Punti chiave
- Con l’apertura dei mercati privati, i vantaggi dell’allocazione in questa classe di attività potrebbero essere stati sopravvalutati.
- Nonostante le valutazioni in forte aumento per titoli chiave come Nvidia, il pieno potenziale dell’IA rimane ancora incerto.
- Gli asset poco apprezzati, come i titoli azionari cinesi, possono sorprendere gli investitori, dimostrando che i flussi di raccolta non sono sempre un buon indicatore dei rendimenti degli investimenti.
I mercati azionari si sono dimostrati imprevedibili quest’anno e il 2026 potrebbe presentare nuove sfide per gli investitori.
Di seguito sono riportati alcuni errori di investimento da evitare nel prossimo anno.
1. Pensare che le regole di investimento tradizionali non si applichino ai mercati privati
Negli ultimi anni i mercati privati hanno fatto notizia a causa dell’accelerazione della convergenza tra mercati privati e pubblici. Mentre un tempo gli investimenti privati erano riservati alle istituzioni e agli investitori facoltosi, oggi possono accedervi sempre più i piccoli risparmiatori, che potrebbero ritenere che le regole di investimento non si applichino a questa classe di attività.
“L’attrattiva dei mercati privati si basa su due promesse principali: una in gran parte vera e l’altra potenzialmente fuorviante. La prima è la capacità di ampliare l’universo di investimento, mentre la seconda è la riduzione del rischio, in particolare attraverso una minore volatilità”, afferma Nicolò Bragazza, associate portfolio manager di Morningstar Wealth.
L’accesso ai mercati privati amplia le opportunità degli investitori, offrendo esposizione ad asset class, società o investimenti che altrimenti non sarebbero accessibili al retail, come il private equity e il private debt.
“Aumentare il numero di opportunità con profili di rischio/rendimento diversificati è chiaramente positivo e dovrebbe essere accolto con favore”, aggiunge Bragazza, il quale però aggiunge che la promessa di un rischio inferiore può essere ingannevole e potrebbe sopravvalutare i vantaggi dell’allocazione ai private asset.
Questo fenomeno è spesso definito “volatility laundering” (riciclaggio della volatilità), un termine coniato dal fondatore di AQR, Cliff Asness, che evidenzia l’idea fuorviante secondo cui gli asset privati sarebbero intrinsecamente meno rischiosi semplicemente perché i dati storici mostrano una volatilità inferiore.
“In realtà, la minore volatilità non è una caratteristica intrinseca dei mercati privati, ma piuttosto un effetto collaterale del modo in cui viene misurata la performance, tipicamente con frequenza non giornaliera [a differenza dei fondi comuni tradizionali]”, afferma Bragazza.
Se consideriamo che le società target dei fondi di private equity sono generalmente più indebitate e di dimensioni più piccole, e che il private debt coinvolge spesso debitori con accesso limitato ai mercati dei capitali tradizionali, ci rendiamo conto che il rischio sottostante potrebbe essere effettivamente più elevato. Pertanto, sebbene la diversificazione appaia vantaggiosa sulla carta, non garantisce lo stesso risultato quando si decide di uscire da tali investimenti.
Bragazza ricorda agli investitori che il rischio è determinato dalle caratteristiche fondamentali di un investimento e che modificare i tempi o il metodo di misurazione del rischio non altera il rischio stesso.
2. Definire gli asset che non ci piacciono “non investibili”
I fondi e gli ETF sull’azionario Cina sono stati tra le categorie meno apprezzate nel 2025, con deflussi stimati superiori a 2 miliardi di euro per la categoria Morningstar China Equity—A Shares. Tuttavia, dall’inizio del 2024, le azioni cinesi hanno registrato un rendimento del 56,5%, battendo le azioni statunitensi (+46,1%, in dollari).
“Alcuni investitori tendono a etichettare tutto ciò che non gradiscono come ‘non investibile’ ed evitano di includerlo nei loro portafogli. Sebbene alcuni investimenti meritino occasionalmente tale etichetta, ciò accade molto meno spesso di quanto si possa pensare. Più spesso, quando qualcosa viene considerato ‘non investibile’, è un segnale che invita a interrogarsi e a verificare se tale percezione sia accurata, poiché dietro quell’etichetta spesso si nascondono alcune delle migliori opportunità”, afferma Bragazza.
Dall’inizio del 2024, i titoli dei giornali si sono concentrati sui titoli dell’intelligenza artificiale e sul predominio delle azioni statunitensi. Tuttavia, nonostante il clamore, i titoli azionari cinesi hanno sovraperformato quelli statunitensi.
Gli investitori che hanno resistito alle notizie sensazionali, sopportato la volatilità e sfidato le “preoccupazioni sull’investibilità” sono stati ricompensati con forti guadagni.
3. Essere eccessivamente ottimisti riguardo al potenziale dell’IA
La crescita dell’intelligenza artificiale è stata la forza trainante dei mercati azionari globali dal 2024. Circa 10 anni fa, Nvidia NVDA, Microsoft MSFT, Amazon AMZN, Meta Platforms META, Broadcom AVGO, Alphabet GOOGL e Oracle ORCL rappresentavano il 9,7% dell’indice Morningstar US Target Market Exposure. Ora il loro peso rappresenta quasi il 30% dell’indice, secondo i calcoli di Morningstar.
Ciò implica che anche gli investitori con una significativa esposizione a un indice di mercato ampio sono fortemente esposti ai rendimenti determinati dall’IA. Il rischio in questo caso è che gli investitori siano eccessivamente ottimisti riguardo al potenziale dell’IA.
“Ogni volta che si afferma una nuova tendenza, gli investitori tendono a dividersi in due fazioni: gli ottimisti (tori) e i pessimisti (orsi), ciascuna delle quali domina i media e le conversazioni con le proprie opinioni binarie”, afferma Bragazza.
Prendere posizione può sembrare allettante, ma comporta rischi significativi. Il pieno potenziale dell’IA e il suo impatto a lungo termine sull’economia rimangono incerti e non ancora del tutto chiari. Per gli investitori, un approccio più prudente consiste nell’adottare una posizione cautamente ottimistica, bilanciando il rischio di sopravvalutazione in alcuni settori con le opportunità future.
“Anche quando l’opportunità di crescita è innegabile, un investimento può essere considerato valido solo se ha un prezzo ragionevole”, conclude Bragazza.

