L’IA sta per innescare un’esplosione della crescita economica? La maggior parte dei lavoratori finirà in povertà? L’IA è solo una trovata pubblicitaria che alimenta una bolla finanziaria destinata a scoppiare?
Se si leggono decine di articoli sull’IA, si rischia di imbattersi solo in questo genere di iperboli esagerate. È tuttavia importante adottare una visione più sfumata. L’impatto dell’IA, come quello di qualsiasi tecnologia trasformativa, sarà complesso.
In questa sede analizziamo cinque miti relativi all’impatto economico dell’IA.
Mito n. 1: l’IA non potrà mai essere redditizia
Il nostro primo mito è: «L’IA non potrà mai essere redditizia». Molti scettici ritengono che l’aspetto economico dell’IA odierna sia poco migliore di quello della (per lo più) fallimentare prima generazione di aziende Internet degli anni ’90, e alcuni si chiedono: «I titoli legati all’IA saranno i prossimi Pets.com?»
Tuttavia, in base alle nostre stime, il settore statunitense dell’IA sta già generando ricavi ingenti dagli utenti finali, con un fatturato derivante dai servizi di IA che potrebbe raggiungere i 100 miliardi di dollari nel 2025. Tali ricavi sono più che sufficienti a coprire la spesa per l’elaborazione inferenziale, che rappresenta il costo diretto dell’esecuzione dei modelli.
Ricavi e costi del settore dell'IA negli Stati Uniti nel 2025
È vero, naturalmente, che i ricavi derivanti dalla vendita non sono sufficienti a coprire i costi di ricerca e sviluppo dei modelli: le spese per le risorse di calcolo dedicate all’addestramento, gli stipendi dei ricercatori e le altre spese necessarie alla creazione di nuovi modelli. Tuttavia, con pochi aggiustamenti è possibile intravedere un percorso verso la redditività. La redditività potrebbe non essere ancora stata raggiunta, ma non è un obiettivo irraggiungibile.
Mito n. 2: l’IA è alla base del boom della produttività
Sebbene l’IA stia generando ingenti ricavi dagli utenti finali, non si osserva ancora che i benefici per gli utenti finali si riflettano nelle statistiche sulla produttività.
È vero che la produttività del lavoro (prodotto interno lordo reale per ora lavorata) ha registrato un’accelerazione. Nel periodo 2020-25, la crescita della produttività è stata in media dell’1,9%, un ritmo notevolmente più sostenuto rispetto all’1,0% registrato nel periodo 2010-19.
Tuttavia, questo aumento della produttività è iniziato ben prima della diffusione su larga scala dell’IA. Ciò indica cause diverse dall’IA, quali mercati del lavoro più rigidi che hanno portato a investimenti in tecnologie volte a ridurre il fabbisogno di manodopera.
Crescita della produttività del lavoro negli Stati Uniti
Se l’IA non sta ancora aumentando in modo significativo la produttività, allora non sta nemmeno intaccando in modo significativo la domanda di manodopera, nonostante gli aneddoti di grande risonanza relativi a licenziamenti apparentemente determinati dall’IA.
Con ciò non si intende certo affermare che l’IA non avrà mai un impatto sulla produttività. Tuttavia, proprio come le tecnologie di uso generale (elettricità, computer), ci vorrà del tempo prima che l’impatto dell’IA sulla produttività si faccia sentire.
Mito n. 3: l’IA non contribuisce in modo significativo alla crescita del PIL degli Stati Uniti
Il terzo mito è che l’IA non contribuisca in modo significativo alla recente crescita del PIL statunitense. Ciò può sembrare strano, poiché l’opinione comune è: «Certo che sì, basti pensare alle centinaia di miliardi spesi per i data center». Ma gli economisti di Goldman Sachs hanno sostenuto che nel 2025 gli investimenti legati all’IA sarebbero stati interamente compensati dalle importazioni, con un contributo netto pari a zero. Questa visione rappresenta ora forse l’opinione degli osservatori più esperti. Tuttavia, riteniamo che non c’entri il quadro completo.
Stimiamo che, secondo le misurazioni ufficiali, gli investimenti nell’IA abbiano contribuito per 0,4 punti percentuali alla crescita del PIL USA in termini reali nel 2025. E tale contributo sarebbe stato pari a 0,6 punti se non fosse stato per la sottostima da parte del Bureau of Economic Analysis degli investimenti in apparecchiature informatiche.
In che modo l’opinione secondo cui il contributo dell’IA al PIL nel 2025 è stata pari a zero risulta errata? Innanzitutto, essa presuppone che i dati ufficiali siano corretti. Tuttavia, anche ammettendo la correttezza di tali dati, vi sono altri due errori. L’opinione del contributo pari a zero trascura le componenti degli investimenti nei data center corrispondenti ad attrezzature e strutture non informatiche. Inoltre, trascura il fatto che la spesa per i servizi di IA viene capitalizzata come investimento in beni immateriali nei conti nazionali.
Contributo degli investimenti nell'IA alla crescita del PIL reale degli Stati Uniti (%)

Pertanto, l’IA sta dando un enorme impulso al lato della domanda dell’economia, se si considerano sia questo contributo diretto sia gli effetti indiretti, quali l’incremento dei consumi derivante dall’aumento dei prezzi delle azioni.
C’è però un’ulteriore sfumatura da chiarire: il contributo dell’IA alla crescita del PIL potrebbe essere controbilanciato da una politica monetaria più restrittiva. Se così fosse, l’impatto principale dell’IA sull’economia non sarebbe una maggiore crescita del PIL, bensì un aumento dei tassi di interesse. In tal caso, l’IA non inizierà a dare un impulso significativo alla crescita del PIL finché non passerà dall’essere un semplice shock dal lato della domanda a diventare anche uno shock dal lato dell’offerta. Ciò avverrà quando l’IA inizierà a stimolare la crescita della produttività, che, come abbiamo discusso, probabilmente deve ancora raggiungere il pieno slancio.
Mito n. 4: se l’IA è una bolla speculativa, allora non avrà alcun impatto economico duraturo
Il nostro quarto mito è l’idea che le affermazioni «l’IA è una bolla» e «l’IA non avrà un impatto economico duraturo» siano proposizioni equivalenti. Si tratta solo di una questione concettuale, ma è importante.
È certamente vero che la seconda affermazione implica la prima: è difficile giustificare le valutazioni astronomiche dell’IA a meno che la tecnologia non abbia un impatto significativo e duraturo sull’economia, in particolare stimolando la crescita della produttività. Tuttavia, l’errore sta nel ritenere che la prima affermazione implichi la seconda.
La storia è ricca di esempi di tecnologie che hanno cambiato il mondo, pur generando bolle finanziarie che hanno causato gravi perdite agli investitori. Tra queste figurano gli investimenti nel settore informatico durante il boom delle dot-com e quelli nelle ferrovie alla fine del XIX secolo. Entrambi hanno favorito un aumento della produttività nel lungo periodo, nonostante le turbolenze finanziarie che hanno provocato.
Per essere chiari, non intendiamo esprimere un giudizio sul fatto che l’IA sia o meno una bolla speculativa. Tuttavia, supponendo che lo sia e che i titoli legati all’IA subiscano un crollo nel prossimo futuro, sarebbe un errore ritenere che ciò significhi la fine dell’IA come tecnologia trasformativa.
Mito n. 5: se l’IA avrà successo, i lavoratori saranno condannati
L’ultimo mito è che «se l’IA avrà successo, i lavoratori saranno condannati». Questa visione implica che, qualora si verificasse un’automazione su larga scala basata sull’IA, la quota del lavoro nel PIL crollerebbe.
Ciò è possibile, ma non è garantito; inoltre, è in contrasto con la storia economica. L’automazione è presente in tutta la storia economica moderna. Due secoli fa, la maggior parte dei lavoratori era costituita da agricoltori. L’aumento delle rese e la meccanizzazione dell’agricoltura non hanno creato una classe permanente di agricoltori disoccupati, poiché i lavoratori si sono orientati verso nuovi settori. Allo stesso modo, negli ultimi 50 anni l’automazione nel settore manifatturiero ha spinto i lavoratori verso il settore dei servizi.
Occupazione negli Stati Uniti per settore, quota percentuale
Perché l’automazione quasi totale dell’agricoltura, che all’inizio del XIX secolo rappresentava la maggior parte dell’economia, non ha portato a un crollo della quota del lavoro? La chiave sta nel fatto che il prezzo relativo dei prodotti agricoli è crollato.
Il verdetto è ancora in sospeso, ma i primi dati suggeriscono che l’IA potrebbe seguire lo stesso andamento delle precedenti ondate di automazione. Tenendo conto dell’indice di prestazione, il costo delle query sui modelli linguistici di grandi dimensioni è crollato di diversi ordini di grandezza negli ultimi anni. Se l’IA dovesse diventare sufficientemente economica, i lavoratori umani potrebbero comunque continuare a rivendicare una quota consistente del PIL, pur concentrandosi su una gamma sempre più ristretta di attività non automatizzabili.

