I fondi e gli ETF per investire nella Longevity Economy

Secondo un recente studio, l’insieme delle attività economiche legate agli over-50 vale in Italia un terzo del PIL. E per gli investitori, non mancano le strategie dedicate.

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Punti chiave

  • Secondo l’Istat, in Italia nel 2050 gli over-65 saranno il 34,5% della popolazione. Sono anche la fascia di età più ricca.
  • La Longevity o Silver Economy è un’industria globale da 4,2 trilioni di dollari, che cresce al 7,5% annuo.
  • Gli investitori italiani possono scegliere tra 14 diversi fondi comuni esposti al tema dell’invecchiamento della popolazione.

C’è un’alba indicibile in una vecchiaia felice, scriveva Victor Hugo. Ed è proprio di questo che si occupa la Longevity Economy (detta anche Silver Economy), cioè l’insieme di tutti quei prodotti e servizi pensati per gli over-50 che mirano a far passare una vecchiaia più lunga, vivibile e serena.

Non si tratta solo di vivere più a lungo, ma di vivere meglio, con bisogni nuovi: salute, prevenzione, autonomia finanziaria e qualità della vita.

Per anni l’invecchiamento della popolazione è stato interpretato quasi esclusivamente come una minaccia per la sostenibilità dei sistemi pensionistici e sanitari. Una lettura che pare oggi sempre più miope.

Secondo uno studio a cura del Centro Studi e Ricerche di Itinerari previdenziali presentato lo scorso 28 aprile presso la Camera dei Deputati a Roma, la Longevity Economy vale in Italia circa 715 miliardi di euro, pari a quasi un terzo del PIL. Una cifra che fotografa un cambiamento strutturale destinato a intensificarsi nei prossimi decenni.

L’analisi offre una lettura per certi versi controintuitiva dell’invecchiamento della popolazione: non più solo un costo per il welfare, ma una vera e propria leva di crescita economica e finanziaria.

Da sfida demografica a tema d’investimento

I senior italiani, infatti, rappresentano una popolazione ampia e trasversale, che detiene gran parte della ricchezza e che mostra una capacità di spesa stabile e meno ciclica rispetto ad altre fasce.

Per dare una dimensione numerica e circoscritta al nostro Paese, a fronte di una platea totale costituita da 28,2 milioni di over-50, al 2024 gli ultra65enni sono circa 14,3 milioni (di cui oltre la metà donne) e rappresentano il 24,3% della popolazione: una percentuale destinata a salire, secondo le proiezioni Istat, al 30% nel 2035 e fino al 34,5% nel 2050, quando più di un italiano su 3 avrà un’età superiore ai 65 anni.

Inoltre, le persone in questa fascia di età sono tra i maggiori detentori di ricchezza – intesa come patrimonio mobiliare e immobiliare – del Paese, disponendo oltretutto di flussi di reddito stabili, come quelli da pensione. Non solo, spiccano anche tra le fasce di popolazione meno indebitate in assoluto, oltre che per una capacità di spesa superiore a quella delle altre classi anagrafiche.

Non a caso, i dati della Banca d’Italia mostrano un sorpasso strutturale: gli over-65 registrano oggi redditi medi equivalenti superiori agli under-40, invertendo una dinamica storica.

Guardando avanti, Itinerari Previdenziali stima in 391 miliardi di euro lo spendibile netto dei cittadini italiani over-65 nel 2030, con ulteriore espansione nei decenni successivi.

“Stiamo insomma parlando di una patrimonializzazione importante che, nei prossimi 20/25 anni, verrà in parte destinata ad ampliare ulteriormente i volumi dei consumi in ottica longevity e in parte trasferita a figli o parenti, gli over-40 di oggi, incrementando ulteriormente il valore complessivo dell’economia della longevità”, ha commentato Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali.

Un megatrend destinato a durare

A differenza di altri trend tematici, la longevità ha una caratteristica fondamentale: è altamente prevedibile, oltre che irreversibile, almeno nel breve termine. Le Nazioni Unite stimano che entro il 2050 gli over-65 rappresenteranno il 16% della popolazione mondiale (dal 9% del 2019), con incidenze molto più elevate nelle economie sviluppate.

Secondo le analisi dell’Innovation Center di Intesa Sanpaolo, la Silver Economy rappresenta un mercato da oltre 4,2 trilioni di dollari, in crescita di circa il 7,5% all’anno. Con oltre 1,1 miliardi di persone di età superiore ai 60 anni a livello globale, questa economia spazia tra diverse industrie e comprende salute e benessere (1,3 trilioni di dollari), alloggi/mobilità (1,1 trilioni di dollari), servizi finanziari (1 trilione di dollari) e tempo libero (0,8 trilioni di dollari). Se fosse classificato come Stato sovrano, sarebbe considerato la terza potenza economica mondiale.

Insomma, l’invecchiamento della popolazione è un fenomeno globale che si sta trasformando in una grande fonte di opportunità d’investimento e chi si occupa di gestire portafogli finanziari sembra averlo capito già da tempo.

I fondi e gli ETF per investire nella Longevity Economy

L’offerta per gli investitori non manca, ma resta eterogenea. Gli italiani possono scegliere tra 14 fondi comuni azionari esposti alla tematica della longevità. Si tratta però di strategie appartenenti a molteplici categorie Morningstar e con esposizioni molto diverse per geografia e settori, oltre che per profilo di rischio/rendimento.

Nella tabella sottostante sono indicati i comparti con almeno 100 milioni di euro patrimonio gestito.

Tra questi, l’unica opzione passiva è rappresentata dall’iShares Ageing Population UCITS ETF, replicante dello STOXX Global Ageing Population Index, un indice composto da oltre 300 titoli e che presenta una forte prevalenza del settore sanitario (47,6%), seguito da quello assicurativo (28,6%), finanziario (12,4%), dei viaggi e del tempo libero (4%) e del consumi al dettaglio (2,2%). Tra i componenti principali troviamo la società assicurativa israeliana Phoenix Financial, e aziende farmaceutiche come Johnson & Johnson e Cytokinetics. A livello geografico, il mercato più rappresentato è quello USA con il 50,8% degli asset, seguito da Giappone (6,2%) e Regno Unito (5,8%).

A livello di masse, invece, si distingue il fondo gestito attivamente CPR Silver Age, lanciato nel 2009 ed esposto per il 17,1% a società britanniche, per il 14,1% a nomi tedeschi e solo per il 14% a società statunitensi. Gestito dal 2018 da Vafa Ahmadi e da Eric Labbé, adotta un approccio top-down, attraverso un’allocazione settoriale definita in funzione delle prospettive di crescita di ogni comparto, e bottom-up, selezionando le migliori occasioni di investimento sulla base di indicatori quantitativi e qualitativi. A livello settoriale al primo posto troviamo i servizi finanziari, che occupano il 23% del portafoglio, seguiti dal settore farmaceutico (20,1%) e viaggi e tempo libero all’11,2%. Novartis, Astrazeneca e Siemens sono tra i componenti principali.

I rischi di investire nel tema della longevità

Come per tutte le strategie tematiche, il punto non è se la Longevity Economy crescerà – i dati demografici rendono la risposta scontata – la vera questione è quanto velocemente i mercati incorporeranno questo trend nei prezzi e quali segmenti beneficeranno maggiormente della riallocazione di capitale.

“Le narrazioni avvincenti non si traducono necessariamente in temi su cui investire”, ci ricorda Kenneth Lamont, analista senior di Morningstar. Un esempio eclatante in questo senso è stato il fallimento del Metaverso di Facebook. “Investire in un tema equivale, in sostanza, a una scommessa che si articola in tre parti: individuare il tema giusto, scegliere l’esposizione adeguata ed entrare nel momento opportuno”, prosegue l’analista. Non è scontato che queste tre condizioni vengano rispettate, soprattutto sul medio/lungo periodo.

Secondo Lamont, “l’investimento tematico può rivelarsi molto efficace, ma solo se il tema di riferimento è chiaramente definito, ha un fondamento commerciale e risolve un problema concreto del mondo reale”.

Nel caso della Longevity Economy, sanità, assicurazioni e asset management sembrano i beneficiari più evidenti. Ma le opportunità più interessanti potrebbero emergere altrove: tecnologia applicata all’invecchiamento, servizi abitativi, consumi esperienziali e soluzioni per l’autonomia degli anziani.

L'autore o gli autori non possiedono posizioni nei titoli menzionati in questo articolo. Leggi la Policy editoriale di Morningstar.