Punti chiave
- L’economia italiana potrebbe crescere meno del previsto.
- Il percorso di risanamento dei conti pubblici potrebbe incontrare degli ostacoli.
- Il maggior costo dell’energia in Italia rispetto all’estero potrebbe essere ribaltato dalle imprese sui consumatori.
Lo scenario previsivo dell’Istituto nazionale di statistica per l’economia italiana dipinge un quadro roseo per il 2026. Tra i fattori di supporto alla crescita vengono menzionati l’attenuazione delle tensioni sulla politica dei dazi statunitense, la stabilizzazione della domanda dei principali partner commerciali e la prosecuzione della dinamica di rallentamento dei prezzi favorita dalla debolezza delle quotazioni delle materie prime.
L’Istat non vede pericoli inflazionistici, anche in un contesto di accelerazione dei consumi e di solidità del mercato del lavoro, perché è prevista una moderazione dei prezzi energetici e un euro più forte.
Tuttavia, alcuni shock potrebbero guastare la festa.
Shock n. 1: PIL in contrazione
L’economia italiana potrebbe crescere meno del previsto nel 2026 e registrare addirittura una flessione.
Secondo le previsioni dell’Istat, pubblicate il 5 dicembre, il Prodotto interno lordo è atteso in crescita dello 0,8% nel 2026, “sostenuto interamente dalla domanda interna”, mentre quella estera fornirebbe un contributo negativo, pur in un contesto di attenuazione delle tensioni commerciali internazionali e dei dazi.
Tuttavia, le stime elaborate dalla società di ricerca, AnalisiEconomica, indicano la possibilità di una contrazione del PIL reale, ossia corretto per l’inflazione. La proiezione degli economisti per settembre 2026 mostra un -0,04%, considerando un’inflazione attesa all’1,20%.
“La stima di una leggera contrazione del PIL in termini reali deriva principalmente dalla imminente conclusione della spesa dei fondi del PNRR, che si esaurirà agli inizi del 2026”, spiega il professor Gabriele Serafini, direttore dei gruppi di lavoro scientifici di AnalisiEconomica. “Senza questa spesa, riteniamo emergeranno almeno tre elementi che spingeranno al ribasso i livelli di attività economica: contenimento dei saldi di finanza pubblica; mancato aumento dei salari reali e scarsa innovazione da parte delle imprese”.
Approvato il 13 luglio 2021, il Piano nazionale di ripresa e resilienza rientra nel quadro Next Generation EU, ossia lo strumento finanziario varato dall’Unione europea per aiutare le economie della regione ad uscire dalla crisi pandemica. L’Italia è il paese che ha ottenuto i maggiori stanziamenti, pari a 194,4 miliardi di euro, di cui 122,6 miliardi di prestiti e il resto di sovvenzioni. Il Piano si concluderà il 30 giugno 2026.
Come spiega Serafini, la politica economica volta a contenere i saldi di finanza pubblica per rispettare i vincoli europei, “impedisce un adeguato stimolo alla crescita”, come quello che veniva dal PNRR.
Shock n. 2: Il deficit pubblico non scende sotto il 3%
Gli economisti sono convinti che il governo italiano non deraglierà dalla traiettoria di miglioramento dei conti pubblici e che il deficit scenderà sotto il 3% in rapporto al PIL, permettendo all’Italia di uscire dalla procedura dell’Unione europea per disavanzi eccessivi. Le previsioni formulate dal Ministero dell’economia e delle finanze, guidato da Giancarlo Giorgetti, indicano un rapporto deficit/PIL al 3% nel 2025 e al 2,7% nel 2026.
“Mi sembra che l’obiettivo governativo sia in dirittura di conseguimento, ma un eventuale deficit superiore non sarebbe un problema se non in termini di immagine politica, per un obiettivo governativo non conseguito”, afferma Serafini.
Con l’eccezione del periodo del Covid-19, l’Italia ha mantenuto un avanzo primario per la maggior parte degli ultimi trent’anni. Questo significa che le entrate sono state superiori alle spese, al netto degli interessi passivi sul debito pubblico.
La discesa del deficit sotto il 3% ha, però, un costo in termini di minore supporto dello Stato all’economia, con conseguenze sulla crescita stessa, fa notare Serafini.
Secondo l’agenzia di rating Morningstar DBRS, che a ottobre ha alzato il rating sull’Italia ad A (Low) con trend stabile, il consolidamento fiscale proseguirà, ma una crescita decisamente più debole nel medio-termine o un aumento più rapido e marcato della spesa per la difesa potrebbero complicare gli sforzi del governo. Inoltre, l’invecchiamento della popolazione rimane “una sfida strutturale fondamentale per i conti pubblici italiani nel medio-lungo termine”.
Shock n. 3: L’alto costo energetico è ribaltato dalle imprese ai consumatori
“Il costo dell’energia non rappresenta un problema diretto per l’Italia, dato che abbiamo ben diversificato le fonti energetiche e gli approvvigionamenti per questo inverno sono a un buon livello”, spiega Serafini, il quale, però, vede un altro rischio: il ribaltamento dei costi sugli utenti finali.
Le imprese italiane sostengono un costo più alto per l’energia rispetto a quelle europee. Secondo le elaborazioni di Confindustria, pubblicate lo scorso 24 novembre, il divario sarebbe di circa il 30%. Nel primo semestre 2025, le aziende italiane hanno pagato 278 EUR/MWh (Megawattora), contro i 242 della Germania, i 183 della Francia, 171 della Spagna e i 216 della media europea.
“Le differenze derivano dal prezzo della materia prima, dai costi di rete e di dispacciamento più elevati e da minori compensazioni sui costi indiretti ETS”, si legge nella nota di Confindustria.
Con compensazioni sui costi indiretti ETS (Emission trading system) si intende un sistema di aiuti di Stato nell’ambito dell’Unione europea, che rimborsa parzialmente le imprese energivore e/o esposte al rischio di delocalizzazione per i costi delle emissioni di CO2 trasferiti sui prezzi dell’energia elettrica.
I consumatori, spaventati dalle oscillazioni della bolletta, potrebbero reagire “tesaurizzando una porzione precauzionale del reddito, invece di soddisfare altri consumi”, spiega Serafini.
L’Istat prevede un leggero incremento dei consumi, pari allo 0,9%, nel 2026, favorito dalla decelerazione dei prezzi e da una riduzione della propensione al risparmio, ma sorprese in bolletta rappresenterebbero dei venti contrari.

