Perché Wall Street ha tenuto bene nonostante la guerra in Iran

I listini USA hanno registrato un calo di appena l’1,6% nella scorsa settimana e sono in ribasso di circa il 4% dall’inizio della guerra.

Punti chiave

  • Il mercato azionario USA ha chiuso la settimana in ribasso, poiché il conflitto con l’Iran ha compromesso le prospettive relative ai prezzi del petrolio, alla crescita economica e all’inflazione.
  • Tali perdite sono state tuttavia piuttosto contenute, con l’indice Morningstar US Market che ha registrato un calo dell’1,6% nella scorsa settimana e del 4,2% dall’inizio della guerra.
  • A seguito del crollo delle speranze di una rapida risoluzione del conflitto, i prezzi del petrolio hanno registrato un’impennata alla fine della settimana.

Mentre il conflitto tra Stati Uniti e Iran entrava nella sua seconda settimana, i listini USA hanno continuato a mostrare una certa resilienza nonostante l’elevata volatilità, le prospettive economiche sempre più incerte e le notizie contrastanti.

Dopo aver registrato un rialzo lunedì e martedì a seguito delle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che lasciavano intravedere una rapida conclusione del conflitto, l’indice Morningstar US Market ha chiuso la scorsa settimana in calo dell’1,6%. Dall’inizio della guerra, alla fine di febbraio, i titoli azionari hanno perso circa il 4,2%.

Ad accompagnare tali cali vi sono state le oscillazioni eccezionali dei prezzi del petrolio. Con lo Stretto di Hormuz, arteria fondamentale per il mercato petrolifero, al centro del conflitto, i prezzi del petrolio sono saliti rapidamente mentre l’economia globale fatica a riadattarsi alle gravi interruzioni della catena di approvvigionamento.

Il petrolio WTI ha chiuso la settimana a 98 dollari al barile, in aumento rispetto ai circa 65 dollari al barile registrati prima dell’inizio della guerra. I prezzi del greggio sono scesi all’inizio della settimana in seguito alle dichiarazioni di Trump, ma hanno proseguito la loro drastica ascesa con l’intensificarsi del conflitto nei giorni successivi.

Sul mercato obbligazionario, lo yield dei Treasury americani a 10 anni è salito dal 4,198% di lunedì al 4,286% di venerdì, mentre gli investitori hanno dovuto fare i conti con nuove fonti di rischio geopolitico ed economico.

Perdite limitate sui listini, ma la volatilità potrebbe durare ancora

Gli analisti sostengono che le perdite sui listini azionari siano state sorprendentemente contenute, nonostante l’aumento della volatilità e dell’incertezza.

«I listini USA hanno dato prova di un’incredibile resilienza», afferma Anthony Saglimbene, chief market strategist di Ameriprise Financial. Saglimbene attribuisce tale resilienza ai solidi fondamentali sottostanti che erano già presenti prima dell’inizio del conflitto. «Gli utili societari sono in crescita», afferma. «La crescita economica è stata piuttosto robusta. L’inflazione stava lentamente rallentando. Il quadro occupazionale era piuttosto solido. Siamo entrati in questo periodo di incertezza in condizioni piuttosto buone».

Tuttavia, con il conflitto che continua a intensificarsi e le conseguenze definitive sui mercati petroliferi ancora sconosciute, gli analisti ritengono che gli investitori debbano aspettarsi il persistere della volatilità nel breve termine.

«Finché non si avrà un quadro chiaro della durata dell’interruzione delle forniture di greggio, riteniamo che i mercati tenderanno al ribasso da questo punto in poi», afferma Jeff Schulze, head of economic and market strategy di ClearBridge Investments.

Schulze sottolinea le previsioni di crescita più modeste, le aspettative di inflazione più elevate e una Federal Reserve che rimane in attesa di ulteriori dati su come le turbolenze dei prezzi del petrolio si rifletteranno sui dati economici. «Continueremo ad assistere a una certa volatilità nelle prossime due settimane».

Il petrolio determa le dinamiche di mercato

Tale volatilità è in gran parte attribuibile ai prezzi dell’energia. A un’analisi più approfondita, l’impatto della guerra sui mercati nelle ultime due settimane è «direttamente correlato al petrolio», spiega Olaolu Aganga, head of portfolio construction nel chief investment office di Citi Wealth.

I titoli del settore energetico sono stati quelli che hanno registrato la performance migliore, con un rialzo dell’1,88% nella scorsa settimana e del 3,23% dall’inizio del conflitto. Il settore che ha registrato la performance peggiore nell’ultima settimana è stato quello dei servizi finanziari, in calo del 3,37%.

Sebbene la reazione del mercato possa sembrare più contenuta da un punto di vista generale, Aganga afferma: «Se si guardano i numeri più da vicino, si noterà una maggiore dispersione all’interno dei singoli settori».

Le prospettive a lungo termine potrebbero stabilizzarsi

Per molti operatori di Wall Street, tuttavia, le prospettive a lungo termine rimangono stabili. Le stesse forze che finora hanno garantito la stabilità dei titoli azionari — ad esempio, gli utili societari robusti e la crescita economica sostenuta — potrebbero continuare a sostenere il mercato.

«La nostra ipotesi di base è che l’impatto dei rischi geopolitici sul mercato… si attenuerà col passare del tempo», afferma Aganga di Citi Wealth.

Secondo Aganga, ciò è in linea con il modo in cui i mercati hanno reagito ad altri shock simili nel corso della storia. La sfida, aggiunge, sta nel fatto che nessuno è in grado di prevedere per quanto tempo durerà questa situazione di instabilità. «Più sarà lunga e protratta, maggiore sarà l’impatto negativo che ne deriverà», afferma.

«Considerando la nostra opinione secondo cui quest’anno l’economia statunitense sarà piuttosto solida, nonostante i prezzi elevati del petrolio, riteniamo che alla fine gli investitori non ne terranno conto», aggiunge Schulze di ClearBridge.

L'autore o gli autori non possiedono posizioni nei titoli menzionati in questo articolo. Leggi la Policy editoriale di Morningstar.