Punti chiave
- Dopo un 2025 da protagonista, Piazza Affari sta sottoperformando i mercati europei.
- I titoli dell’auto e dei beni di lusso pesano sul comparto dei beni di consumo ciclici
- Industriali, energetici e utility sono i settori che hanno contribuito maggiormente alla performance dell’indice Morningstar Italy dall’inizio dell’anno.
Piazza Affari parte al rallentatore nel 2026, dopo un 2025 da protagonista in cui aveva largamente sovraperformato i mercati europei, rimanendo indietro soltanto alla Borsa di Madrid. Da inizio anno, l’indice Morningstar Italy è in rialzo del 2,20% ma è in ritardo di due punti percentuali rispetto al Morningstar Developed Market Europe ed è molto indietro rispetto ad altri mercati come Oslo e Bruxelles.
I beni di consumo penalizzano Piazza Affari
Dietro la sottoperformance del mercato italiano c’è la cattiva intonazione del comparto dei beni di consumo ciclici, che da inizio anno ha perso il 15%, pari a quasi 9 punti percentuali in meno rispetto ai competitor europei.
Il settore, che pesa per il 12% sulla capitalizzazione di mercato dell’indice Morningstar Italy, è stato penalizzato dalla cattiva intonazione dei titoli dell’auto e del lusso, in continuità con le perdite superiori al 10% accumulate nel 2025. Anche se gli esperti degli investimenti si sono detti fiduciosi in una ripresa delle industrie più sensibili al ciclo economico, le aziende attive nel settore dei beni di consumo continuano a soffrire in Borsa. Ferrari RACE, che pesa per il 5,57% della market cap dell’indice, è in calo dell’11% (al 6 febbraio 2026). Stellantis STLAM, che ha un peso del 2,6%, ha visto scendere il suo valore di mercato del 35% a causa del recente profit warning lanciato dal management lo scorso 6 febbraio. Tra i titoli del lusso, Brunello Cucinelli BC ha perso il 15,83% e Moncler MONC ha registrato -11,94%.
Tra i comparti meno performanti del mercato italiano ci sono anche la tecnologia, le materie prime e la salute, che complessivamente pesano per il 3,3% della capitalizzazione di mercato dell’indice. Da inizio anno i tecnologici hanno ceduto il 5,56% a causa delle forti vendite che hanno colpito Nexi NEXI (-17,74%) e Reply REY (-14,47%). Il settore materie prime è stato penalizzato dal negativo andamento di Buzzi BZU (-5,38%), mentre quello healthcare ha sottoperformato i competitor europei anche a causa della cattiva intonazione del titolo Recordati REC, che pesa per lo 0,68% della capitalizzazione di mercato dell’indice e che ha ceduto il 2,76% nel periodo considerato.
A Piazza Affari manca il contributo dei bancari
Il ritardo dell’indice Morningstar Italy nei confronti dei mercati europei si spiega anche con il rallentamento dei bancari, che negli ultimi anni sono stati invece il vero carburante di Piazza Affari. Il comparto dei servizi finanziari, che pesa per il 45% della capitalizzazione dell’indice , da inizio 2026 ha sottoperformato i competitor europei (1,78% vs 2,32%) nonostante i primi numeri relativi all’esercizio del 2025 abbiano mostrato segnali incoraggianti. Intesa Sanpaolo ISP, che ha pubblicato i conti lo scorso 2 febbraio, ha registrato una crescita degli utili del 7,6% rispetto al 2024. Tuttavia, questi numeri non hanno alimentato l’entusiasmo degli investitori e il titolo, che pesa per il 13,5% della market cap dell’indice, fa segnare appena un +0,76 da inizio anno. UniCredit UCG, che ha chiuso il quarto trimestre con utili in crescita del 13,6%, superiori alle attese, e ha aggiornato al rialzo le stime per i prossimi anni aumentando la cedola per gli azionisti, ha guadagnato invece il 6,36% dopo la pubblicazione della trimestrale loo scorso 9 febbraio 2026.
Tuttavia, i fund manager italiani si sono dichiarati poco fiduciosi che i bancari possano continuare a trainare il mercato italiano nel 2026, anche in ragione del fatto che la recente fase di consolidamento sembra conclusa.
Energetici, industriali e utility partono con il piede giusto
I settori che invece hanno dato un contributo positivo al risultato di Piazza Affari, sovraperformando i competitor europei sono stati quelli dei beni industriali, dell’energia e delle utility. I titoli manifatturieri, che sulla capitalizzazione di mercato dell’indice Morningstar Italy hanno un peso maggiore rispetto a quanto ne abbiano sul benchmark europeo, hanno guadagnato l’11,65% grazie ai forti acquisti sui titoli del settore più importanti per market cap come Prysmian PRY, che ha guadagnato il 19,18%, e Leonardo LDO, che è salito dell’8,22%.
Gli energetici stanno beneficiato nel 2026 della risalita del prezzo del petrolio dai minimi di metà dicembre, complice le tensioni geopolitiche in Venezuela e Iran. I titoli del comparto, che sull’indice Morningstar Italy hanno un peso specifico maggiore rispetto al benchmark della regione, hanno sovraperformato i competitor europei grazie al +10,52% registrato da Eni ENI e alle ottime performance realizzate da Saipem SPM (+29,40%) e Tenaris TEN (+19,50%), che pesano complessivamente per l’1,54% della capitalizzazione di mercato dell’indice.
Le utility, che sono state tra i settori più performanti nel 2025, sono partite con il piede giusto anche quest’anno. Il comparto, che sta beneficiando di un contesto più favorevole dei tassi di interesse rispetto al recente passato, ha guadagnato l’8,51% grazie al buon risultato di Enel ENEL, che pesa per il 10,54% della market cap dell’indice e che nel periodo considerato è salita del 9,36%, e di altri titoli minori come Italgas IG (+9,20%), Terna TRN (+4,68%) e Snam SRG (+7,65%), che complessivamente pesano per il 4,59%.

