I titoli Eni, Saipem e Tenaris possono ancora salire con il prezzo del petrolio sopra 100 dollari?

Le azioni del settore energetico stanno beneficiando del rialzo del greggio, ma le valutazioni elevate suggeriscono prudenza.

The sign for Eni (Ente Nazionale Idrocarburi) is seen at a Eni petrol station.
Nicolò Campo/LightRocket per Getty

Punti chiave

  • La crescita del prezzo del petrolio ha spinto i titoli energetici vicino ai massimi storici.
  • Gli analisti raccomandano prudenza sui titoli italiani legati al settore energia.
  • Morningstar ha rivisto le previsioni a breve per il prezzo del petrolio, ma ha confermato le stime di lungo periodo.

Le quotazioni del petrolio Brent sono tornate il 15 settembre sopra i 107 dollari, un livello che non si vedeva da fine maggio scorso a causa dei nuovi scontri in Medio Oriente. Negli ultimi tre mesi, il prezzo del petrolio è salito di circa il 30%, portando il rialzo da inizio anno al 78%. A beneficiarne a Piazza Affari è il comparto energetico che ha guadagnato il 55% da gennaio, trainato dalle performance di Eni ENI, Tenaris TEN, e Saipem SPM.

Le valutazioni di mercato suggeriscono prudenza

Le azioni di Eni e Tenaris hanno chiuso la seduta di ieri 14 settembre rispettivamente a 24,01 euro e 23,67, vicino ai loro massimi degli ultimi 10 anni, mentre Saipem ha chiuso ieri a 4,15 euro, ovvero ai valori più alti registrati negli ultimi quattro anni.

Le valutazioni degli analisti, però, sembrano consigliare prudenza su questi titoli. Eni, in crescita del 52% da inizio anno, è al momento l’unica a essere valutata ancora sotto la media del prezzo obiettivo di 25,85 euro del consensus FactSet. Tenaris (+52% da inizio anno) è scambiata a prezzi superiori al target price medio di 21 euro, mentre Saipem, che nel 2026 è salita dell’84%, viaggia su valori in linea con il suo target price medio di 4,89 euro.

Eni, dove può arrivare il titolo a Piazza Affari?

Sul titolo Eni, il più esposto alle fluttuazioni del prezzo del petrolio, gli analisti di Morningstar sono prudenti, con una stima del fair value di 20,90 euro e una valutazione di tre stelle, che significa che il titolo è scambiato in linea con il prezzo obiettivo. Allen Good, director of equity research di Morningstar, afferma che l’azienda sta beneficiando delle turbolenze in Medio Oriente e del forte clima di incertezza attorno alla possibilità di una risoluzione del conflitto tra Stati Uniti e Iran che mantengono elevati i prezzi di petrolio e gas e sostengono i margini di raffinazione ben al di sopra dei livelli storici.

Gli analisti di Equita SIM, che hanno un giudizio “buy” e un target price di 28 euro affermano che il titolo “continua a essere sostenuto da una forte generazione di cassa, da un significativo programma di buyback, da un possibile dividendo straordinario - stimato intorno a 0,4 miliardi di euro - e da valutazioni interessanti”. Goldman Sachs ha alzato il suo prezzo obiettivo su Eni a 26 euro, da 25 euro, lo scorso 11 settembre, confermando la raccomandazione “buy” sulle azioni del gruppo energetico italiano.

Tenaris, perché la chiusura dello Stretto di Hormuz frena il titolo

Tenaris è un produttore globale di tubi in acciaio che ha un forte orientamento all’industria oil&gas e il suo giro di affari dipende principalmente dalle attività di esplorazione, sviluppo e produzione di giacimenti. Secondo gli analisti, il conflitto tra Stati Uniti e Iran sarà un fattore che continuerà a pesare negativamente nel breve termine.

“I risultati del secondo trimestre hanno mostrato un calo sequenziale di ricavi ed EBITDA, poiché la chiusura dello Stretto di Hormuz ha penalizzato il segmento internazionale e le previsioni prudenti per il secondo semestre di Tenaris si basano sulle scarse probabilità che lo Stretto venga riaperto entro la fine dell’anno”, si legge in una nota di Mediobanca Research dello scorso 7 agosto. “Dopo aver tagliato le nostre stime sull’EBITDA da qui al 2028 abbiamo deciso di ridurre il target price da 25 a 24,20 euro, confermando il giudizio ”neutral”. Gli analisti, però, sono convinti che la riapertura dello Stretto di Hormuz produrrebbe una spinta al rialzo per il titolo, considerando che la società ha un portafoglio ordini superiore a 100 milioni di dollari pronto per la spedizione.

Giudizio “neutral” per Tenaris anche da parte di Intermonte, che ha lasciato invariato il target price del titolo a 23 euro dopo la pubblicazione dei conti del primo semestre. Gli analisti, che hanno confermato le previsioni per il 2027 e per gli anni successivi, hanno evidenziato nel loro report come l’attività di perforazione nel settore petrolifero e del gas sia in aumento negli Stati Uniti, in Canada e in Argentina, e che i clienti di tutto il mondo stanno procedendo con investimenti in progetti offshore. Due trend, questi, che potrebbero spingere la crescita del fatturato dell’azienda.

Saipem, tra rischi geopolitici e potenziali sviluppi del business offshore

Saipem, azienda italiana leader globale nell’ingegneria e cantieristica per idrocarburi, offshore ed energia, è stata la più performante tra i titoli italiani legati al comparto energetico grazie non solo alla risalita del prezzo del barile, ma anche alle aspettative legate alla fusione con Subsea 7 e al sentiment positivo sul settore oil field services (OFS).

“La maggior parte delle società OFS ha registrato forti rialzi. Inoltre, le aziende più piccole come Saipem tendono a subire maggiormente le fasi di flessione, ma tendono a rimbalzare con più forza in un contesto di ripresa dei prezzi del petrolio”, afferma Joshua Aguilar, director of equity research di Morningstar in Nord America. “L’azienda italiana, che ha una forte esposizione al segmento offshore, potrebbe beneficiare dell’atteso incremento delle attività di costruzione e perforazione offshore, man mano che la produzione negli USA e nel bacino del Permiano rallenta”.

Recentemente, gli analisti di Mediobanca Research hanno alzato il target price del titolo a 4,20 euro, in seguito ad aspettative di lungo termine più favorevoli, ma continuano a raccomandare un atteggiamento prudente sul titolo. “Le nostre previsioni indicano un’accelerazione dell’acquisizione di ordini nel secondo semestre del 2026. Ciononostante, dato che il 40% del portafoglio ordini del gruppo è legato all’area del Golfo, l’attività rimane fortemente esposta a rischi geopolitici, che potrebbero generare una volatilità indesiderata del titolo. Di conseguenza, confermiamo il nostro giudizio di ‘neutral’”. Equita SIM, che ha recentemente confermato il target price di 4 euro e il giudizio “neutral” su Saipem, ha evidenziato alcuni aspetti che potrebbero influenzare la quotazione del titolo.

“La principale sfida operativa resta il transito di attrezzature critiche attraverso Hormuz, trattandosi di componenti necessari per l’esecuzione e l’installazione dei progetti, ma il management confida di poter recuperare dai clienti parte dei costi aggiuntivi sostenuti nella regione”, dicono gli analisti in una nota del 2 settembre. Inoltre, evidenziano come la situazione geopolitica abbia accresciuto la rilevanza strategica dei progetti al di fuori del Medio Oriente.

Dove può arrivare il prezzo del petrolio?

Gli analisti di Morningstar hanno alzato le stime sul prezzo del petrolio Brent rispettivamente a 85 e 76 dollari al barile per il 2026 e il 2027, ma hanno lasciato inalterate le previsioni di lungo termine a 65 dollari. “Riteniamo che finora il mercato non stia realmente scontando l’ipotesi di una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz; se così fosse, infatti, vedremmo i prezzi del petrolio avvicinarsi ai 150 dollari, o forse anche superarli, data la quantità di offerta a rischio”, afferma Good.

L'autore o gli autori non possiedono posizioni nei titoli menzionati in questo articolo. Leggi la Policy editoriale di Morningstar.