Punti chiave
- Dall’inizio dell’anno il titolo guadagna il 14% e ora può trovare nuovi spunti data la rinnovata attenzione degli analisti sulla società.
- In vista dei conti annuali, le aspettative restano positive soprattutto per raccolta ordini e generazione di cassa, mentre alcune stime sui margini sono state ridimensionate.
- Gli analisti pensano che la società possa beneficiare degli oltre 30 miliardi di investimenti europei legati alla decarbonizzazione dell’acciaio.
Danieli DAN, gruppo italiano attivo a livello mondiale nella progettazione e costruzione di macchine e impianti per l’industria siderurgica, torna sotto la lente del mercato e degli analisti in vista dei risultati dell’esercizio fiscale chiuso a giugno 2026, attesi il 25 settembre.
A riaccendere l’interesse degli investitori è stato soprattutto l’avvio della copertura da parte di Jefferies, che ha assegnato alle azioni Danieli una raccomandazione “buy” e un target price di 75 euro.
Nella seduta del 17 settembre il titolo ordinario ha reagito con un rialzo del 5,18% a 57,90 euro, portando la capitalizzazione a circa 4,14 miliardi di euro. Le azioni Danieli risparmio DANR hanno chiuso invece a 39,20 euro, con un rialzo del 4,37% e una capitalizzazione di circa 2,81 miliardi. Da inizio anno, le azioni ordinarie sono in rialzo del 14%, quelle risparmio del 6,5%.
L’impulso rialzista del 17 settembre riporta l’attenzione sui fondamentali della società proprio alla vigilia dei conti. Le aspettative degli analisti restano positive soprattutto per raccolta ordini e generazione di cassa, anche se nelle ultime settimane sono state ridimensionate alcune stime sui margini.
Cosa aspettarsi dai conti annuali di Danieli?
Equita SIM, che mantiene sulle azioni ordinarie Danieli il rating “buy” con target price di 86 euro e sulle azioni di risparmio “buy” con target price di 57 euro, prevede risultati operativi sostanzialmente in linea con il consensus.
L’Ebitda è atteso intorno a 449 milioni di euro, nella parte alta della guidance indicata dalla società tra 430 e 450 milioni. Gli analisti hanno comunque ridotto del 2% e del 3% le proprie stime di Ebitda rispettivamente per il 2026 e il 2027 e del 4% quelle sull’Eps (utile per azione), principalmente per aspettative leggermente inferiori sui margini della divisione Plant-making. La revisione non modifica però la visione di Equita, sostenuta soprattutto dalla raccolta ordini e dalla forte generazione di cassa.
Produzione siderurgica, atteso un miglioramento nel secondo semestre
A livello divisionale, gli analisti si aspettano un netto miglioramento nella seconda parte dell’esercizio per lo Steel-making, l’attività direttamente legata alla produzione siderurgica del gruppo.
L’Ebitda della divisione nel secondo semestre è previsto a circa 56 milioni di euro, con un margine vicino al 9,5%, rispetto ai soli 15 milioni registrati nella prima metà dell’esercizio.
Il recupero dovrebbe essere sostenuto dalla riduzione dei costi energetici e da una migliore dinamica dei prezzi, anche per effetto del Carbon border adjustment mechanism (CBAM), il meccanismo europeo che applica un costo alle emissioni incorporate in determinate merci importate nell’Unione europea, e dei nuovi dazi sulle importazioni.
La divisione plant-making torna alla crescita, ma con margini più bassi
Per il Plant-making, cioè la divisione che progetta e costruisce impianti e tecnologie per l’industria siderurgica, Equita SIM prevede invece un ritorno alla crescita dei ricavi nel secondo semestre. Dopo il calo del 17% registrato nella prima metà dell’esercizio, il fatturato dovrebbe crescere di circa il 2% su base annua.
I margini dovrebbero però normalizzarsi rispetto ai livelli particolarmente elevati raggiunti precedentemente. Gli esperti prevedono un margine Ebitda del 12,3% nel secondo semestre, rispetto al 14,1% dello stesso periodo dell’anno precedente e al 14,2% del primo semestre 2026.
Secondo gli analisti, la flessione riflette soprattutto il differente stadio di avanzamento dei progetti, con una maggiore presenza di commesse nelle fasi iniziali, sulle quali il management adotta criteri più prudenti nel riconoscimento della redditività, oltre all’aumento dei costi logistici.
Sull’intero esercizio il margine della divisione dovrebbe comunque attestarsi intorno al 13%, rimanendo tra i migliori livelli storicamente raggiunti.
Danieli, stimati nuovi ordini per 3,4 miliardi di euro
È soprattutto la raccolta ordini a sostenere le aspettative positive. Equita SIM stima per la divisione Plant-making nuovi ordini per circa 3,4 miliardi di euro, +24% su base annua, migliorando la precedente previsione di 3,3 miliardi.
Il backlog, cioè il valore delle commesse già acquisite ma ancora da eseguire, dovrebbe così raggiungere circa 5,7 miliardi nella sola divisione Plant-making e superare i 6 miliardi complessivi, includendo lo Steel-making. Il dato sarebbe vicino al record raggiunto nel 2023 e superiore del 12% rispetto all’anno precedente.
Particolarmente significativo è il book-to-bill atteso intorno a 1,2 volte. Il rapporto confronta i nuovi ordini acquisiti con i ricavi realizzati nello stesso periodo: un valore superiore a 1 significa che Danieli sta acquisendo commesse più rapidamente di quanto stia trasformando il portafoglio ordini in fatturato, creando quindi maggiore visibilità sui ricavi futuri.
La cassa netta potrebbe salire a 2,25 miliardi
Il secondo pilastro delle attese di Equita SIM riguarda la generazione di cassa. Gli analisti prevedono un free cash flow (FCF), cioè la cassa generata dall’attività dopo gli investimenti necessari al business, di circa 320 milioni di euro, corrispondente a un rendimento sul valore del titolo (FCF yield) vicino al 9%.
La posizione di cassa netta dovrebbe raggiungere circa 2,25-2,26 miliardi di euro, rispetto agli 1,97 miliardi di fine 2025 e sopra la precedente previsione di 2,1 miliardi di euro.
Una parte della liquidità deriva però dagli anticipi versati dai clienti sulle commesse. Escludendo questi anticipi, Equita SIM stima una cassa netta intorno a 1 miliardo di euro, comunque in aumento rispetto ai circa 700 milioni di fine 2025.
Danieli, nuove opportunità dalla decarbonizzazione dell’acciaio?
L’orizzonte degli analisti di Jefferies va oltre i risultati del prossimo bilancio. Il broker ha appena avviato la copertura su Danieli con rating “buy” e target price di 75 euro, ritenendo il gruppo ben posizionato per beneficiare del ciclo pluriennale di modernizzazione e decarbonizzazione dell’industria siderurgica.
Secondo Jefferies, Danieli è uno dei soli tre operatori globali in grado di fornire soluzioni complete per la produzione dell’acciaio e potrebbe intercettare una parte significativa degli oltre 30 miliardi di euro di investimenti europei legati alla decarbonizzazione.
Il processo dovrebbe comprendere la realizzazione di nuova capacità attraverso forni elettrici ad arco, che utilizzano elettricità per fondere principalmente rottami metallici, e tecnologie di riduzione diretta del minerale di ferro, che permettono di produrre ferro riducendo il ricorso al carbone e possono utilizzare anche idrogeno.
Jefferies stima che entro il 2030 possano essere realizzati in Europa 40-50 milioni di tonnellate di nuova capacità produttiva di acciaio a basse emissioni di carbonio.
Le azioni Danieli sono a sconto?
Jefferies sottolinea inoltre il contrasto tra il posizionamento tecnologico di Danieli e la sua valutazione di mercato. Nonostante un backlog intorno a 6 miliardi, una posizione di cassa netta nell’ordine dei 2 miliardi e una struttura del capitale circolante sostenuta dagli anticipi dei clienti, Danieli tratta a un multiplo EV/Ebitda 2027 di circa 3,2 volte, secondo gli analisti.
Il multiplo indicato per Danieli rappresenterebbe, secondo Jefferies, uno sconto di circa il 70% rispetto alle 11,2 volte della media ponderata delle società comparabili.
Quali rischi sono nel radar degli analisti?
Il rally del 17 settembre ha anche consentito al titolo di recuperare la forte flessione registrata a inizio mese.
Il 3 settembre Danieli aveva perso circa il 7% dopo che Kepler Cheuvreux aveva escluso il titolo dalla propria lista degli “Italian top picks”, pur mantenendo il rating “buy”.
Il broker aveva ridotto del 10% la previsione di Ebitda dell’esercizio a 447 milioni di euro e abbassato del 4% il target price a 80 euro.
Alla base della maggiore cautela c’erano le aspettative di ritardi nell’avanzamento di alcuni progetti e complessità logistiche, considerate potenzialmente negative sia per i ricavi sia per i margini. Kepler aveva quindi indicato di non attendersi più un Ebitda superiore alla guidance della società.
Il confronto tra le stime è significativo: Kepler prevede 447 milioni di euro di Ebitda ed Equita 449 milioni di euro, livelli molto vicini e comunque collocati nella parte alta della guidance di Danieli.
I nuovi contratti sostengono il portafoglio ordini
Il flusso di nuove commesse continua intanto a fornire supporto alle prospettive commerciali. Danieli ha ottenuto da GSM Tanzania un contratto per un nuovo laminatoio da 300.000 tonnellate annue destinato alla produzione di tondo per cemento armato e vergella presso il Kilimanjaro Industrial Park, rivolto alla domanda del settore delle costruzioni dell’Africa orientale.
A inizio settembre GravitHy ha inoltre affidato a Danieli la fornitura di un impianto ENERGIRON Zero Reformer per produrre circa 2 milioni di tonnellate annue di HBI (Hot Briquetted Iron), ferro preridotto compattato utilizzabile come materia prima nella produzione siderurgica. L’impianto utilizzerà prevalentemente idrogeno ed energia elettrica, inserendosi direttamente nel processo di decarbonizzazione dell’acciaio sul quale punta anche Jefferies.
Tra gli ultimi contratti siglati, Cogne Acciai Speciali ha affidato a Danieli Service la modernizzazione della camera di raffreddamento della colata continua per blumi nello stabilimento di Aosta, con l’obiettivo di migliorare efficienza, manutenzione e disponibilità dell’impianto.
