Punti chiave
- L’offerta della banca guidata da Carlo Messina su Monte dei Paschi di Siena si contrappone alla proposta di fusione tra pari avanzata da Banco BPM.
- Il mercato ha premiato soprattutto MPS e Mediobanca, mentre ha mostrato maggiore cautela su Intesa Sanpaolo.
- Gli analisti vedono una logica industriale nell’operazione, ma restano interrogativi sulla sua riuscita, sulle implicazioni antitrust e sul ruolo futuro di Unipol, BPER e Generali.
L’offerta lanciata da Intesa Sanpaolo ISP per acquisire Banca Monte dei Paschi di Siena BMPS, sostenuta da Unipol Assicurazioni UNI ha aperto una nuova fase del consolidamento bancario italiano e riacceso il dibattito su quali saranno i veri vincitori di Borsa della partita.
L’operazione arriva a poche ore dalla proposta di fusione tra pari avanzata da Banco BPM BAMI a Banca MPS e rappresenta un’accelerazione improvvisa di un processo di consolidamento che il mercato attendeva da anni. Per gli investitori la domanda centrale non riguarda soltanto la riuscita dell’operazione, ma soprattutto la capacità di creare valore nel lungo periodo per gli azionisti delle società coinvolte.
Secondo il progetto presentato da Intesa Sanpaolo, gli azionisti di MPS riceverebbero 1,6 azioni Intesa Sanpaolo per ogni azione detenuta, oltre a un euro in contanti per azione. Parallelamente, Intesa ha raggiunto un accordo con Unipol Assicurazioni per la cessione di un’entità bancaria comprendente circa 635 filiali e il marchio Monte dei Paschi di Siena, per un controvalore compreso tra 3 e 3,5 miliardi di euro.
L’obiettivo dichiarato dall’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, è accelerare il percorso previsto dal piano industriale al 2029 e trasformare Intesa in una sorta di «UBS italiana», rafforzando ulteriormente il proprio ruolo nel panorama finanziario europeo.
Il mercato premia MPS e Mediobanca
La prima reazione di Piazza Affari ha fornito indicazioni interessanti sulle aspettative degli investitori.
Nella seduta successiva agli annunci, il titolo Intesa Sanpaolo ha chiuso a 5,60 euro, in calo dell’1,37%, con una riduzione della capitalizzazione di circa 1,35 miliardi di euro a 97,51 miliardi.
Di segno opposto la reazione di Banca Monte dei Paschi di Siena, che ha guadagnato il 12,96% salendo a 10,10 euro e portando la capitalizzazione a 30,70 miliardi. Il rialzo ha di fatto allineato il titolo al valore implicito espresso dall’offerta.
Molto forte anche la performance di Mediobanca MB, che ha raggiunto nuovi massimi storici con un rialzo dell’11,98% a 24,21 euro e una capitalizzazione salita a 19,53 miliardi.
Dopo una partenza difficile, anche Banco BPM ha recuperato terreno, chiudendo a 12,32 euro (+0,83%), mentre BPER Banca ha registrato un rialzo del 5,18% a 12,27 euro, portando la propria capitalizzazione a 25,57 miliardi.
Tra i titoli assicurativi coinvolti, Unipol ha chiuso in rialzo del 4,55% a 21,82 euro, mentre Generali G ha guadagnato il 2,81% portandosi a 39,90 euro.
Mercato sorpreso dalla mossa di Intesa Sanpaolo?
Secondo Johann Scholtz, senior equity analyst di Morningstar, la reazione negativa iniziale del titolo Intesa riflette anche un elemento di sorpresa. Scholtz sottolinea inoltre che una parte del mercato potrebbe interrogarsi sull’utilizzo del capitale. L’analista evidenzia anche le complessità operative dell’operazione. La prevista cessione a Unipol di una parte rilevante della rete MPS riduce infatti il potenziale di sinergie e rende l’integrazione meno lineare rispetto ad altre operazioni di consolidamento.
Un modello che richiama l’operazione UBI
Per Filippo Alloatti, head of financials credit di Federated Hermes, il settore bancario italiano sta finalmente vivendo quella fase di consolidamento che il mercato attendeva da oltre un decennio.
L’analista sottolinea come la struttura dell’operazione richiami da vicino quella realizzata da Intesa con UBI Banca. Anche allora una parte significativa della rete venne ceduta a BPER, controllata da Unipol, per superare le problematiche concorrenziali.
In questo caso Intesa manterrebbe circa 625 filiali, il perimetro ex Mediobanca e una quota limitata delle funzioni centrali di MPS, che secondo le stime rappresenterebbero circa l’80% dell’utile netto combinato di MPS e Mediobanca previsto per il 2025.
Gli analisti vedono logica industriale ma restano molte incognite
Il giudizio degli analisti sull’operazione è complessivamente favorevole, pur accompagnato da numerosi interrogativi.
Equita SIM conferma la raccomandazione «buy» su Intesa Sanpaolo con prezzo obiettivo a 7,40 euro. Secondo gli analisti, l’operazione rafforzerebbe ulteriormente la leadership della banca in Italia, ampliando il presidio nel credito al consumo e rafforzando le attività di corporate & investment banking e wealth management attraverso Mediobanca. La partecipazione in Generali potrebbe inoltre offrire ulteriori opzioni strategiche nel medio periodo.
Anche Barclays riconosce una logica industriale e finanziaria nell’operazione sia per Intesa sia per BPER. Gli analisti ritengono che l’offerta presenti per gli azionisti di MPS livelli di accrescimento dell’utile per azione comparabili a quelli prospettati dalla proposta di Banco BPM.
Tuttavia Barclays evidenzia che i principali elementi di incertezza riguardano la reazione del management e del consiglio di amministrazione di MPS, il ruolo del Governo e l’eventuale risposta di UniCredit UCG. Gli analisti ricordano inoltre che una combinazione Banco BPM-MPS potrebbe continuare a essere vista favorevolmente da parte delle istituzioni italiane.
Generali resta una variabile chiave
Uno dei punti più delicati riguarda la partecipazione in Generali.
Intesa ha precisato che la quota detenuta nel Leone sarà considerata esclusivamente un investimento finanziario e che non esiste alcuna intenzione di acquisire o controllare la compagnia assicurativa.
Messina ha dichiarato esplicitamente che l’obiettivo non è entrare nella gestione di Generali. L’acquisto di una quota aggiuntiva attraverso strumenti derivati avrebbe invece la funzione di preservare l’equilibrio delle partecipazioni durante l’operazione.
Secondo Barclays, tuttavia, restano alcuni aspetti da approfondire sotto il profilo antitrust, considerando che Intesa rappresenta uno dei principali concorrenti di Generali nel mercato assicurativo italiano. Anche per questo motivo il comportamento futuro di UniCredit, che possiede una partecipazione rilevante nella compagnia triestina, continuerà a essere osservato con attenzione.
Unipol e BPER potrebbero essere tra i principali beneficiari?
Tra i protagonisti meno evidenti ma potenzialmente più avvantaggiati dall’operazione figurano Unipol Assicurazioni e BPER.
L’accordo con Intesa consentirebbe infatti a Unipol di acquisire una banca dotata di circa 635 filiali, 55 miliardi di raccolta diretta, 42 miliardi di impieghi, circa due milioni di clienti e un utile netto stimato tra 400 e 460 milioni di euro. Successivamente l’intenzione dichiarata è quella di combinare questa attività con BPER, mantenendo il controllo di fatto della nuova realtà bancaria.
Secondo Equita SIM, l’operazione permetterebbe a Unipol e BPER di rafforzare ulteriormente il proprio posizionamento competitivo, facendo leva su un track record già consolidato nelle integrazioni bancarie e nello sviluppo del business.
