Punti chiave
- Nella riunione di giovedì, la BCE ha aumentato il tasso di interesse di riferimento di 0,25 punti percentuali, portandolo al 2,50%.
- Le prospettive di inflazione rimangono invariate per il 2026, ma sono in aumento per i prossimi due anni. Le previsioni di crescita sono state riviste al rialzo.
- I mercati stanno ora scontando altri due aumenti dei tassi nel corso del 2026, alla luce della ripresa dell’inflazione.
Come previsto, giovedì la Banca centrale europea ha aumentato il tasso di interesse di riferimento di 0,25 punti percentuali, portandolo al 2,50%, affermando che “il conflitto in Medio Oriente continua a generare pressioni inflazionistiche e l’inflazione è destinata a rimanere ben al di sopra dell’obiettivo per un periodo prolungato”. Si tratta del secondo aumento dei tassi nel 2026, dopo quello di giugno e il mantenimento dei tassi invariati a luglio.
Il Consiglio direttivo della BCE ha affermato che le prospettive rimangono “altamente incerte”, a causa di una “vasta gamma di scenari possibili” su come lo shock energetico potrebbe influenzare la crescita e l’inflazione.
“Fino ad ora, avevamo previsto che il 2,5% rappresentasse il picco dei tassi della BCE”, hanno affermato gli economisti di UBS in una nota pubblicata dopo la decisione. “Tuttavia, alla luce della conferenza stampa odierna e della pubblicazione delle nuove previsioni macroeconomiche, stiamo rivedendo la nostra previsione e ora ci aspettiamo un ulteriore aumento di 25 punti base, fino al 2,75%, nella riunione del 17 dicembre”.
Il prezzo del greggio Brent ha superato i 102 dollari al barile nella mattinata di giovedì, poiché i mercati temono ulteriori interruzioni dell’approvvigionamento a causa della recrudescenza degli attacchi nello Stretto di Hormuz. Anche il prezzo del gas naturale europeo — TTF — è in aumento, superando gli 80 euro per megawattora.
Dopo la decisione della BCE, i mercati azionari europei hanno registrato un leggero calo, l’euro si è rafforzato rispetto al dollaro e i rendimenti dei titoli di Stato tedeschi e francesi a 10 anni sono saliti.
“I mercati azionari hanno registrato un leggero calo questo pomeriggio in seguito alla pubblicazione del comunicato della BCE”, afferma Michael Field, chief strategist di Morningstar per i mercati europei. “Ma probabilmente non è stato l’aumento al 2,5% a causare sconcerto tra gli investitori. Piuttosto, è stato il messaggio secondo cui la banca centrale ritiene che l’inflazione elevata persisterà per un certo periodo di tempo”.
Quali sono i tassi di interesse chiave della BCE?
A partire dal 16 settembre, i tre tassi di interesse di riferimento della BCE saranno:
- Tasso sui depositi: 2,50% (in aumento rispetto al 2,25%)
- Tasso di rifinanziamento principale: 2,65% (in aumento rispetto al 2,40%)
- Tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginale: 2,90% (in aumento rispetto al 2,65%)
Prima dell’ultimo aumento dei tassi, la BCE aveva portato il tasso sui depositi al 2,25% nel giugno 2026, dopo otto tagli che lo avevano fatto scendere da un picco del 4,00% al 2,00%.
Un tasso d’interesse del 2,50% è considerato il limite superiore di un intervallo neutro compreso tra l’1,75% e il 2,50%. Secondo gli economisti, qualsiasi ulteriore aumento sposterebbe la politica monetaria della BCE in territorio restrittivo.
“Un aumento previsto di 25 punti base non modificherà in modo significativo le dinamiche di mercato, ma se venisse lanciato un messaggio restrittivo ciò potrebbe avere conseguenze più ampie sul costo del credito e sull’euro”, afferma Nicolò Bragazza, associate portfolio manager di Morningstar Wealth.
“L’aumento arriva in un momento in cui i costi di finanziamento nell’eurozona sono ai livelli più alti dal 2011 e potrebbero influire negativamente sui bilanci dei paesi e inasprire le condizioni finanziarie”.
Nella conferenza stampa successiva all’annuncio, Lagarde ha affermato che la fascia di tassi neutra non influenzerà le decisioni di politica monetaria.
La BCE alza le stime sull’inflazione
Lo staff della BCE ha rivisto le previsioni economiche. Attualmente preve che l’inflazione complessiva si attesti in media a:
- 3,0% nel 2026 (stabile rispetto alle previsioni di giugno)
- 2,5% nel 2027 (in aumento rispetto al 2,3%)
- 2,1% nel 2028 (in aumento rispetto al 2,0%)
Per quanto riguarda l’inflazione di fondo (core), che esclude i prezzi dell’energia e dei prodotti alimentari, la BCE prevede una media del 2,5% nel 2026, del 2,6% nel 2027 e del 2,3% nel 2028. Queste cifre sono da confrontare con le proiezioni di giugno, che indicavano il 2,5% sia nel 2026 che nel 2027 e il 2,2% nel 2028.
Ad agosto, secondo Eurostat, l’inflazione preliminare dell’eurozona è salita al 3,3% dal 2,9% di luglio, trainata dai prezzi dell’energia. L’inflazione di fondo si è attestata al 2,4% in agosto, in calo rispetto al 2,5% di luglio.
Migliorano le previsioni di crescita con un’economia resiliente
Lo staff della BCE ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita economica per l’eurozona, portandole a:
- 0,9% nel 2026 (in aumento rispetto allo 0,8% delle previsioni di giugno)
- 1,4% nel 2027 (in aumento rispetto all’1,2%)
- 1,5% nel 2028 (stabile)
“Si tratta di una revisione al rialzo sia per il 2026 che per il 2027, che riflette principalmente la resilienza superiore alle attese dell’economia dell’area dell’euro”, afferma la BCE.
Secondo Field di Morningstar, la revisione al rialzo delle previsioni di crescita rappresenta una buona notizia. “L’economia europea è più resiliente di quanto avessimo previsto”.
Quando saranno i prossimi meeting della BCE nel 2026?
- 29 ottobre 2026
- 17 dicembre 2026
La BCE alzerà ancora i tassi nel 2026?
I prezzi di mercato indicano una probabilità del 75,1% che i tassi di interesse aumentino a ottobre e del 73,3% a dicembre.
“Il mercato ha risposto con una lettura marcatamente ‘hawkish’, aumentando le attese di restrizione monetaria nei prossimi 12 mesi e portando i rendimenti governativi dell’area euro sui massimi dal 2022, interpretando la funzione di reazione della BCE maggiormente orientata ai rischi al rialzo sull’inflazione piuttosto che sui rischi al ribasso sulla crescita”, afferma Andrea Campisi, senior investment manager di Pictet Asset Management. “Dato il contesto economico, caratterizzato da uno shock di offerta energetica, nutriamo delle preoccupazioni sull’effettiva realizzazione di un ciclo di rialzo dei tassi da oltre 100 punti base bps. La crescita economica, sebbene dimostratasi resiliente in un contesto d’incertezza geopolitica, potrebbe essere rallentata dall’elevato livello dei tassi e dai prezzi dell’energia, con possibili impatti sulla domanda di credito, sui consumi e sugli investimenti”.
“Guardando al futuro, riteniamo che il rialzo di settembre segni il completamento della fase di riposizionamento della BCE, lasciando che le decisioni future dipendano dal fatto che lo shock energetico si traduca in pressioni più ampie sui prezzi interni”, ha affermato Henry Cook, economista senior per l’Europa di MUFG, in una nota del 7 settembre. “Il nostro scenario di base rimane quello secondo cui la BCE ha ormai completato il proprio ciclo di inasprimento, sebbene riconosciamo che il contesto geopolitico comporti rischi che fanno propendere per un ulteriore rialzo prima della fine dell’anno”.
Philip Lane, capo economista della BCE, ha indicato il 2,5% come limite massimo della stima del tasso neutro della BCE, pertanto qualsiasi inasprimento oltre questo mese sposterebbe la politica monetaria in territorio restrittivo. “A nostro avviso, sarebbe un passo troppo azzardato, dati i rischi per la crescita e il fatto che il problema dell’inflazione rimane quasi interamente dovuto a questioni legate al lato dell’offerta, senza contare che ulteriori aumenti getterebbero benzina sul fuoco nei mercati obbligazionari in un momento in cui le finanze pubbliche sono già sotto pressione”, ha affermato Roman Ziruk, chief strategist sulle valute di Ebury.
La BCE è stata la prima tra le principali banche centrali a riunirsi questo mese; seguiranno la Federal Reserve statunitense il 16 settembre, la Banca d’Inghilterra il giorno successivo e la Banca del Giappone il 18 settembre.

