Piazza Affari continuerà a correre nel 2026?

I gestori prevedono un altro anno positivo grazie alla ripresa degli industriali e del settore beni di consumo.

Immagine con la scritta 2026

Punti chiave

  • Stabilità politica, riduzione degli spread obbligazionari e crescita degli utili possono sostenere Piazza Affari nel 2026.
  • I gestori che investono sul mercato italiano guardano con interesse i comparti che hanno deluso nel 2025, in particolare quello industriale e dei beni di consumo.
  • Il settore bancario dovrebbe ancora essere il più generoso in termini di dividendi.

Il mercato italiano ha ancora margini di crescita, ma la parola d’ordine dei gestori italiani è “essere selettivi” nella scelta dei settori in cui investire. L’indice Morningstar Italy si appresta a chiudere il terzo anno di fila con un rialzo a due cifre, eppure gli esperti degli investimenti restano fiduciosi sulla possibilità di un ulteriore apprezzamento nel 2026.

Quanto può salire Piazza Affari nel 2026?

Secondo Stefano Ghiro, gestore del fondo Allianz Azioni Italia All Stars, l’indice FTSE Italia All Shares è scambiato a un multiplo P/E atteso di circa 11,8, a sconto rispetto alla media dei listini dell’eurozona. Per questo motivo ritiene che il mercato italiano abbia ancora del potenziale di rialzo nel 2026. “Non è da escludere, però, una fase di lieve correzione nel breve termine in quanto il mercato sta incorporando nelle proprie stime delle aspettative di crescita per l’economia italiana non brillantissime per il 2026”, afferma Ghiro. Per Andrea Scauri, gestore del fondo Lemanik High Growth, vincitore del Morningstar Award 2025 , il FTSE MIB dovrebbe crescere tra l’8% e il 13%, in rallentamento rispetto al rendimento offerto nel 2025.

I gestori che investono sul mercato azionario italiano sono concordi nell’individuare i driver principali della crescita futura, ovvero la stabilità politica del paese, la riduzione degli spread obbligazionari e la crescita degli utili attesa per il 2026, in particolare da parte delle aziende dei settori del manifatturiero e dei beni di consumo, che pesano complessivamente per circa un quarto della capitalizzazione di mercato complessiva di Piazza Affari.

Dove investono i gestori a Piazza Affari

Gli esperti degli investimenti puntano sui comparti dell’industria e dei beni di consumo.

Scauri sottolinea come i settori ciclici, in particolare l’automotive e i beni di consumo, siano meglio posizionati per godere di una ripresa della crescita degli utili, anche grazie a un termine di confronto con lo scorso anno molto favorevole. Ghiro afferma di voler privilegiare nei prossimi mesi i comparti dell’industria, della tecnologia e delle telecomunicazioni, e di guardare con interesse i titoli legati ai temi dell’elettrificazione, dell’efficienza energetica e delle infrastrutture. Il gestore è positivo anche sui settori dei beni di consumo e farmaceutico, anche se in questo caso preferisce avere un approccio selettivo, mentre ritiene che un eventuale posizionamento sui titoli della difesa debba essere pianificato solamente come una scelta di lungo termine.

Fabio Caldato, portfolio manager di AcomeA SGR, guarda con interesse ai titoli industriali e alle filiere collegate, dove alcuni comparti ciclici stanno risalendo dal punto di minimo del ciclo economico: “Il settore agricolo è il primo a mostrare segnali incoraggianti, seguito dai semiconduttori”. Relativamente ai beni di consumo ciclici, il gestore preferisce avere un approccio selettivo: “Nel lusso, gli effetti delle azioni di razionalizzazione intraprese nel 2025 potrebbero iniziare a riflettersi in modo tangibile, nonostante l’assenza di ulteriori aumenti di prezzo significativi. L’automotive presenta ancora una visibilità limitata sulle prospettive di breve termine, ma vediamo un miglioramento nella gestione delle scorte di magazzino”.

Caldato guarda inoltre con interesse il comparto delle infrastrutture, che è sostenuto da esigenze di efficientamento energetico, manutenzione di infrastrutture obsolete e dall’ultima fase di implementazione del PNRR, e alle società maggiormente esposte ai trend dell’implementazione, consulenza e sviluppo di AI e datacenter, la cui domanda continua a superare l’offerta al momento disponibile. Il comparto delle telecomunicazioni, secondo gli esperti degli investimenti, potrebbe beneficiare invece di un nuovo processo di consolidamento.

Più cauto, invece, è l’approccio dei gestori nei confronti delle utility. Alberto Villa, responsabile equity research di Intermonte, afferma di avere recentemente rivisto in chiave più cauta il settore che, dopo le recenti performance molto positive, sembra avere meno spazio di crescita nel breve periodo. E anche Simone Ragazzi, portfolio manager Algebris Investments, dice di sottopesare utility e farmaceutici: “Le utility hanno prospettive di crescita modeste, mentre il comparto farmaceutico paga in Borsa il rallentamento dell’innovazione”.

Banche: la stagione M&A è finita?

Negli ultimi anni i titoli bancari hanno trainato la performance dei listini milanesi, sostenuti dalla forte crescita della redditività. In questa fase, i gestori preferiscono avere un approccio maggiormente selettivo: “La nostra preferenza va a favore degli istituti di credito che possono contare su una maggiore diversificazione dei ricavi e sulle sinergie ancora da estrarre dalle operazioni straordinarie concluse negli ultimi trimestri”, afferma Caldato di AcomeA SGR. Scauri sottolinea come il picking tra i titoli del comparto debba tenere conto delle elevate valutazioni di mercato, mentre Villa continua a guardare con interesse al settore bancario soprattutto per via dei generosi dividend yield.

Inoltre, i processi di M&A potrebbero ridursi il prossimo anno. Secondo Villa, infatti, siamo entrati in un periodo di assestamento delle fusioni e acquisizioni, anche se il percorso è ancora in evoluzione: “Diversi protagonisti non sono ancora riusciti a completare operazioni significative. L’attenzione resta sulle prossime mosse di Unicredit, osservato speciale insieme a Banco BPM. Difficile pensare che non succederà nulla per queste due banche nel futuro”. Più ottimista, in questo senso, è Scauri di Lemanik, secondo cui il 2026 sarà l’anno di operazioni di M&A che riguarderanno il Banco BPM e potenzialmente ancora il Monte dei Paschi”.

Dove cercare i dividendi

Sul fronte dei dividendi, il comparto più generoso anche nel 2026 sarà quello bancario che continua a fornire le prospettive migliori per quanto riguarda la crescita dei pay-out e la distribuzione della cedola e che offre rendimenti molto superiori ai titoli di Stato. I gestori che investono sul mercato italiano guardano inoltre con interesse alle utility, che offrono rendimenti leggermente inferiori ai bancari ma con il pregio di una maggiore stabilità degli utili, agli energetici e ai titoli delle telecomunicazioni.

I driver di crescita delle small e mid cap

Dopo un 2025 positivo, in cui il FTSE Italia Small Cap ha eguagliato la performance del FTSE MIB, c’è generale ottimismo sulle prospettive di crescita dei titoli mid e small cap anche per il prossimo anno, soprattutto in un contesto caratterizzato dai dazi USA e tassi di interesse più bassi : “Tassi in calo storicamente portano maggiore liquidità sui titoli di piccola e media capitalizzazione, guidando il potenziale re-rating di titoli che attualmente trattano a forte sconto rispetto alle large cap”, afferma Scauri, mentre Caldato sostiene che le tariffe imposte dall’amministrazione Trump hanno accentuato la ricerca di esposizione domestica, cosa che dovrebbe continuare a premiare molte mid e small cap percepite come più domestiche. Per Ragazzi di Algebris Investments, il segmento rappresenta una delle aree più promettenti per via di aspettative di crescita supportate da una ripresa degli utili e un’inflazione sotto controllo e anche Ghiro di Allianz Global Investors sottolinea come a questi livelli di prezzo il segmento mid e small cap rimanga potenzialmente ancora molto interessante: “In particolare, siamo attenti alla performance dell’indice FTSE STAR, tradizionalmente composto da aziende di qualità con tassi di crescita superiori alla media, e il cui andamento non è stato particolarmente brillante nel corso degli ultimi trimestri”.

L'autore o gli autori non possiedono posizioni nei titoli menzionati in questo articolo. Leggi la Policy editoriale di Morningstar.