L’incertezza rappresenta il vero pericolo per i mercati nel 2026: ecco come gestirla

Crisi geopolitiche, rallentamento economico, aumento dei tassi di interesse e prezzi elevati del petrolio. Richard Halle, gestore di portafoglio presso M&G e vincitore dei Morningstar Awards 2026, spiega come affrontare questi rischi nella gestione del portafoglio.

Punti chiave

  • L’incertezza geopolitica è un rischio destinato a impattare sui risultati societari più che sulle valutazioni di mercato.
  • Nonostante le forte performance nel 2026, le valutazioni dei titoli energetici non appaiono eccessive. Secondo il gestore, permangono scenari in cui un’esposizione selettiva al comparto potrebbe risultare interessante.
  • In caso di recessione economica, non è da escludere il rischio di una nuova crisi del credito in Europa, ma non è “sistemico” perché ora le banche hanno bilanci più solidi.

Poche volte gli investitori europei si sono trovati a far fronte a così tanti fattori di incertezza come in questa fase. Il conflitto in Medio Oriente ha fatto risalire il prezzo del petrolio e il rischio di stagflazione è tornato a fare capolino, in seguito alla risalita dei prezzi al consumo che potrebbe accompagnarsi con un rallentamento dell’economia. Inoltre, i mercati scontano possibili rialzi dei tassi di interesse da parte della Banca centrale europea, non previsti all’inizio dell’anno, e la politica commerciale degli Stati Uniti rimane una pesante incognita. La ricetta di Richard Halle, portfolio manager del fondo M&G (Lux) European Strategic Value e vincitore dei Morningstar Awards 2026 in Italia, è farsi guidare dai fondamentali delle società, cercando di trasformare l’elevata volatilità in un’opportunità per prendere posizione su titoli di qualità a prezzi convenienti.

Halle, il cui fondo è riuscito a sovraperformare la media dei comparti azionari Europa del 10% annuo negli ultimi cinque anni, non fa previsioni sul futuro andamento del prezzo del barile o sulle prossime decisioni della BCE, consapevole della difficoltà a farle, ma suggerisce un atteggiamento prudente guidato da un’attenta selezione azionaria.

Francesco Lavecchia: In base alle sue previsioni, qual è lo scenario peggiore dal punto di vista macroeconomico?

Richard Halle: L’incertezza geopolitica resta oggi su livelli elevati e potrebbe continuare a pesare sui costi di produzione e sugli utili delle aziende, ritardando il ritorno a uno scenario più favorevole. Un rischio che sembra destinato a riflettersi soprattutto sui risultati societari, più che sulle valutazioni di mercato. In questo contesto, l’attenzione resta concentrata sulla costruzione di portafogli ben diversificati, composti da società dai fondamentali solidi, con valutazioni di partenza costruttive e il potenziale di trarre beneficio da una futura stabilizzazione del quadro macroeconomico.

Lavecchia: Qual è la sua strategia per gestire la volatilità e l’incertezza dei mercati innescate dalla guerra in Iran?

Halle: Gestiamo il portafoglio mantenendo un livello moderato di liquidità per poter cogliere opportunità laddove si presentino. Fasi di elevata volatilità, come quelle osservate di recente e negli anni passati, ci hanno permesso di assumere posizioni in società in cui le dislocazioni di breve periodo hanno migliorato il profilo di rischio‑rendimento di lungo termine. Il nostro approccio è stato graduale piuttosto che reattivo. L’esposizione è stata calibrata in modo selettivo, riducendo le posizioni nei segmenti che hanno registrato rialzi pronunciati e riallocando il capitale verso titoli penalizzati dalla crisi ma con fondamentali rimasti solidi. L’equilibrio del portafoglio continua a guidare le scelte di allocazione, senza un aumento significativo della liquidità né come strumento difensivo né come espressione di una visione macroeconomica direzionale.

Lavecchia: Quali sono le vostre previsioni sul prezzo del petrolio? Secondo lei è arrivato il momento di alleggerire l’esposizione ai titoli energetici o conviene mantenerli in portafoglio?

Halle: I mercati energetici continuano a muoversi in un contesto di elevata incertezza, che rende complessa qualsiasi previsione affidabile. Dopo la solida performance del settore nel 2022, abbiamo avviato una progressiva riduzione dell’esposizione, oggi sensibilmente inferiore rispetto al passato. Ciò detto, non abbiamo azzerato il posizionamento: le valutazioni non appaiono eccessive e permangono scenari in cui un’esposizione selettiva al comparto potrebbe risultare interessante. Il posizionamento viene pertanto rivisto in modo continuativo con un approccio bottom‑up, focalizzato sui singoli titoli, piuttosto che sulla base di previsioni sui prezzi delle materie prime.

Lavecchia: In caso di recessione in Europa il settore bancario potrebbe trovarsi di nuovo a dover fare i conti con la crescita dei crediti in sofferenza. Secondo lei esiste il rischio di una nuova crisi del credito?

Halle: Abbiamo sempre adottato un approccio fortemente selettivo al comparto delle banche europee. L’Europa non è infatti un mercato unico e omogeneo, ma un mosaico di economie diverse, con differenze particolarmente evidenti proprio nel settore bancario. Le nostre scelte di allocazione si concentrano prevalentemente su istituti che hanno attraversato profonde ristrutturazioni a seguito della crisi finanziaria e che oggi presentano bilanci nettamente più solidi, coefficienti patrimoniali più elevati, criteri di erogazione del credito più prudenti e un migliore posizionamento competitivo. Sebbene il rischio di una nuova crisi del credito in Europa non si possa escludere del tutto, al momento non lo consideriamo un rischio sistemico. Detto questo, il settore è oggetto di un attento monitoraggio, supportato da approfondite analisi interne.

Lavecchia: Questione dazi USA: prevedete nuovi cambiamenti o è lecito aspettarsi che le aziende debbano fare i conti con le attuali tariffe? Quali saranno i settori più colpiti in Europa?

Halle: L’incertezza politica resta elevata e non ci attendiamo una rapida normalizzazione del contesto attuale. I settori caratterizzati da catene di approvvigionamento globali complesse saranno esposti a rischi, sebbene l’impatto vari significativamente a seconda dell’azienda. A livello di portafoglio, tali rischi possono essere mitigati privilegiando società con una base di domanda prevalentemente domestica o regionale. Più in generale, riteniamo che l’orientamento della politica commerciale statunitense stia favorendo una maggiore autosufficienza e una rinnovata spinta industriale in Europa, con potenziali ricadute strutturalmente positive per alcuni comparti.

Lavecchia: Quali sono le vostre aspettative su inflazione e tassi di interesse in Europa?

Halle: Rispetto al passato, il quadro prospettico appare oggi più incerto, soprattutto alla luce delle persistenti tensioni geopolitiche, che continuano a influenzare i mercati energetici e le catene di approvvigionamento. Questo contesto rafforza la nostra enfasi sulla disciplina delle valutazioni, sull’analisi dei fondamentali e sulla solidità finanziaria delle aziende, più che sull’allineamento dei portafogli a specifiche previsioni macroeconomiche.

L'autore o gli autori non possiedono posizioni nei titoli menzionati in questo articolo. Leggi la Policy editoriale di Morningstar.