Punti chiave
- Nel primo trimestre i prezzi dell’energia e delle materie prime hanno registrato un’impennata, trainati in gran parte dalle tensioni geopolitiche, tra cui il conflitto in Iran.
- I mercati hanno spostato la propria attenzione dai titoli tecnologici ad alta crescita verso i titoli value, i settori difensivi e quelli legati alle risorse.
- Il settore tech ha registrato un rallentamento, poiché i titoli legati all’IA e le valutazioni del mercato nel suo complesso sono stati oggetto di un maggiore scrutinio e di operazioni di presa di profitto.
Il primo trimestre del 2026 ha segnato una svolta decisiva nei mercati azionari globali, con gli investitori che hanno abbandonato i settori orientati alla crescita, che avevano fino ad allora guidato il rialzo, per orientarsi verso le materie prime e i titoli difensivi. Un fattore chiave è stato l’acuirsi delle tensioni geopolitiche, in particolare la guerra in Iran, che ha svolto un ruolo centrale nell’innalzamento dei prezzi delle materie prime e nel riposizionamento degli investitori. Questo cambiamento definisce un mercato che sta subendo una trasformazione a causa delle pressioni macroeconomiche, degli adeguamenti delle valutazioni e dell’evoluzione nelle priorità degli investitori.
A differenza dei rialzi generalizzati registrati negli anni precedenti, i primi tre mesi del 2026 sono stati caratterizzati da una marcata divergenza tra i vari settori. Mentre i settori legati all’energia e alle risorse hanno registrato guadagni eccezionali, quelli tecnologici e orientati al consumo hanno segnato un ritardo significativo.
Nel complesso, il trimestre ha messo in luce un mercato in fase di transizione. La leadership settoriale non era più concentrata e le realtà macroeconomiche hanno determinato l’andamento dei mercati. Secondo gli analisti, per gli investitori questo panorama in evoluzione potrebbe richiedere un approccio più selettivo ed equilibrato.
I settori dell’energia e dei materiali guidano la ripresa
In cima alla classifica delle performance, il settore energetico emerge come il chiaro vincitore, con l’indice Morningstar Global Energy che ha registrato un rialzo del 35,08% in euro nel primo trimestre. Si tratta dell’inizio d’anno più forte mai registrato per il settore, a un ritmo che, se mantenuto, potrebbe eguagliare il guadagno annuale del 42,82% registrato nel 2022. Per contro, l’indice più ampio Morningstar Global Markets ha registrato un calo dello 0,9% nello stesso periodo.
I solidi rendimenti del settore — nettamente superiori a quelli di tutti gli altri — sono stati determinati da una combinazione di prezzi delle materie prime più elevati, limitazioni dal lato dell’offerta e incertezza globale innescata dalla guerra in Iran. Gli investitori hanno orientato decisamente i propri investimenti verso i produttori di petrolio e gas, attratti dai forti flussi di cassa e dal potere di determinazione dei prezzi. I principali titoli del settore, quali Exxon Mobil (XOM), Chevron (CVX) e TotalEnergies (TTE), hanno registrato nel trimestre guadagni compresi tra il 39% e il 47%, a conferma della solidità del rialzo.
Questa dinamica contribuisce inoltre a spiegare perché il settore energetico continui a svolgere un ruolo strategico nell’allocazione degli asset. «All’interno dei portafogli, i titoli energetici possono fungere da copertura contro gli shock dei prezzi del petrolio e registrare buoni risultati in contesti inflazionistici», afferma Nicolò Bragazza, gestore di portafoglio per Morningstar Wealth. Tuttavia, avverte anche che «gli investitori devono bilanciare queste caratteristiche con la loro ciclicità».
I settori dei materiali e delle risorse di base hanno seguito da vicino questo andamento, beneficiando della più ampia ripresa dei prezzi delle materie prime. I titoli del settore dei materiali di base possono fungere da copertura contro l’inflazione, poiché il valore delle risorse naturali tende ad aumentare quando l’inflazione cresce. Nel contempo, il settore industriale dovrebbe trarre vantaggio dall’aumento degli investimenti in aree chiave di crescita quali la capacità elettrica, i lavori di costruzione legati allo sviluppo delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e la difesa.
I settori difensivi tornano ad attrarre gli investitori
Anche i settori difensivi, quali i servizi di pubblica utilità, le telecomunicazioni e la sanità, hanno registrato rendimenti consistenti. Questi segmenti tendono a offrire una relativa stabilità in periodi di volatilità e sono stati privilegiati dagli investitori durante il periodo di incertezza causato dalla guerra in Iran.
Questo rinnovato interesse per i titoli difensivi denota un atteggiamento più cauto da parte degli investitori. A fronte delle incertezze relative all’inflazione e alla crescita, gli operatori di mercato sembrano sempre più disposti a rinunciare a una parte del potenziale di rialzo in cambio di una maggiore visibilità sugli utili e di una minore volatilità.
Bragazza sostiene che è proprio in questo contesto che i settori difensivi dimostrano il loro valore. La loro recente performance «è una testimonianza del loro ruolo utile nei portafogli», soprattutto perché sono in grado di fornire «fonti di rendimento meno correlate». Anche all’interno di questo gruppo stanno emergendo alcune sfumature. Sebbene il settore sanitario abbia sottoperformato finora quest’anno, Bragazza afferma che esso «rimane tra i più attraenti» e continua a rappresentare «un terreno di caccia interessante sia per gli stock-picker che per gli investitori passivi».
I settori della tecnologia e dei beni di consumo restano indietro
I settori con le performance più deboli nel trimestre si concentrano nei comparti orientati alla crescita e sensibili ai consumi. Il settore tecnologico, che aveva dominato il mercato negli ultimi tre anni, appare nella parte bassa della classifica. L’industria tech ha dovuto affrontare venti contrari dovuti a valutazioni elevate, prese di profitto e un crescente scetticismo sulla sostenibilità delle aspettative di forte crescita. Ciò è risultato particolarmente evidente nei titoli legati all’IA, dove il posizionamento affollato ha portato a ribassi più marcati, poiché gli investitori hanno rivalutato le prospettive di monetizzazione a breve termine e le ipotesi di crescita a lungo termine.
Questo cambiamento riflette una più ampia ridefinizione. «Il settore tecnologico deve essere all’altezza delle forti aspettative di crescita, e qualsiasi minimo cambiamento nella narrativa può determinare oscillazioni significative dei prezzi delle azioni. Gli investitori devono prestare attenzione quando le aspettative sono già scontate nei prezzi, poiché spesso aumentano i rischi di ribasso», afferma Bragazza.
Tra i titoli che hanno registrato le performance peggiori nell’indice Morningstar Global Technology nel corso del trimestre figurano società come Microsoft (MSFT) e Palantir (PLTR). Microsoft ha perso il 21,8% e Palantir il 16,1%, mentre Nvidia (NVDA) e Apple (AAPL) hanno entrambe registrato un calo del 4,7%.
Anche i titoli del settore dei beni di consumo discrezionali hanno registrato una performance inferiore alla media, riflettendo le pressioni sulla spesa delle famiglie dovute all’erosione dei redditi reali causata dall’inflazione. Nel contempo, il comparto finanziario ha incontrato difficoltà a causa dell’incertezza sui tassi di interesse e di un contesto meno favorevole per i prestiti e i margini.
Nel loro insieme, il raggruppamento di questi settori nella parte bassa della classifica evidenzia un più ampio spostamento del mercato dagli asset sensibili alla duration e dai temi di crescita legati ai consumi verso settori meglio posizionati per affrontare un contesto macroeconomico più incerto.

