È una buona idea investire nei fondi che hanno guadagnato di più lo scorso anno?

Uno studio di Morningstar sui fondi azionari e obbligazionari europei, durato 15 anni, cerca di capire se i rendimenti passati possano prevedere il successo futuro.

Illustrazione in tecnica collage con la scritta “Fondi” al centro e, sullo sfondo, un portafoglio ed elementi grafici.

Punti chiave

  • È vero che esistono casi di sovraperformance persistente dei fondi, ma si tratta di fenomeni rari e spesso legati all’esposizione al rischio.
  • Tra i fondi che in un anno si sono classificati nel quintile superiore, il 25% è rimasto in quella posizione l’anno successivo, mentre il 24,6% è sceso nel quintile inferiore o è scomparso.
  • I rendimenti passati sembrano essere più utili per individuare i fondi che potrebbero continuare a sottoperformare.

Gli investitori spesso si basano sui rendimenti passati nella scelta dei fondi. I rendimenti storici elevati sono facili da osservare e confrontare e vengono spesso messi in evidenza nelle classifiche, nelle raccomandazioni e sui media finanziari. Di conseguenza, i fondi che hanno sovraperformato i propri competitor attraggono spesso un maggiore interesse da parte degli investitori e maggiori afflussi di capitale, poiché i loro risultati storici vengono comunemente interpretati come indicatori di qualità o di competenza nella gestione.

La questione fondamentale, tuttavia, è capire se i risultati passati tendono a persistere. Il nostro studio sui fondi azionari e obbligazionari domiciliati in Europa, condotto dal 2010 al 2025, rileva che è difficile mantenere una performance elevata. I fondi che in un determinato anno si sono classificati ai primi posti della propria categoria hanno poche probabilità di mantenersi in quella posizione l’anno successivo. Molti sono tornati verso la fascia media, mentre alcuni sono scesi in fondo alla classifica.

I rendimenti elevati registrati di recente possono costituire un utile punto di partenza per l’analisi, ma raramente sono sufficienti di per sé. Come illustra la tabella sottostante, tra i fondi che in un determinato anno si sono classificati nel quintile superiore, il 25% (uno su quattro) è rimasto in tale posizione anche l’anno successivo, mentre una quota pressoché identica, pari al 24,6%, è scesa nel quintile inferiore oppure è scomparsa a seguito di una fusione o di una liquidazione.

Scheda di valutazione della persistenza su un anno dei fondi a gestione attiva

Il segnale risulta più chiaro sul fronte ribassista. Con maggiore probabilità, si osservava che i fondi classificati agli ultimi posti rimanevano deboli o venivano liquidati piuttosto che registrare una ripresa significativa: i dati hanno dimostrato che il 34,9% è rimasto nel quintile inferiore oppure è stato oggetto di fusione o liquidazione, mentre solo il 17,8% è risalito nel quintile superiore. I rendimenti passati appaiono quindi più utili per individuare i fondi che potrebbero continuare a sottoperformare piuttosto che per individuare i vincitori recenti destinati a continuare a ottenere risultati positivi.

Uno dei motivi per cui la persistenza dei rendimenti può risultare difficile da interpretare è che non sempre essa riflette la competenza del gestore, ma può essere associata a esposizioni al rischio costanti. Tra i fondi azionari, la persistenza è strettamente legata al momentum del mercato azionario. La persistenza tra i fondi azionari attivi tende ad aumentare quando i rendimenti legati al momentum sono elevati. I fondi orientati verso i titoli che hanno registrato performance positive di recente traggono vantaggio dal protrarsi della leadership di mercato, il che li rende più propensi a mantenere le migliori performance. Tuttavia, la stessa esposizione può trasformarsi in un ostacolo quando il momentum si inverte, in particolare in mercati volatili. Ciò suggerisce che parte della persistenza apparente rifletta un fattore di mercato premiato – ovvero un’esposizione al rischio – piuttosto che una selezione dei titoli costantemente superiore.

Se i rendimenti passati da soli non bastano, le commissioni rappresentano uno dei segnali più chiari e concreti emersi dal nostro studio. I fondi a basso costo hanno maggiori possibilità di mantenersi ai vertici della classifica, mentre quelli con costi più elevati tendono a rimanere nelle ultime posizioni.

Persistenza della performance dei fondi attivi su diversi orizzonti temporali

Il vantaggio dei fondi a basso costo

Tra i fondi a basso costo, il 25,9% rimane nel quintile superiore, contro appena il 18,1% dei fondi più costosi. Il divario è ancora più ampio nella parte inferiore della classifica: il 41,4% dei fondi costosi rimane nel quintile inferiore oppure viene fuso o liquidato, rispetto al 29,2% dei fondi a basso costo. Nel complesso, le commissioni più basse non garantiscono il successo, ma conferiscono ai fondi un vantaggio significativo. Le commissioni più elevate costituiscono un ostacolo che deve essere superato anno dopo anno.

Anche una serie di altre caratteristiche dei fondi è correlata alla persistenza della performance. I fondi di dimensioni più ridotte e quelli che registrano deflussi sono più inclini a manifestare una debolezza prolungata. Anche le dinamiche competitive sembrano avere un ruolo rilevante: nelle categorie in cui la pressione esercitata sui gestori attivi è maggiore, o in cui sono facilmente disponibili alternative passive a basso costo, è meno probabile che i vantaggi in termini di performance si mantengano nel tempo. Analogamente, la valutazione di Morningstar relativamente al pilastro del Processo contribuisce a identificare i fondi con una maggiore probabilità di mantenere una performance solida.

Gli investitori dovrebbero evitare di dare per scontato che i titoli che hanno registrato risultati positivi di recente continueranno a farlo. Esistono casi di sovraperformance persistente, ma si tratta di fenomeni rari e spesso legati all’esposizione al rischio. Rendimenti deludenti, commissioni elevate e un contesto sempre più competitivo costituiscono segnali di allarme più affidabili. Per gli investitori di lungo termine, i dati suggeriscono un approccio più strutturato rispetto al semplice affidarsi ai rendimenti recenti: attribuire maggiore importanza ai costi, al rischio, al processo di investimento e alla possibilità di spiegare i rendimenti passati in modo coerente e ripetibile.

Il presente articolo è tratto dal report di Morningstar dal titolo “Persistence in European Mutual Fund Performance”.

L'autore o gli autori non possiedono posizioni nei titoli menzionati in questo articolo. Leggi la Policy editoriale di Morningstar.