Ho già scritto in passato della mia passione per gli acronimi nel mondo degli investimenti, da TINA (There Is No Alternative) a TACO (Trump Always Chickens Out), dai BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa) ai FANG (Facebook, Amazon, Netflix e Google). HALO è un nuovo acronimo che ho notato di recente. Sta per «Heavy Assets, Low Obsolescence» (asset pesanti, bassa obsolescenza), che come acronimo è decisamente più accattivante. Secondo questa logica, i titoli HALO sarebbero meno esposti al rischio di essere messi fuori gioco dall’IA. Ecco perché hanno registrato un rialzo, mentre i titoli considerati perdenti nel settore dell’IA hanno subito una forte correzione.
Mi viene in mente la dicotomia «Vecchia Economia, Nuova Economia» degli anni ’90. Durante la bolla di Internet, quando qualsiasi cosa con il suffisso .com era in forte ascesa, i titoli della Nuova Economia comprendevano i settori della tecnologia, dei media, delle telecomunicazioni e il fiorente campo dell’«e-commerce». Dopo lo scoppio della bolla, gli investitori si sono riversati in settori come l’energia, le materie prime e l’industria, un tempo derisi come «Vecchia Economia».
Anche adesso, sui listini USA, i settori dell’energia, dei materiali e dell’industria sono tra quelli che stanno registrando le migliori performance dall’inizio dell’anno, e questo grazie alla strategia HALO. Si tratta inoltre di settori che offrono dividendi generosi. Si vedano le performance nel 2026 sia per i titoli ad alto dividendo che per quelli con cedola crescente, come rappresentato dagli indici Morningstar.
I titoli che distribuiscono dividendi hanno registrato una performance superiore alla media nel 2026
La svolta dei titoli a dividendo
Prima dell’introduzione della strategia HALO, il quadro delle performance era molto diverso. Infatti, i rendimenti degli ultimi tre anni sono l’esatto contrario di quanto osservato finora nel 2026. Sia l’indice Morningstar US High Dividend Yield che l’indice Morningstar US Dividend Growth hanno sottoperformato l’indice Morningstar US Market sin dall’inizio del 2023.
Negli ultimi anni i titoli che distribuiscono dividendi hanno registrato una performance inferiore rispetto al mercato statunitense nel suo complesso
L’IA ha svolto un ruolo fondamentale in questo contesto. Dopo il lancio di ChatGPT alla fine del 2022, l’entusiasmo per l’IA ha spinto il mercato azionario statunitense a livelli sempre più elevati. Il tema dell’IA ha favorito soprattutto i titoli dei settori tecnologico e dei servizi di comunicazione, che tendono a distribuire dividendi modesti. I vincitori del mercato hanno preferito utilizzare la liquidità per il riacquisto di azioni proprie o, più recentemente, per massicci investimenti di capitale nelle infrastrutture di IA. I settori azionari con più alto dividend yield, come energia, materie prime, beni di consumo difensivi, salute real estate, sono rimasti indietro.
In un’intervista del dicembre 2025 con Susan Dziubinski, ho spiegato perché il 2026 avrebbe potuto essere un «anno di svolta per i dividendi». Ho sottolineato che, secondo gli analisti di Morningstar, i prezzi di molti titoli legati all’IA riflettevano aspettative eccessivamente ottimistiche. All’epoca, gli analisti ritenevano che le valutazioni fossero molto più ragionevoli nei segmenti del mercato caratterizzati da una crescita più lenta e da prezzi più bassi. In effetti, mentre l’entusiasmo per l’IA si è trasformato in pessimismo, gli investitori si sono riversati verso aree più difensive del mercato. Le società con attività tangibili sono percepite come meno suscettibili di essere sostituite dall’IA. Nel frattempo, la guerra in Iran ha dato una spinta al settore energetico, ricco di dividendi, facendo salire i prezzi del petrolio.
Tuttavia, è decisamente troppo presto perché gli investitori orientati ai dividendi cantino vittoria. Siamo a meno di tre mesi dall’inizio del 2026 e tutto può ancora succedere. Negli ultimi anni ci sono stati periodi in cui i titoli che distribuiscono dividendi hanno sovraperformato, per poi cedere il primato. Ad esempio, i titoli che distribuiscono dividendi hanno tenuto relativamente bene durante la correzione causata dai dazi doganali tra febbraio e aprile 2025 e, prima ancora, durante un terzo trimestre del 2024 caratterizzato da nervosismo. Se si torna ancora più indietro nel tempo, i titoli che distribuiscono dividendi hanno registrato una performance ammirevole durante la correzione causata dall’inflazione nel 2022. Tutti questi episodi di resilienza vengono oscurati dai dati relativi alla performance a più lungo termine.
Come definire le aspettative per i titoli da dividendo
Il reddito è un fattore fondamentale per molti investitori. In termini assoluti, e rispetto alle obbligazioni, i dividend yield risultano bassi. L’indice Morningstar US High Dividend Yield registrava uno yield di appena il 2,2% alla fine di febbraio, mentre quello dell’indice Morningstar US Dividend Growth si attestava al 2,0%. Il mercato azionario statunitense nel suo complesso si avvicina all’1,0%.
Dal punto di vista della performance, gli investitori orientati ai dividendi possono trarre conforto da diversi fattori. Innanzitutto, i portafogli incentrati sui dividendi hanno registrato un andamento più regolare rispetto al mercato azionario statunitense nel suo complesso. In tutti i periodi considerati, gli indici con focus sui dividendi hanno registrato una deviazione standard dei rendimenti (una misura della volatilità) inferiore rispetto al mercato generale. Questa volatilità contenuta è in linea con lo stereotipo delle società che distribuiscono dividendi: più consolidate, con una crescita più lenta e con prezzi più bassi.
Anche la concentrazione potrebbe contribuire al quadro di volatilità. Recentemente ho scritto di come il mercato azionario statunitense nel suo complesso sia diventato sempre più orientato verso il settore tecnologico. La parte del mercato che distribuisce dividendi appare più diversificata ed equilibrata dal punto di vista settoriale, comprese le aree HALO.
Il segmento del mercato azionario statunitense che distribuisce dividendi è meno concentrato e più equilibrato
Si noti che la crescita dei dividendi tende a collocarsi a metà strada tra il mercato generale e il suo segmento high yield. Ciò vale sia per il rischio che per il rendimento. Lo stesso vale anche per quanto riguarda lo yield e l’esposizione settoriale. Concentrarsi sulle società che stanno aumentando i dividendi distribuiti agli azionisti porta a un portafoglio più in linea con il mercato rispetto a concentrarsi sui titoli ad alto rendimento.
Che futuro per i titoli da dividendo?
Nel lunghissimo periodo, i titoli che distribuiscono dividendi vantano un solido track record. Alcuni lo attribuiscono al loro orientamento al valore. Altri sostengono che l’impegno a distribuire dividendi infonda disciplina.
Gli ultimi decenni dimostrano che i rendimenti relativi sono estremamente variabili. I titoli che distribuiscono dividendi hanno faticato a tenere il passo in un mercato trainato dal settore tecnologico (non solo negli ultimi tre anni, ma già a partire da dieci anni fa e oltre). Tuttavia, se si considerano altri periodi, come i primi anni 2000, i titoli che distribuiscono dividendi hanno registrato una performance superiore. Forse la rivoluzione dell’IA e il fenomeno HALO daranno il via a una rotazione duratura.
Ciò che è più prevedibile è la volatilità e, naturalmente, lo yield. Purché gli investitori siano consapevoli dei rischi – sia attraverso la diversificazione che mediante criteri di selezione orientati al futuro– i titoli ad alto dividendo e quelli con dividendi in crescita possono rappresentare investimenti solidi. Basta non privilegiare il rendimento rispetto al rendimento totale.

