Le Borse hanno ancora paura dei dazi?

I listini sembrano scrollarsi di dosso le cattive notizie, ma i rischi non sono finiti.

Illustrazione in stile collage di un grafico a torta con segmenti contenenti fotografie di container navali, attrezzature industriali e automobili su un'autostrada.

Punti chiave

  • Le azioni sono salite nonostante i mancati progressi sul fronte dei dazi.
  • Date le elevate valutazioni, secondo gli analisti, il mercato potrebbe essere troppo compiacente nei confronti della politica commerciale.
  • I dati delle trimestrali e le tendenze secolari come l’IA potrebbero aiutare i listini a salire ancora.

Ogni giorno porta con sé nuovi colpi di scena nella saga dei dazi del presidente Donald Trump, ma i listini azionari sembrano prendere tutto con molta filosofia. Sono finite le forti oscillazioni che gli investitori hanno subito ad aprile, quando le azioni hanno avuto uno scossone ad ogni nuovo sviluppo (che fosse reale o solo una voce) della politica commerciale degli Stati Uniti.

Secondo gli analisti, i dazi potrebbero esacerbare le pressioni inflazionistiche e ridurre la domanda dei consumatori, rallentando la crescita economica sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo. L’aumento delle tariffe sui beni importati comporta un aumento dei costi per molte aziende statunitensi, con conseguenze sui margini di profitto e sugli utili aziendali, nonché sull’andamento del mercato azionario nel suo complesso.

Dominic Pappalardo, chief multi-asset strategist di Morningstar Wealth, attribuisce l’apparente mancanza di preoccupazione a una diffusa “stanchezza da titoli di giornale”. Fa notare che il fenomeno si estende al di là dei dazi, con le azioni che si sono rapidamente scrollate di dosso anche la notizia secondo cui Trump sarebbe vicino a licenziare il presidente della Federal Reserve Jerome Powell.

Dazi, TACO e scosse di mercato

Per la maggior parte del 2025, gli investitori hanno faticato a fare i conti con l’enorme incertezza che l’amministrazione Trump ha iniettato nell’economia globale. Le probabilità di recessione negli Stati Uniti sono aumentate e diminuite, insieme alle prospettive di crescita globale, inflazione e rendimenti previsti per il mercato azionario.

Uno dei motivi dell’atteggiamento apparentemente ottimista degli investitori è stato riassunto dal TACO trade (acronimo ironico di “Trump always chickens out”, ovvero “Trump si tira sempre indietro”). Si tratta di una tendenza per cui i mercati reagiscono bruscamente quando il presidente minaccia tariffe aggressive, per poi riprendersi dopo il ritiro o il rinvio di tali misure.

Questo schema è andato in frantumi nelle ultime settimane, con i nuovi titoli dei giornali sulle tariffe che non hanno provocato quasi nessuna increspatura. Per gran parte dell’estate, gli investitori hanno guardato oltre lo scenario peggiore, anche se i dazi ridotti presentati dalla Casa Bianca sono significativamente più alti rispetto agli standard storici.

Il Morningstar US Market Index ha registrato un rendimento del 7,7% quest’anno, nonostante la minaccia di un aumento dei dazi e il superamento della scadenza del 9 luglio per la loro negoziazione. Il mercato è salito di oltre il 27% da quando ha toccato il fondo in aprile.

Quante cattive notizie possono sopportare i mercati? Secondo gli analisti, l’inarrestabile marcia al rialzo dei titoli potrebbe nascondere delle vulnerabilità.

Cosa succede con i dazi?

Finora, gli Stati Uniti hanno siglato un accordo commerciale con il Regno Unito e annunciato accordi con Vietnam e Indonesia, anche se i mancano i dettagli. In vista della nuova scadenza del 1° agosto per risolvere le questioni con gli altri principali partner commerciali, l’amministrazione Trump sta aumentando la pressione. Ha iniziato a inviare lettere al Brasile, al Canada, al Messico, al Giappone, all’Unione Europea e ad altri Paesi, minacciando nuove tariffe se non si raggiunge un accordo.

Alcune di queste lettere prevedono dazi superiori al 30%. Molti sono inferiori a quelli annunciati da Trump all’inizio di aprile, ma alcuni sono in linea o addirittura superiori. Trump ha anche ipotizzato di fissare un’aliquota del 10% o del 15% che coprirebbe più di 150 Paesi.

Anche se Trump dovesse fare marcia indietro sui dazi più estremi, le tariffe saranno significativamente più alte rispetto all’anno scorso. “L’attuale aliquota media delle tariffe è ancora la più alta dagli anni ’30”, ha spiegato di recente Preston Caldwell, chief US economist di Morningstar. Caldwell prevede che le tariffe saranno in media dell’11,5% tra il 2025 e il 2029. Nel 2024, il tasso tariffario medio degli Stati Uniti era del 2,4%.

Anche se il mercato non l’ha considerata tale, la posizione più dura della Casa Bianca è stata una sorpresa, secondo John Belton, portfolio manager di Gabelli Funds focalizzato sulle strategie growth. “Nelle ultime due settimane la retorica del Presidente e dell’amministrazione è stata più aggressiva del previsto in materia di dazi”, afferma Belton. “Considero la maggior parte del recente flusso di notizie come un aumento delle preoccupazioni rispetto alle aspettative”.

Un mercato “sempre più fragile” si aspetta degli accordi

Per Scott Clemons, chief investment strategist di Brown Brothers Harriman, la costante ascesa del mercato è un pericoloso segnale di compiacimento. Se finora l’amministrazione Trump si è dimostrata disposta a rimangiarsi gli annunci tariffari, non è detto che continuerà a farlo. A un certo punto, la Casa Bianca dirà: “Vi avevamo detto che il 1° agosto sarebbe stata la scadenza, e ora è il 1° agosto, e quindi tutti voi avrete di nuovo le tariffe e questo è quanto"”, afferma.

Le azioni sembrano più costose

L’innalzamento delle valutazioni sta aggravando i rischi legati alle tariffe. Il mercato azionario statunitense è ora scambiato con un premio del 2% circa rispetto al fair value stimato dagli analisti di Morningstar.

“Con il premio attuale, il mercato non offre alcun margine di sicurezza per ammortizzare il ribasso nel caso in cui le trattative tariffarie vadano male o le indicazioni sugli utili per il terzo trimestre deludano gli investitori”, ha scritto Dave Sekera, chief US strategist di Morningstar, nel suo outlook per il terzo trimestre.

“Credo che il rischio maggiore sia che ci si renda conto che le tariffe stanno causando, almeno temporaneamente, inflazione e contrazione della domanda, e che la narrativa della stagflazione e della recessione rientri in scena sullo sfondo di un mercato azionario completamente prezzato”, aggiunge Belton.

Le trimestrali e la politica fiscale potrebbero spingere i listini

A parte gli sviluppi commerciali, ci sono venti di coda che spingono i titoli al rialzo. “Il mercato non si basa più solo sui titoli dei dazi, il che è positivo”, afferma Belton.

Nel breve termine, le trimestrali saranno al centro dell’attenzione. Gli analisti osserveranno con attenzione i dettagli sull’entità dei costi tariffari che le aziende intendono assorbire rispetto a quelli che intendono trasferire ai consumatori. La crescita degli utili dovrebbe rallentare quest’anno a causa del peso delle tariffe sui bilanci, ma molti analisti restano ottimisti sui fondamentali nel lungo periodo.

All’inizio del mese, gli strategist di Goldman Sachs hanno alzato le loro previsioni di valutazione e di rendimento per l’indice S&P 500, in parte sulla base della “disponibilità degli investitori a guardare oltre la probabile debolezza degli utili di breve termine”.

Secondo Clemons di Brown Brothers Harriman, alcuni investitori potrebbero vedere la nuova legge fiscale recentemente approvata dal Congresso come un sostegno per le azioni. Senza contare le tendenze secolari in atto, come l’intelligenza artificiale. Belton sottolinea la recente notizia che il gigante dei semiconduttori Nvidia NVDA riprenderà a vendere in Cina i chip precedentemente bloccati dai controlli sulle esportazioni. Il titolo della società ha subito un forte rialzo, segno che il vento di coda dell’IA rimane forte.

L'autore o gli autori non possiedono posizioni nei titoli menzionati in questo articolo. Leggi la Policy editoriale di Morningstar.