimentare la crescita delle valutazioni di mercato del comparto.
Di base, afferma il gestore, le banche continueranno a beneficiare di un contesto dei tassi favorevole, di una crescita dei prestiti positiva, seppur limitata, e di un costo del rischio ancora basso. A questi fattori, aggiunge Chiandetti, si somma il contributo potenziale delle sinergie legate alle numerose operazioni di consolidamento in corso, sia nel settore bancario che, direttamente o indirettamente, in quello assicurativo. “Il processo non va interpretato solo come una sequenza di operazioni straordinarie, ma anche come un driver di performance per l’intero comparto finanziario: i titoli direttamente coinvolti possono beneficiare delle attese di maggiori sinergie, mentre quelli non ancora coinvolti possono incorporare premi speculativi”.
Cosa aspettarsi dagli energetici dopo la tregua tra USA e Iran?
Dopo il significativo arretramento del prezzo del barile, sceso ai livelli precedenti allo scoppio della guerra tra Stati Uniti e Iran, gli investitori si interrogano su quali potranno essere gli scenari possibili per le aziende del settore energetico.
Ragazzi di Algebris si aspetta che la normalizzazione delle quotazioni del barile possa ridurre parte del supporto agli utili delle compagnie petrolifere, ma continua a guardare con interesse al comparto energia: “Molte società del settore presentano oggi modelli di business più diversificati rispetto al passato, con una maggiore esposizione a gas, infrastrutture, rinnovabili e servizi energetici. Per questo motivo vediamo meno probabile un’ulteriore espansione delle valutazioni di questi titoli, che però continuiamo a considerare per la loro capacità di generare cassa e distribuire capitale agli azionisti”.
In questo contesto di mercato, Chiandetti di Fidelity afferma di preferire i titoli del segmento oil services, che continueranno a beneficiare dei futuri investimenti destinati alla ricerca di fonti petrolifere alternative a quelle del Medio Oriente. Mentre Ghiro di Allianz dice di essere interessato non tanto alle dinamiche future del prezzo del greggio quanto alle dinamiche di consolidamento all’interno del settore energetico.
Le aspettative sui titoli del consumo
Se finanziari, industriali ed energetici hanno trainato la performance di Piazza Affari nella prima metà dell’anno, chi ha deluso finora sono stati i titoli consumer.
Il comparto beni di consumo ciclici è stato quello che ha dato il maggior contribuito negativo alla performance dell’indice Morningstar Italy e i gestori italiani non si aspettano una decisa inversione di tendenza in questo senso.
Secondo Ragazzi, i consumatori italiani continuano a mostrare un comportamento prudente e in molti casi privilegiano il risparmio rispetto ai consumi discrezionali. “Non ci aspettiamo una vera accelerazione nel breve termine. I segmenti che crediamo possano continuare a essere sotto pressione sono alcune aree del lusso più esposte alla domanda cinese e società che hanno minore capacità di trasferire gli aumenti dei costi ai clienti finali”.
Più possibilista su un recupero parziale del settore è invece Chiandetti, secondo cui il comparto non appare uniformemente debole, con alcune aree che restano sotto pressione, mentre altre iniziano a mostrare segnali più incoraggianti. “Il segmento più in difficoltà rimane l’automotive, che continua a soffrire un contesto complesso. Nel lusso, invece, il quadro è più differenziato. Si vedono già alcune aziende i cui brand stanno mostrando trend di crescita del fatturato molto positivi. Questo suggerisce che esistono opportunità interessanti dove la qualità del brand e la crescita organica rimangono solide”.
Dompé di Anima preferisce fare un ragionamento di lungo periodo sui titoli consumer, anche in ragione delle valutazioni di mercato particolarmente convenienti: “Il settore dei beni di consumo discrezionali, e in particolare i titoli del lusso, hanno effettivamente subìto una forte contrazione dei multipli che ci induce ad un graduale incremento dell’esposizione. Nel breve termine, tuttavia, non ci aspettiamo una significativa rotazione settoriale nel mercato italiano, poiché le banche e i titoli esposti al tema dell’AI continuano a beneficiare di fattori di supporto rilevanti”.
Con le mid e small cap bisogna avere pazienza
Di lungo periodo, dicono gli esperti, è anche l’approccio che va tenuto nei confronti dei titoli mid e small cap. I segmenti delle azioni italiane di piccola e media capitalizzazione hanno fortemente sottoperformato quello delle blue chip nella prima metà dell’anno e le attese per il prossimo trimestre non sono diverse.
Secondo Chiandetti, il risultato del segmento mid e small cap dipenderà molto dalla capacità del mercato di estendere la partecipazione alla performance positive oltre i grandi nomi del FTSE MIB. “Le valutazioni in alcune aree sono diventate più interessanti, ma finché i flussi resteranno concentrati sui temi dominanti, come finanziari, AI, data center ed elettrificazione, le mid e small cap potrebbero continuare a sottoperformare in termini relativi”.
Dompé e Ragazzi sono concordi sul fatto che le valutazioni di questi titoli siano diventate più attraenti in ottica di lungo periodo, ma hanno un diverso approccio nella selezione dei segmenti da mettere sotto la lente. Il gestore di Anima afferma di monitorare con attenzione le società che hanno subito un de-rating dei multipli a fronte di una sostanziale stabilità delle dinamiche di crescita e redditività. Mentre il fund manager di Algebris dice di guardare con interesse le aziende esposte a temi strutturali come digitalizzazione, automazione industriale, intelligenza artificiale, elettrificazione e reshoring produttivo, dove vede opportunità di crescita ancora poco riflesse nelle valutazioni di mercato.

