Le 3 commodity da avere in portafoglio nel 2026

Oro, argento e rame (con un occhio rivolto al petrolio) sono le materie prime preferite dall’esperto Maurizio Mazziero per l’anno prossimo. In questo video ci spiega perché e come investirci.

Le 3 commodity da avere in portafoglio nel 2026
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Valerio Baselli: Buongiorno e benvenuti. Se il 2025 è stato segnato dalla performance stellare dell’oro, nel 2026 l’intero universo delle commodity potrebbe svolgere un ruolo più rilevante nei portafogli, poiché gli squilibri tra domanda e offerta, i rischi geopolitici e i trend strutturali indicano potenzialmente prezzi più elevati.

Ma, in concreto che cosa dobbiamo aspettarci dal mercato delle materie prime l’anno prossimo? E quali commodity potrebbero correre più di altre?

Lo chiediamo, come ogni anno, a Maurizio Mazziero, analista finanziario, esperto di materie prime e fondatore della Mazziero Research. Maurizio, grazie e ben ritrovato.

Maurizio Mazziero: Grazie a te Valerio e un buongiorno a tutti. Ma cosa potrebbe accadere l’anno prossimo? Insomma, abbiamo visto ci sono dei rischi geopolitici veramente molto grandi. Ci sono dei giochi di potere fra la Cina e la Russia. Abbiamo uno spettro dell’inflazione o peggio, una stagflazione, che potrebbe delinearsi. Ebbene, io penso che tutto questo porterà a un anno effervescente per le commodity. Abbiamo già visto nel 2025 come per ritorsione ai dazi di Trump, la Cina abbia giocato la carta dell’embargo delle terre rare e lo stop agli acquisti di soia dagli Stati Uniti. Ebbene, sarà un anno ancora caratterizzato da numerose tensioni fra i due blocchi che si stanno delineando - Stati Uniti e Cina - e le materie prime giocheranno un ruolo sicuramente di grande importanza.

Baselli: Molto interessante. Ora, come da tradizione con te, vorremmo individuare le tre commodity su cui investire l’anno prossimo, nel 2026, e chiaramente capire anche il perché. Partiamo con la prima.

Mazziero: Allora la prima, quella su cui sono più confidente, è l’oro. L’anno scorso avevamo indicato il rame. Beh, il rame ha avuto un aumento quest’anno nel 2025 del 31% e a fine luglio era addirittura arrivato a una performance del 47%. Quindi diciamo che il rame che avevamo indicato ha risposto a quelle che erano le nostre aspettative. Ma quest’anno direi che in pole position c’è l’oro. Quali sono gli elementi che mi portano a considerare l’oro? Ma io direi tutta una serie di indebolimento delle istituzioni, soprattutto negli Stati Uniti. I dazi, l’inflazione, ma anche queste ingerenze verso la Fed, che dovrebbe rimanere indipendente. Ecco si sta sviluppando nei mercati un certo scetticismo nelle istituzioni. Ed è per questo che anche le banche centrali acquistano oro come protezione. Non solo, l’oro diventa un elemento per sostituire i Treasury che si hanno nelle riserve. E poi che dire dei BRICS che stanno progettando una nuova unità di conto che sarà collateralizzata per il 40% con l’oro? Ecco, tutte queste cose qui, insieme ai rischi globali, mi fanno pensare che l’oro, malgrado abbia performato molto, molto bene, quest’anno continuerà a darci delle piacevoli sorprese.

Baselli: Qual è invece la seconda?

Mazziero: Ecco la seconda. Abbiamo detto l’argento l’anno scorso. Beh, bisogna dire che quest’anno ha fatto un raddoppio, c’è stato un incremento del 100%. Quindi da questo punto di vista anche qui ci abbiamo preso. E io direi ancora, ripropongo ancora l’argento. L’argento nel 2025, quindi l’anno che stiamo chiudendo, è stato il 5º anno consecutivo di deficit di offerta. Cosa vuol dire? Che se ne produce meno di quanto si utilizzi. Ebbene, questo crea uno scompenso. Fino adesso chiaramente sono state utilizzate le scorte e anche se nel 2026 domanda e offerta dovessero pareggiarsi, siamo comunque in una situazione dove l’argento è molto utilizzato, soprattutto nell’industria e anche trascinato da quello che è l’andamento dell’oro e quindi diciamo queste prospettive positive a mio modo di vedere naturalmente rimangono anche per il 2026 per l’argento.

Baselli: Quindi, metalli preziosi destinati a essere ancora protagonisti. Perfetto, dopo oro e argento, qual è infine la terza commodity da avere in portafoglio nel 2026?

Mazziero: Ecco, l’anno scorso avevo indicato il rame. Pardon, il mais come terza commodity. In realtà è stato un po’ deludente perché i primi due mesi sono stati positivi - a febbraio è arrivato a guadagnare il 10% - ma poi su base annua siamo intorno allo zero, zero, -1%. Quindi, diciamo il mais che avevo indicato non ha dato così delle grandi soddisfazioni. Quest’anno potremmo avere delle sorprese da parte della soia, ma preferisco inserire questa volta il rame, il rame che avevamo indicato come primo l’anno scorso. E la ragione è la forte domanda da parte dei data center, la situazione di domanda offerta, che è in equilibrio ma se ne utilizza sempre di più di rame. Il fatto che anche nelle numerose installazioni nuove di impianti eolici off shore serve molto rame per portare l’energia prodotta verso terra. Insomma il rame serve un po’ dappertutto e quindi sicuramente anche quello direi che quest’anno darà delle soddisfazioni.

L’outsider. L’anno scorso avevo indicato come outsider il platino e il platino ha fatto l’83% quest’anno, quindi diciamo anche come outsider c’eravamo. Ecco io direi che dal secondo semestre o verso la fine dell’anno, potrebbe ritornare un rialzo dei prezzi del petrolio, che oggi è veramente molto molto basso, con un trend discendente. La ragione è che c’è un forte surplus di petrolio rispetto all’utilizzo ma le cose potrebbero cambiare nel secondo semestre del 2026.

Baselli: Insomma, metalli ancora protagonisti l’anno prossimo, con un possibile rimbalzo del petrolio. Maurizio, vorrei chiudere chiedendoti di delineare secondo te il ruolo più adatto che le commodity – che sono investimenti piuttosto volatili – dovrebbero avere nel portafoglio di un investitore medio, possibilmente ben diversificato.

Mazziero: Beh, io direi sicuramente per quel che riguarda l’oro - lo fanno anche le banche centrali - riveste un una funzione di bene rifugio e quindi una parte [ci sta in portafoglio] - sempre in misura che deve essere ben calibrata in base a quello che è il profilo di rischio dell’investitore. L’oro direi sì, direi anche un contenuto minore per l’argento, perché molto molto più volatile. Per le altre commodity invece sono poco propenso all’inserimento di indici globali, cioè o si va sulla singola commodity, allora ci può stare, ma bisogna avere un approccio tattico, quindi la si inserisce quando si vede un trend la si toglie quando il trend sembra indebolirsi. Sugli indici globali sono un po’ più scettico, dicevo, perché a fronte di una materia prima, magari che va molto bene, ci può essere un’altra materia prima che non va bene e quindi alla fine risultato praticamente nullo o peggio potrebbe addirittura diciamo, verificarsi una perdita. Quindi questo è un po’ quello che mi sento di dire.

Baselli: Molto chiaro. Grazie come sempre a Maurizio Mazziero. Per Morningstar, sono Valerio Baselli, alla prossima.

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