Danieli, fin dove può arrivare il titolo dopo ok Parlamento UE sull’acciaio?

Le nuove misure Ue a difesa della siderurgia europea sostengono le aspettative sul gruppo attivo nell’industria dell’acciaio e dei metalli non ferrosi.

Immagine con simboli del settore industriale

Punti chiave

  • Il titolo di Danieli & C Officine Meccaniche ha accelerato il rialzo in Borsa dopo l’approvazione da parte del Parlamento Europeo delle nuove misure di salvaguardia per il settore siderurgico europeo.
  • Gli analisti vedono benefici sia per il business Steelmaking sia per il Plant Making, grazie a prezzi dell’acciaio più sostenuti e a una possibile ripresa degli investimenti industriali in Europa.
  • Restano solidi i fondamentali operativi del gruppo, con redditività in crescita nel primo semestre fiscale 2025/2026 e nuovi contratti internazionali negli Stati Uniti, in Asia e in Medio Oriente.

Danieli & C. Officine Meccaniche DAN, gruppo attivo nella progettazione, produzione e installazione di macchinari e impianti per l’industria siderurgica e per i metalli non ferrosi, è tra le protagoniste di Piazza Affari dopo l’approvazione da parte del Parlamento Europeo delle nuove misure di salvaguardia per il settore siderurgico europeo lo scorso 19 maggio.

Il titolo è balzato del 7% nella seduta del 20 maggio, portando il rialzo da inizio anno al 32,81% alla chiusura del 21 maggio a 67,20 euro, una performance che vale quattro volte quella registrata nello stesso periodo dal mercato italiano nel suo complesso. La capitalizzazione si avvicina ormai ai 5 miliardi di euro.

Il movimento riflette il crescente ottimismo del mercato sul possibile impatto delle nuove misure protezionistiche europee sul settore siderurgico continentale, considerato strategico dalla Commissione Europea.

La spinta europea al settore siderurgico

Il Parlamento Europeo ha approvato, con 606 voti favorevoli, 16 contrari e 39 astensioni, il nuovo pacchetto di salvaguardia per l’industria dell’acciaio europea, che ora dovrà ricevere l’approvazione formale del Consiglio Europeo prima dell’entrata in vigore prevista il 1° luglio 2026.

Le misure prevedono restrizioni più severe alle importazioni di acciaio, con una riduzione del 47% della soglia di importazione esente da dazi rispetto al precedente regime e un limite fissato a 18,30 milioni di tonnellate annue rispetto ai circa 30 milioni del 2025.

È inoltre previsto il raddoppio dei dazi fuori quota, portati al 50% ad valorem, oltre all’introduzione del principio “melted and poured”, che obbligherà gli importatori a certificare l’effettiva origine dell’acciaio.

Secondo la Commissione Europea, l’obiettivo è aumentare il tasso di utilizzo della capacità produttiva europea dal 67% attuale a circa l’80% e ridurre il peso delle importazioni dal 29% al 15% dei consumi europei.

Il tema è particolarmente rilevante per Danieli perché il gruppo opera sia nella produzione siderurgica sia nella progettazione e realizzazione di impianti per il settore dell’acciaio.

Dove può arrivare il titolo Danieli dopo l’ok del Parlamento UE?

Equita SIM ha definito l’approvazione del Parlamento Europeo coerente con le attese, confermando il giudizio “buy” sul titolo con target price a 71 euro.

Secondo gli analisti, il rafforzamento delle barriere alle importazioni dovrebbe sostenere i prezzi europei dell’acciaio, inclusi gli acciai speciali. Un elemento rilevante considerando che la produzione siderurgica di Danieli è interamente europea. Equita SIM incorpora nelle proprie stime un aumento dei prezzi dell’acciaio del 3% nell’esercizio 2027 e del 6% nel 2028.

Anche il business Plant Making potrebbe beneficiare della nuova impostazione europea. Dopo due anni difficili per il settore siderurgico continentale, la riduzione della concorrenza estera e il nuovo supporto politico al comparto potrebbero migliorare la visibilità sugli investimenti industriali.

Gli esperti sottolineano, inoltre, come il progressivo processo di regionalizzazione della produzione siderurgica rappresenti un driver strutturalmente positivo per Danieli, anche grazie al nuovo approccio europeo più esplicitamente favorevole all’industria domestica dell’acciaio e dell’acciaio “green”.

Già ad aprile Intermonte aveva avviato la copertura sul titolo con giudizio “outperform” e target price a 83 euro, evidenziando proprio l’esposizione del business Plant Making al possibile nuovo ciclo di investimenti nell’acciaio europeo favorito dai cambiamenti regolatori.

Nuovi contratti internazionali sostengono il business di Danieli

Nel frattempo il gruppo continua a mostrare un forte dinamismo commerciale a livello internazionale.

In maggio Danieli ha ottenuto un contratto da PT Garuda Yamato Steel per la modernizzazione dell’impianto di trattamento delle acque a servizio delle attività siderurgiche del gruppo in Indonesia. L’intervento riguarda l’ingegneria, la gestione del progetto, la fornitura di sistemi meccanici e di automazione e il supporto alla messa in funzione dell’impianto.

Sempre a maggio il gruppo ha ottenuto un contratto da Ezz Flat Steel per la modernizzazione del complesso QSP di Ain Sokhna, in Egitto, con l’obiettivo di aumentare la capacità produttiva fino a 1,5 milioni di tonnellate annue.

Particolarmente rilevante anche il progetto statunitense legato al nuovo impianto siderurgico Hyundai-POSCO Louisiana Steel, per cui Danieli fornirà le principali tecnologie produttive, incluse due fornaci elettriche ad arco e gli impianti di colata continua. Il progetto punta alla produzione di acciai automotive a basse emissioni per il mercato nordamericano.

Ad aprile era inoltre arrivata la firma dell’accordo con Marcegaglia per la realizzazione di un nuovo impianto siderurgico a Fos-sur-Mer, in Francia, per un valore complessivo di circa 450 milioni di euro. Mediobanca Research aveva commentato positivamente l’operazione, sottolineando il forte momentum della divisione Plant Making del gruppo e ribadendo il giudizio “outperform”.

Semestrale di Danieli, migliora la redditività, giù i ricavi

I risultati del primo semestre fiscale 2025/2026 hanno confermato il miglioramento della redditività del gruppo nonostante un calo dei ricavi del 16% a 1,69 miliardi di euro.

Il mix produttivo più favorevole, soprattutto nel business Plant Making, ha infatti consentito una crescita dell’EBITDA del 17% a 191,2 milioni di euro e del risultato operativo del 21% a 131,5 milioni.

L’utile netto attribuibile al gruppo è salito a 130,9 milioni di euro, in crescita del 5% rispetto allo stesso periodo dell’esercizio precedente.

L'autore o gli autori non possiedono posizioni nei titoli menzionati in questo articolo. Leggi la Policy editoriale di Morningstar.