Punti chiave
- A marzo gli afflussi verso gli ETF europei sono crollati al livello più basso registrato in quasi un anno, poiché la guerra in Iran ha intaccato il clima di fiducia e spinto gli investitori a mantenersi liquidi.
- I flussi verso gli azionari hanno subito un netto rallentamento nel complesso, poiché gli ETF energetici hanno registrato forti afflussi sulla scia della volatilità dei prezzi del petrolio, mentre il settore finanziario ha registrato deflussi record.
- Gli ETF obbligazionari hanno registrato deflussi, mentre gli ETF attivi e le strategie indicizzate all’inflazione si sono distinti come rare note positive.
A marzo i flussi verso gli ETF europei hanno registrato un netto calo, poiché la guerra in Medio Oriente ha pesato fortemente sul sentiment del mercato. Dopo due mesi eccezionalmente positivi, con un afflusso mensile medio di 46 miliardi di euro, i flussi verso gli ETF e gli ETC europei hanno subito un brusco rallentamento, attestandosi a 9,4 miliardi di euro: il livello più basso dall’aprile 2025, il mese successivo all’annuncio di dazi statunitensi su vasta scala. Gli investitori hanno chiaramente preferito rimanere liquidi piuttosto che investire il capitale.
Nonostante il brusco rallentamento, il quadro generale dell’inizio dell’anno è solido. I flussi complessivi del primo trimestre hanno raggiunto il livello record di 101,7 miliardi di euro, a conferma della forte domanda di ETF registrata nei primi mesi dell’anno.
I flussi negli ETF azionari rallentano e la guerra influenza le preferenze settoriali
A marzo gli ETF azionari hanno raccolto 8,8 miliardi di euro, una frazione degli afflussi registrati nei mesi precedenti. Le esposizioni azionarie alle società a grande capitalizzazione dei mercati sviluppati — in particolare le strategie globali, dell’eurozona e statunitensi — hanno continuato ad attirare interesse, riflettendo una preferenza per la liquidità e le grandi dimensioni.
Flows by Broad Asset Class for the European ETF and ETC Market
Ma è a livello settoriale che abbiamo osservato l’impatto diretto del modo in cui la guerra influenza le preferenze di investimento. Gli ETF del settore energetico si sono distinti come i principali beneficiari, attirando 1,7 miliardi di euro di afflussi netti a marzo. L’aumento dei prezzi del petrolio e i timori di interruzioni dell’approvvigionamento hanno trainato la domanda. Al contrario, gli ETF sui servizi finanziari hanno subito deflussi per 3,7 miliardi di euro, segnando il peggior risultato mensile mai registrato per la categoria. I crescenti timori di stagflazione – ovvero una crescita economica modesta, forse addirittura una recessione, combinata con un’inflazione elevata – hanno pesato fortemente sui titoli finanziari.
Gli ETF obbligazionari registrano deflussi
A marzo gli ETF obbligazionari hanno invertito la rotta, registrando deflussi netti pari a 2,4 miliardi di euro dopo aver registrato afflussi per 5,2 miliardi di euro a febbraio. L’ultima volta che si sono verificati deflussi mensili di entità simile è stato il 2022, anch’essi legati a un conflitto, ovvero quello tra Russia e Ucraina. Come già accaduto allora, ciò riflette il malessere degli investitori riguardo ai rischi di inflazione e recessione.
Le categorie di ETF sulle obbligazioni societarie, sia investment grade che high yield, hanno registrato i deflussi maggiori. Anche gli ETF sul debito dei mercati emergenti, sia con strategie in valuta forte che in valuta locale, hanno visto gli investitori liquidare le proprie posizioni dopo la forte performance registrata nell’ultimo anno, a seguito dell’aumento dell’avversione al rischio.
Gli ETF su obbligazioni indicizzate all’inflazione in euro hanno rappresentato una notevole eccezione. Dopo averli ignorati quasi del tutto per gran parte degli ultimi tre anni, nel mese di marzo gli investitori hanno investito 388 milioni di euro in questi strumenti, sulla scia del crescente rischio di un periodo prolungato di inflazione elevata.
Il calo dei mercati pesa sul patrimonio degli ETF
La debolezza dei mercati ha amplificato l’impatto dei flussi modesti. Il patrimonio gestito dagli ETF e dagli ETC europei è sceso a 2,80 trilioni di euro a marzo, in calo rispetto ai 2,95 trilioni di euro registrati a febbraio. Il calo è stato determinato quasi interamente dalle perdite di registrate sui mercati azionari e obbligazionari globali. Anche i prodotti legati agli asset reali reali, in particolare le materie prime, hanno registrato una contrazione del patrimonio, poiché gli investitori hanno continuato a disinvestire dai metalli preziosi, in particolare dall’oro.
Assets Under Management by Broad Asset Class for the European ETF and ETC Market
Gli ETF attivi continuano a guadagnare terreno
Gli ETF attivi hanno rappresentato una sorta di nota positiva nel contesto di un rallentamento generale. A marzo hanno attirato 2,4 miliardi di euro, pari a circa il 25% dei flussi totali degli ETF, una quota particolarmente elevata rispetto agli afflussi complessivamente modesti registrati nel mercato degli ETF nel corso del mese. Analizzando i dati trimestrali, i flussi verso gli ETF attivi hanno rappresentato circa il 7,2% dell’intero volume di raccolta del mercato europeo degli ETF, sostanzialmente in linea con la media del 7,4% registrata nel 2025. Con un patrimonio di 85,7 miliardi di euro, gli ETF attivi rappresentano ora il 3,1% del mercato europeo degli ETF, proseguendo la loro graduale espansione.
Quali prospettive per il mercato degli ETF
Il mese di marzo ha segnato una svolta per i mercati europei degli ETF, con gli investitori che hanno assunto un atteggiamento più cauto a fronte dell’aggravarsi dei rischi geopolitici e macroeconomici. Sebbene il primo trimestre si sia chiuso con afflussi record, il brusco rallentamento registrato a marzo evidenzia quanto rapidamente possa cambiare il sentiment.
Nel breve termine, i flussi degli ETF dovrebbero rimanere fortemente sensibili all’andamento dei prezzi dell’energia, alle tendenze inflazionistiche e all’evoluzione del panorama geopolitico.

