Inflazione nell’eurozona superiore alle aspettative a novembre, ma ancora vicina all’obiettivo della BCE

Con un tasso del 2,2%, l'inflazione complessiva a novembre è risultata superiore a quella di ottobre e leggermente al di sopra delle aspettative, mentre l'inflazione core è rimasta invariata e in linea con le previsioni.

Illustrazione collage di un cesto pieno di generi alimentari, con un euro e una lente d'ingrandimento.

Punti chiave

  • L’inflazione complessiva ha registrato un leggero aumento su base annua a novembre, raggiungendo il 2,2%, un dato superiore alle previsioni degli economisti.
  • L’inflazione core è rimasta invariata rispetto a settembre e ottobre, in linea con le previsioni del 2,4% su base annua, trainata in gran parte dall’inflazione persistente dei servizi.
  • Le probabilità di un ulteriore taglio dei tassi nella riunione di dicembre della BCE rimangono scarse.

Secondo le stime preliminari di Eurostat, a novembre i prezzi al consumo nell’eurozona sono aumentati del 2,2% su base annua, in crescita rispetto al dato di ottobre pari al 2,1%. Il dato è risultato superiore alle stime di consenso del 2,1%, ma vicino all’obiettivo del 2% fissato dalla Banca centrale europea.

L’inflazione core, che riflette i prezzi al netto delle componenti volatili quali i costi dell’energia e dei generi alimentari, è aumentata del 2,4% su base annua a novembre, in linea con le aspettative e invariata rispetto ai due mesi precedenti.

“Qualsiasi movimento al rialzo ha il potenziale di spaventare i mercati, in particolare quando gli investitori sperano in un taglio dei tassi di interesse da parte della Banca centrale europea. Tuttavia, dato che il rialzo è così marginale, è probabile che gli investitori lo ignoreranno”, afferma Michael Field, chief strategist dei mercati europei di Morningstar. Sebbene l’inflazione core sia ancora 40 punti base al di sopra dell’obiettivo del 2% fissato dalla BCE, nel corso dell’anno ha registrato un calo significativo, aggiunge. “Dal punto di vista della BCE, la situazione è ancora considerata sotto controllo”.

L’inflazione dei servizi rimane un fattore determinante

Secondo le stime di Eurostat, l’inflazione dei servizi dovrebbe registrare il tasso annuo più elevato a novembre, pari al 3,5%, rispetto al 3,4% di ottobre, che aveva segnato il valore più alto da aprile.

I prodotti alimentari, gli alcolici e il tabacco hanno registrato un aumento del 2,5%, invariato rispetto a ottobre. I beni industriali non energetici sono aumentati dello 0,6%, anch’essi stabili rispetto a ottobre. L’inflazione energetica si è attestata al -0,5%, rispetto al -0,9% di ottobre. Su base mensile, l’inflazione è diminuita dello 0,3%.

La BCE ridurrà i tassi a dicembre?

Con l’inflazione che si attesta intorno al livello target della BCE, ulteriori tagli dei tassi di interesse appaiono improbabili nel prossimo futuro.

“Il dato chiave che emerge oggi dall’indice flash sull’inflazione dell’eurozona di novembre è che la BCE manterrà invariati i tassi di interesse a dicembre. Il calo dei prezzi dell’energia porterà l’inflazione complessiva al di sotto del 2% il prossimo anno, ma con l’inflazione core che si attesta intorno al 2,5%, la BCE non ne terrà conto”, afferma Daniel Kral, capo economista di Oxford Economics, su X.

Joerg Kraemer, capo economista della Commerzbank, afferma: “Sebbene l’inflazione core nell’eurozona sia rimasta al 2,4% a novembre, i prezzi sono aumentati più lentamente negli ultimi tre mesi, se estrapolati su base annua. L’inflazione core dovrebbe scendere gradualmente verso il 2% nei prossimi mesi”. L’attenuarsi della pressione salariale suggerisce che l’inflazione sottostante dovrebbe diminuire gradualmente nei prossimi mesi.

“Per gli investitori ottimisti che sperano in un ulteriore taglio dei tassi di interesse, i dati sull’inflazione odierni potrebbero significare un’attesa fino all’inizio del 2026”, aggiunge Field di Morningstar. “Tuttavia, con tassi già molto bassi, appena al 2%, questa non è certamente una situazione critica per gli investitori del mercato azionario, che dovrebbero vedere i tassi più bassi avvantaggiare pienamente i mercati azionari nel 2026”.

Un quadro eterogeneo nell’eurozona

Il quadro è risultato eterogeneo nei vari paesi dell’eurozona, con tassi di inflazione annuali compresi tra lo 0,2% di Cipro e il 4,7% dell’Estonia.

L’inflazione tedesca si è attestata al 2,6%, in netto aumento rispetto al 2,3% del mese precedente e al livello più alto dal febbraio 2025. L’inflazione francese è rimasta invariata allo 0,8% su base annua in ottobre, mentre Italia e Spagna hanno registrato tassi annuali rispettivamente dell’1,1% e del 3,1%, in calo rispetto all’1,3% e al 3,2%.

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